Sánchez dà il via alla campagna elettorale ripartendo da dove l’hanno fermato: varati due nuovi decreti sulla casa

Pedro Sánchez dà il via alla sua campagna elettorale ripartendo da dove le destre e gli indipendentisti catalani lo avevano costretto alla crisi di governo: le politiche per l’emergenza abitativa. Nel giorno in cui la Consulta apre la strada al rientro sul suolo spagnolo di Carles Puigdemont e a 48 ore dall’annuncio delle elezioni anticipate fissate per il 29 novembre, il presidente uscente rilancia la propria iniziativa politica e sociale: il governo ha varato due nuovi decreti legge sulla casa, che su molti punti ricalcano i testi bocciati venerdì in Parlamento con i voti contrari del Partito popolare, della forza di estrema destra Vox e dalla formazione di indipendentisti catalani guidata proprio da Puigdemont e denominata Junts.
I due nuovi provvedimenti dovranno ora ricevere il via libera dalla Commissione permanente del congresso, la struttura con funzioni parlamentari attiva durante la chiusura delle Camere. In quella sede Sánchez si è già garantito il sostegno necessario alla convalida, facendo a meno di Junts grazie all’intesa sul decreto principale stretta con il Partito nazionalista basco (Pnv).
Uno dei due decreti è immediatamente operativo e rinnova il blocco degli sfratti per i nuclei familiari in difficoltà economiche, stanzia 10 miliardi di crediti a tasso zero (fino a 50.000 euro) dedicati all’acquisto della prima abitazione e prevede un finanziamento di 280 milioni per incrementare gli alloggi pubblici, insieme a misure volte a frenare la speculazione dei fondi immobiliari e a fissare nuove norme fiscali per le locazioni turistiche.
Il secondo decreto, che comprende proroghe d’ufficio per i contratti d’affitto e un tetto al rialzo dei canoni, non entrerà invece in vigore subito, data una convergenza politica meno certa.
Sánchez sa che il tempo non gioca a suo favore e accelera per rimontare sondaggi che al momento lo danno nettamente dietro il Partito popolare. «È imperativo intervenire sul mercato della casa», continua a ripetere evidenziando come le quotazioni degli alloggi siano ormai andate «molto al di là della regola della domanda e dell’offerta»: «Non è una questione ideologica, ma di umanità, di puro buon senso. Non permetteremo che ci siamo altri sfratti come quello di Maricarmen», è il suo messaggio con riferimento al caso della donna di 87 anni che a settembre è stata sfrattata dal suo appartamento a Madrid dove risiedeva da 70 anni dopo che la società proprietaria, l’Urbangestion, ha moltiplicato per cinque l’affitto portandolo da 500 a 2650 euro: le immagini della donna portata via in diretta televisiva in barella hanno fatto rapidamente il giro del Paese, fornendo la scintilla per le imponenti manifestazioni degli ultimi giorni.
La strategia di Sánchez punta ad incassare il sostegno dei movimenti di protesta che si stanno diffondendo nel Paese con presidi e tendopoli dedicati al diritto all’abitare, sul modello delle manifestazioni di Puerta del Sol. Il presidente uscente mira a convertire l’emergenza abitativa nel pilastro centrale della sua azione comunicativa gestita direttamente dalla Moncloa: «Il governo continuerà a governare dando risposte ai problemi delle persone fino all’ultimo giorno», fa sapere.
La competizione elettorale, avviata in un clima già fortemente teso, è anche segnata dalle denunce di ipotetiche irregolarità diffuse dalla destra estrema: il presidente di Vox, Santiago Abascal, e la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso (rappresentante della linea intransigente del Pp), hanno sollecitato la popolazione a non servirsi del voto postale e a «non fidarsi», «sostenendo che «Sanchez è capace di qualunque cosa». Parole che hanno indotto gli stessi vertici del Partito popolare a prendere le distanze, definendo la procedura di voto trasparente e sicura.
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