“Terre avvelenate”: l’inchiesta di Condorelli in 300 secondi sulla penisola Magnisi

10 Ottobre 2026 - 13:20
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“Terre avvelenate”: l’inchiesta di Condorelli in 300 secondi sulla penisola Magnisi

La penisola di Magnisi, a Priolo Gargallo, custodisce uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia dell’età del Bronzo, l’antico insediamento di Thapsos. Ma accanto al valore storico e culturale dell’area c’è una ferita ambientale legata alla presenza di ceneri di pirite, residui delle attività industriali del polo petrolchimico siracusano.

A riportare l’attenzione sulla situazione è stato il giornalista di Antenna Sicilia Antonio Condorelli, che ha raggiunto la penisola e raccolto testimonianze sui problemi ambientali, sulle bonifiche attese da anni e sulle conseguenze sanitarie denunciate nel territorio. Nel corso della visita ha parlato con Marcello Farina, di Arpa, approfondendo la questione dei materiali presenti nell’area e le criticità legate alla loro gestione.

Le ceneri di pirite, residui dei processi industriali, possono contenere sostanze pericolose, tra cui arsenico. La loro presenza rende necessarie verifiche e misure di sicurezza per prevenire possibili rischi per l’ambiente e per la popolazione. Secondo quanto ricostruito, il Comune di Priolo è intervenuto coprendo i cumuli con teli e terra, con l’obiettivo di contenere la dispersione dei materiali e limitare le infiltrazioni delle acque piovane, tutelando così la salute dei cittadini.

La vicenda riporta al centro il tema delle bonifiche del polo industriale, da tempo al centro del dibattito pubblico. Condorelli ne ha parlato anche con l’ex sindaco di Priolo Antonello Rizza, soffermandosi sulle risorse destinate agli interventi di risanamento e sulle difficoltà che ne avrebbero rallentato l’impiego. Ritardi burocratici, procedure complesse e fondi rimasti inutilizzati o dispersi lungo il percorso rappresentano alcuni degli aspetti da chiarire in una vicenda che riguarda un territorio segnato da decenni di attività industriale.

Accanto alla questione ambientale c’è quella sanitaria. Nel corso del suo percorso, Condorelli ha incontrato anche don Palmiro Prisutto, da anni impegnato nel richiamare l’attenzione sulle morti per tumore nel comprensorio industriale. Al centro del colloquio, il registro informale dei decessi oncologici ad Augusta, che avrebbe raggiunto circa 1.400 nominativi.

Un numero che restituisce la dimensione della preoccupazione diffusa tra i cittadini, ma che deve essere letto tenendo conto della natura informale della raccolta: da solo, infatti, non costituisce una statistica epidemiologica ufficiale e non permette di attribuire direttamente i singoli decessi all’inquinamento industriale. Per valutare l’impatto sulla salute servono dati verificati, studi epidemiologici e un monitoraggio costante dell’ambiente.

Il viaggio nella penisola di Magnisi mette così in relazione tre questioni strettamente legate: la presenza di residui industriali in un’area di grande valore archeologico, le difficoltà che accompagnano da anni il percorso delle bonifiche e la richiesta di risposte sul fronte sanitario. Per Priolo, Augusta e l’intero comprensorio siracusano, la sfida resta quella di trasformare gli impegni di risanamento in interventi concreti, garantendo trasparenza sull’utilizzo delle risorse e informazioni chiare sui rischi ambientali e sulla salute pubblica.

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