Tra i 27 Paesi Ue l’Italia è quello che paga più cara l’elettricità. Meloni di nuovo alla carica sul Patto di stabilità, niet di Bruxelles

Maggio 18, 2026 - 14:20
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Tra i 27 Paesi Ue l’Italia è quello che paga più cara l’elettricità. Meloni di nuovo alla carica sul Patto di stabilità, niet di Bruxelles

Indovinate qual è, tra i 27 Paesi dell’Unione europea, quello che paga più cara l’energia elettrica? Un indizio? È un Paese che dipende fortemente dall’import soprattutto di gas. E che sulle rinnovabili non sta marciando al ritmo necessario per centrale gli obiettivi di decarbonizzazione europei e neanche i target previsti dal suo stesso governo. Un Paese che mentre il mondo accelera su eolico e solare, nell’ultimo anno ha rallentato: +7,2 GW di nuovi impianti di generazione contro i +7,5 dell’anno precedente, facendo registrare un dato che allontana dall’obiettivo pur magro fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Un Paese che negli ultimi cinque anni ha installato complessivamente circa 25 GW di nuove rinnovabili e che per raggiungere il target nei prossimi cinque anni dovrebbe installare almeno altri 55 GW, più del doppio di quanto fatto fino a oggi, ma che alla crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente sta rispondendo cercando nuove forniture di gas dall’Algeria e dai Paesi del Golfo persico.

Gli indizi sono anche troppi e comunque sì, siamo noi: è l’Italia lo Stato membro dell’Ue che paga l’energia elettrica più cara di tutti. E a dirlo non è qualche associazione di categoria, studio di settore o partito di opposizione. È la stessa Commissione europea a farlo sapere, per quanto in modo indiretto. Nell’ambito del programma RePowerWu, infatti, Bruxelles ha pubblicato online una serie di dati che illustrano le principali caratteristiche del panorama energetico per ogni Paese Ue. E dalla cartella relativa all’Italia inserita nella piattaforma Circabc (Communication and information resource centre for administrations, businesses and citizens) emerge che nel 2025 l’Italia è stata la nazione europea con i prezzi all’ingrosso dell’elettricità più alti tra i 27 membri, pari a 116 euro per MWh quando la media Ue era di 85 euro/MWh.

Da notare che il report messo a punto a Bruxelles riconduce i prezzi elevati italiani alla «dipendenza dell’Italia dal costoso gas naturale» per la produzione di energia elettrica, e che i combustibili fossili hanno rappresentato il 52,3% della produzione di energia elettrica in Italia durante tutto l’anno, mantenendo il ruolo strutturale «di tecnologia dominante nella determinazione del prezzo marginale» e mantenendo così costi elevati per le bollette di famiglie e aziende.

In tutto ciò, il governo di fronte alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran non dà segnali di accelerazione sulle rinnovabili e anzi insiste nel chiedere alla Commissione europea una deroga al Patto di stabilità. Nonostante da Bruxelles abbiano già fatto intendere a più riprese nelle scorse settimane che si tratta di un’ipotesi non percorribile, la premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera a Ursula von der Leyen chiedendo una maggiore flessibilità di bilancio per fronteggiare la crisi energetica e sollecitando l’Ue a escludere le spese straordinarie per affrontare l’emergenza da quelle conteggiate per il calcolo del deficit, derogando dalle regole imposte dal Patto di stabilità analogamente a quanto previsto per le spese legate al settore della difesa.

Scrive Meloni nella lettera inviata a Bruxelles: «L’Italia ritiene necessario estendere temporaneamente il campo di applicazione della National Escape Clause già prevista per le spese di difesa anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica, senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti. In assenza di questa necessaria coerenza politica sarebbe molto difficile per il Governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste. L’Italia continuerà a fare la propria parte per rafforzare la sicurezza e la difesa europea. È una responsabilità che sentiamo profondamente, soprattutto nel contesto internazionale che stiamo vivendo». E poi aggiunge la premier italiana, chiudendo la lettera, che oggi, agli occhi dei cittadini europei, «esiste un’altra emergenza altrettanto concreta e immediata: quella energetica», e gli effetti delle due guerre, in Ucraina e in Iran «stanno già producendo effetti pesantissimi e spesso asimmetrici sui prezzi dell’energia, sui costi per famiglie e imprese, sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul potere d’acquisto dei cittadini». Sarebbe inspiegabile agli occhi di cittadini e aziende, è il senso della lettera di Meloni, poter derogare al Patto di stabilità per le spese militari ma non per far fronte alla crisi energetica.

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, e anche questa volta è di segno contrario. Il portavoce della Commissione Ue Olof Gill ha dichiarato: «La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica», ha detto precisando che tra queste non c’è la National Escape Clause. «Riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili», ha affermato Gill, pur lasciando aperta la porta a futuri aggiornamenti: «Naturalmente osserviamo l’evoluzione della situazione».

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