Trasparenza amministrativa e controlli ANAC 2026: come cambia il ruolo del RPCT nell’era del dato digitale

07 Ottobre 2026 - 13:35
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Trasparenza amministrativa e controlli ANAC 2026: come cambia il ruolo del RPCT nell’era del dato digitale

lentepubblica.it

L’evoluzione degli schemi ANAC e i controlli automatizzati di TrasparenzAI stanno trasformando la gestione della sezione Amministrazione Trasparente in un vero e proprio modello dei dati. Ne parliamo con il Dott. Gianluca Incani, Consulente senior DigitalPA, OdV e responsabile di prodotto della piattaforma TrasparenzaPA, per analizzare le ripercussioni concrete sul lavoro dei RPCT.


Per molto tempo la gestione della Trasparenza amministrativa ha coinciso con l’individuazione delle informazioni da pubblicare, della relativa sottosezione e dei tempi da rispettare. Oggi la questione principale riguarda la struttura con cui il dato viene generato e reso disponibile.

I Responsabili della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza devono confrontarsi sempre più con vincoli tecnici e informatici: formati aperti, campi strutturati, criteri di rappresentazione omogenei, link diretti, aggiornamenti tempestivi e verifiche automatiche. La valutazione della sezione non fa più capo soltanto a un operatore umano, ma coinvolge il sistema di scansione automatizzato di ANAC, TrasparenzAI, destinato a diventare uno strumento di verifica della compliance normativamente sempre più rilevante.

Cambia la prospettiva: dalla logica dell’elenco degli adempimenti si passa al modello dei dati.

Cosa comporta questa trasformazione per i RPCT, la cui formazione è prevalentemente giuridico-amministrativa? Lo abbiamo chiesto al Dott. Gianluca Incani, Consulente senior DigitalPA, esperto di Trasparenza amministrativa e Anticorruzione e Product Owner di TrasparenzaPA.

Obblighi di Trasparenza: come cambia la gestione dei dati per la Pubblica Amministrazione

Dott. Incani, in che modo la transizione verso il modello dei dati modifica le verifiche a carico di chi cura gli adempimenti?

Il paradigma è cambiato. Il RPCT non deve limitarsi a verificare la presenza di un’informazione nel sito istituzionale: occorre accertare come quel dato è costruito ed esposto.

Gli schemi approvati da ANAC in questi ultimi anni vanno esattamente in questa direzione. Senza introdurre nuovi obblighi, stabiliscono regole uniformi per organizzare e rappresentare le informazioni. Date, importi, link e attributi non sono semplici contenuti inseriti in una pagina web: diventano dati che devono poter essere letti, analizzati e confrontati anche dai controlli di TrasparenzAI, in cui l’esame è condotto da un algoritmo e non da un occhio umano.

Siamo nel pieno di una transizione culturale e tecnica: si passa dal documento pubblicato alla gestione di un dato strutturato, aggiornato e riutilizzabile.

Questa attenzione agli aspetti tecnici richiede all’RPCT di diventare anche un esperto informatico?

No, all’RPCT non si chiedono competenze informatiche specifiche. Gli si chiede però di sapere come il dato viene prodotto, validato e pubblicato e con quali strumenti: quali uffici generano le informazioni, in quale formato arrivano, chi ne verifica completezza e aggiornamento, quali controlli vengono effettuati prima della pubblicazione.

Il punto non è entrare negli aspetti squisitamente tecnici, ma essere nelle condizioni di governare il processo e di fare le domande giuste agli uffici e ai consulenti coinvolti. ANAC insiste sempre di più proprio sul raccordo tra trasparenza, validazione e monitoraggio: responsabilità, flussi, tempi e controlli devono essere definiti con chiarezza.

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In cosa differisce l’analisi sugli adempimenti condotta da un software come TrasparenzAI da quella svolta da un normale operatore?

Nel prossimo futuro TrasparenzAI eseguirà la raccolta e la classificazione automatica delle informazioni, l’analisi semantica dei testi e il controllo su completezza, qualità e coerenza rispetto ai vincoli di trasparenza. Di conseguenza, assumono un peso determinante tutti i parametri che un software può verificare su larga scala senza intervento umano: l’architettura della sezione, la completezza dei campi, l’impiego di formati aperti, la tempestività dell’aggiornamento, la coerenza dei dati, la validità dei link e la chiarezza delle informazioni.

Mentre un esaminatore umano è in grado di interpretare un’anomalia leggendola nel contesto, un sistema automatico applica criteri e regole rigide.

Un esempio chiaro: se TrasparenzAI non rintraccia la sezione “Amministrazione Trasparente” — magari a causa di un URL errato o di un’etichetta difforme dagli standard — la scansione automatica può rilevare un errore del 100%, anche se i contenuti della sezione sono del tutto completi. Questo dimostra come la qualità tecnica dell’esposizione sia ormai parte integrante dei controlli. Per il RPCT è quindi fondamentale accertarsi non solo dell’assolvimento dell’obbligo, ma anche che il dato sia presentato secondo le modalità esatte previste da ANAC.

Quali sono gli errori o le abitudini di pubblicazione che oggi meritano più attenzione?

Ve ne sono diversi, spesso legati a consuetudini molto diffuse:

  • Spesso si riscontra la pubblicazione di scansioni o PDF non ricercabili al posto di formati aperti, unitamente a link generici verso piattaforme esterne che non indirizzano al singolo dato di dettaglio.
  • È molto diffusa l’abitudine di lasciare vuote le sottosezioni non applicabili o di utilizzare impropriamente la sigla “N/A” per nascondere un dato mancante, anziché inserire un’esplicita attestazione motivata.
  • Si tende a trascurare la fase di validazione preventiva prevista dall’art. 6 del D.Lgs. 33/2013, limitandosi a caricare i file online senza averne prima verificato l’accuratezza, l’aggiornamento e la rispondenza alla fonte.

Dove riscontra oggi lo scostamento più evidente tra i requisiti fissati da ANAC e la capacità di adeguamento degli Enti?

ANAC non esprime le proprie direttive solo attraverso le classiche delibere. Un ruolo sempre più centrale è affidato alla guida online dedicata all’Amministrazione Trasparente, all’interno della quale sono riportate le specifiche tecniche attuative, i formati raccomandati, la struttura dei campi, le regole di denominazione dei file e la composizione degli URL.

Si tratta di una risorsa fondamentale che traduce le norme in indicazioni pratiche, ma è anche un testo dinamico, soggetto ad aggiornamenti continui che avvengono senza il risalto di un provvedimento formale. Per un RPCT è estremamente difficile monitorare ogni singola variazione della pagina e valutarne gli impatti sulla struttura pubblicata dall’Ente.

È proprio in questo ambito che il supporto tecnologico semplifica il lavoro. Con la piattaforma TrasparenzaPA prendiamo in carico direttamente l’evoluzione normativa e tecnica, inclusi gli aggiornamenti della guida ANAC, e adeguiamo il sistema di conseguenza. In questo modo l’Ente non deve tradurre ogni novità in modifiche manuali alla struttura del sito o ai processi di pubblicazione.

Disporre di una piattaforma conforme è essenziale, ma ciò che fa la differenza è garantirne la conformità continua nel tempo.

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