Troppi cinghiali e daini, il Parco delle Madonie chiede lo stato di emergenza alla Regione Siciliana

Il 2 settembre nella sala giunta della Regione Siciliana si è tenuta una riunione tra Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale e LAV, LEIDAA, Legambiente, il presidente del Parco delle Madonie, il naturalista del Parco, il veterinario consulente regionale per le attività venatorie e le associazioni hanno poi pubblicato un comunicato nel quale si leggeva che «E’ stata condivisa la necessità di una corretta attività di prevenzione, evitando ciò che è accaduto nel Parco delle Madonie, dove una piccola comunità di daini ha raggiunto gli oltre 20.000 esemplari, con conseguenze sull’habitat e sull’economia agricola. Al termine dell’incontro, il Dirigente Tullio Serges ha assicurato la sospensione delle attività di abbattimento dei daini, il cui avvio era previsto a partire dal 1 settembre. Proseguiranno, invece, le attività di localizzazione degli animali, già avviate lo scorso 16 agosto. L’attività dei coadiutori, gestiti dal Servizio 15 Ragusa RFV, verrà pertanto concentrata sul prosieguo delle azioni di monitoraggio, finalizzate a raccogliere dati sul nucleo di daini presente nel territorio ragusano. I dati raccolti saranno messi a disposizione delle associazioni, consentendo loro di acquisire una maggiore conoscenza del fenomeno e di elaborare una proposta alternativa entro 30 giorni dalla ricezione dei dati. Un progetto che serva a contenere la proliferazione degli animali ma anche a ridurre, fino ad eliminarlo ove possibile, il ricorso all’abbattimento. Il progetto sarà sottoposto alle autorità regionali affinché possa essere valutato e, qualora condiviso, trasmesso ad ISPRA per l’acquisizione del necessario parere. Solo al termine di questo percorso saranno assunte le successive determinazioni in merito al prosieguo delle attività».
Ma, passati pochi giorni, il Consiglio del Parco delle Madonie, riunito in adunanza aperta, ha approvato all’unanimità la richiesta al Presidente della Regione Siciliana di «Riconoscere lo stato di emergenza per la presenza sempre più problematica di daini e cinghiali. Una situazione che interessa ormai non soltanto la gestione della fauna, ma anche la tutela degli ecosistemi, l’agricoltura, la sanità e la sicurezza».
Alla seduta hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Geraci Siculo, Cefalù, Castelbuono, Isnello, Collesano, San Mauro Castelverde, Castellana Sicula, Petralia Soprana, Pollina e Caltavuturo, per la Città Metropolitana di Palermo il sindaco di Gangi e presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello. Erano presenti l’I.R.F. – Palermo, Comando Corpo Forestale, il Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale – Servizio 3 “Gestione Faunistica del Territorio, l’ASP Palermo – DS 35 di Petralia Sottan, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia – Palermo.
Il sindaco di Castelbuono e presidente del GAL Madonie, Mario Cicero, ha riconosciuto il contributo dei selecontrollori e richiamato la necessità di un’azione condivisa: «Se gli interventi vengono fatti congiuntamente si possono raggiungere dei risultati, da soli non si va da nessuna parte. Oggi dobbiamo trovare, senza polemiche e speculazioni, una soluzione. Coordiniamoci».
Il presidente del Parco Ferrarello ha illustrato le iniziative già avviate dall’Ente: dal rinnovo del Piano Daini all’ampliamento del contingente dei selecontrollori, fino alle risorse ottenute dall’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente (ARTA) per gli indennizzi dei danni dal 2020 e per il rimborso delle spese relative ai proiettili atossici. I selecontrollori sono attualmente 224. Il dott. Ciro Pedrotti ha indicato in circa 800 unità, compresi gli operatori PRIO, il potenziale bacino di personale impiegabile».
Resta centrale anche il problema della gestione degli animali dopo l’abbattimento e dalla riunione al Parco è emerso che bisogna «Uniformare formazione e procedure per eviscerazione, campionamento sanitario, trasporto refrigerato, conferimento e macellazione, così da costruire una filiera controllata e tracciabile. In questo quadro il macello di Gangi, autorizzato al trattamento della selvaggina e dotato di strutture frigorifere, rappresenta un punto di riferimento. L’Ente Parco ha acquisito il relativo codice ATECO».
Biagio Sabatino, responsabile sviluppo rurale alte Madonie, ha affrontato anche il problema della destinazione delle carcasse, ricordando che «Previa autorizzazione dell’ASP, possono essere lasciate sul posto per l’alimentazione degli avvolto»i. Ma Ferrarello ha sottolineato che «Possono anche essere destinate all’autoconsumo o alla beneficenza, come già avviene per la carne di daino, grazie a una convenzione con la Missione Speranza e Carità di Biagio Conte».
Gli ungulati provocano danni anche agli abeti dei Nebrodi (Abies nebrodensis), alle aree sperimentali e a specie floristiche di interesse come l’astragalo. Nei boschi termofili l’attività dei cinghiali interessa la lettiera e gli strati superficiali del terreno, incidendo sulla rinnovazione della vegetazione.
Inoltre, nelle zone C del Parco (agricole) sono stati rilevati danni a coltivazioni, terrazzamenti e muretti, mentre nelle basse Madonie la fauna si spinge sempre più vicino ai centri abitati e il sindaco di Cefalù ha posto il tema della sicurezza.
Il coordinatore scientifico del Parco dei Nebrodi, Egidio Mallia ha sottolineato «La necessità di aggiornare i piani di gestione, predisposti circa dieci anni fa, alla luce dell’attuale distribuzione della fauna» e ha indicato tra le possibili modalità di intervento anche le catture mediante grandi recinti.
Maria Barreca, presidente dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, ha confermato la disponibilità dell’Istituto a collaborare alla formazione e alla definizione della filiera. La direttrice generale Francesca Di Gaudio ha richiamato gli aspetti sanitari e nutrizionali e la possibilità di utilizzare alcune sedi dell’Istituto come centri di raccolta. E’ stata inoltre evidenziata la necessità della digitalizzazione dei dati per garantire tracciabilità e monitoraggio.
Il consigliere dell’Engte Parco Antonio Gaetano Bellavia, assessore del Comune di Polizzi Generosa, ha chiesto «Un confronto con la Regione per reperire finanziamenti straordinari, richiamando anche le possibili risorse derivanti dall’avanzo di amministrazione dell’ARS.
Il Consiglio del Parco ha quindi approvato all’unanimità la proposta di Ferrarello e Bellavia: «Chiedere al Presidente della Regione Siciliana il riconoscimento dello stato di emergenza e, contestualmente, risorse straordinarie per il controllo della fauna, l’aggiornamento dei piani di gestione e il potenziamento delle strutture, in relazione ai danni ambientali e agricoli e alle problematiche sanitarie e di sicurezza».
Ferrarello ha concluso: «Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questo confronto per la professionalità, la competenza e la disponibilità dimostrate. Ma oggi non basta più riconoscere la gravità del problema: occorre intervenire. La situazione nelle Madonie è diventata troppo seria per essere affrontata con strumenti ordinari. Occorrono maggiori risorse. Per questo ci rivolgiamo fiduciosi alla Regione Siciliana. Sono certo che anche questa volta saprà essere vicina alle comunità delle Madonie con decisioni, risorse e interventi adeguati alla gravità dell’emergenza».
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