Specie italiane in pericolo di estinzione: l'orecchione sardo

Secondo la IUCN c’è un solo mammifero italiano in pericolo critico a livello globale: l’orecchione sardo (Plecotus sardus), un pipistrello. Come si intuisce dal nome italiano, questa specie vive esclusivamente in Sardegna e la sua distribuzione è concentrata soprattutto nella parte centrale e centro-occidentale dell’isola. È stata descritta piuttosto recentemente, poco più di vent’anni fa, da Mauro Mucedda, Andreas Kiefer, Ermanno Pidinchedda e Michael Veith (Mucedda et al., 2002). La scoperta fu resa possibile dall’osservazione di alcune anomalie morfologiche e soprattutto dalle successive analisi genetiche, che mostrarono come questi animali appartenessero a una specie distinta.
Gli orecchioni sono pipistrelli facilmente riconoscibili per le enormi orecchie, lunghe quasi quanto il corpo (una media di 45 mm), ma distinguere le diverse specie del genere Plecotus è tutt’altro che semplice. Si tratta, infatti, di specie molto simili esteriormente. Nel caso dell’orecchione sardo le analisi del DNA mitocondriale evidenziarono una divergenza genetica compresa fra il 4,1 e il 9,6% rispetto alle altre specie europee analizzate. Furono individuati anche alcuni caratteri morfologici diagnostici, fra cui le dimensioni e la forma del trago - una piccola escrescenza cartilaginea nel padiglione auricolare - e altri dettagli anatomici. Le grandi orecchie caratteristiche del genere Plecotus consentono una caccia estremamente raffinata, basata non soltanto sull’ecolocalizzazione ma anche sull’ascolto diretto dei rumori prodotti dalle prede
L’orecchione è un pipistrello molto piccolo: pesa più o meno come una moneta da 1 o 2 euro (fra 6,5 e 9,5 grammi) e la lunghezza del suo avambraccio di circa 41–42 millimetri è assimilabile a quella di un grande fermaglio per fogli. L’orecchione frequenta soprattutto ambienti forestali a bassa e media quota e i suoi rifugi conosciuti si trovano in grotte, miniere, gallerie e costruzioni.
L’aspetto che più preoccupa di questa specie è la dimensione contenuta dell’areale. Plecotus sardus è un endemismo esclusivamente sardo e le colonie riproduttive conosciute sono pochissime. Già la Lista Rossa italiana pubblicata nel 2013 lo considerava in pericolo (EN), proprio sulla base dell’areale ristretto, del ridotto numero di colonie e della piccola popolazione. Allora erano state censite soltanto tre colonie riproduttive e una consistenza della popolazione complessiva stimata nell’ordine di poche centinaia di adulti.
Le ricerche degli anni successivi hanno mostrato una situazione ancora più critica. Uno studio pubblicato nel 2021 da Ancillotto e collaboratori, basato sui conteggi effettuati nei siti riproduttivi conosciuti fra il 2003 e il 2020, ha documentato una diminuzione del 63,4%: da circa 950 individui nel 2003 a circa 340 nel 2020 (Ancilotto et al, 2021). In meno di vent’anni la popolazione si sarebbe quindi ridotta a poco più di un terzo di quella iniziale. Gli autori arrivavano a definire l’orecchione sardo probabilmente il pipistrello più raro d’Europa.
E le indicazioni più recenti sembrano purtroppo confermare il quadro. Studi successivi riportano una consistenza che sarebbe scesa ulteriormente, fino a circa 150 individui, anche se questo dato più recente va interpretato nel contesto dei siti effettivamente monitorati e non come un censimento assoluto di tutti gli individui presenti sull’isola.
Le cause del declino sono diverse e, come spesso accade per le specie insulari, agiscono contemporaneamente. Un ruolo importante è svolto dagli incendi, che modificano gli ambienti forestali intorno ai siti riproduttivi. Il citato studio di Ancilotto ed altri del 2021 ha inoltre evidenziato un rapporto fra andamento delle colonie, precipitazioni estive e giornate con temperature estreme superiori ai 35 °C, indicando quindi nel cambiamento climatico una delle principali minacce. A queste si aggiungono il disturbo diretto ai rifugi, la perdita e frammentazione degli habitat e, in alcuni siti, problemi legati alla presenza umana e all’utilizzo degli edifici occupati dalle colonie.
Il caso dell’orecchione sardo mostra bene perché gli endemismi insulari siano particolarmente vulnerabili. Una specie che esiste soltanto in una porzione relativamente piccola di un’unica isola non dispone di popolazioni esterne capaci di compensare eventuali perdite locali. Un incendio, la perdita di un rifugio riproduttivo o una successione di estati particolarmente calde possono quindi incidere su una quota significativa dell’intera popolazione mondiale.
Dal punto di vista normativo, come tutti i pipistrelli europei, l’orecchione sardo gode di una tutela particolarmente importante. È inserito nell’Allegato IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, che impone una protezione rigorosa delle specie animali di interesse comunitario, ed è inoltre tutelato nell’ambito delle Convenzioni di Berna e Bonn e dell’Accordo EUROBATS*.
La storia dell’orecchione sardo ha anche un elemento affascinante: dimostra che persino in un Paese europeo - densamente popolato e studiato da secoli dal punto di vista zoologico - all’inizio del XXI secolo era ancora possibile scoprire una nuova specie di mammifero. Vent’anni dopo quella scoperta, però, conosciamo abbastanza bene questa specie da sapere che rischiamo già di perderla. Ed è difficile immaginare un esempio più efficace di quanto rapidamente la scoperta scientifica e l’urgenza della conservazione possano venire a coincidere.
Ho chiesto al Dr. Leonardo Ancillotto, quali sono gli interventi urgenti che, secondo lui, si dovrebbero fare per scongiurarne l’estinzione. Questa la sua risposta:
“Per una specie sull’orlo dell’estinzione sono necessari interventi urgenti: il primo riguarda la protezione dei 4 siti riproduttivi storici, 2 di essi sono all’interno di edifici e altri 2 sono grotte marine. Per i primi è importante salvaguardare la stabilità degli immobili e possibilmente fare interventi che riducano il calore nelle aree riproduttive e inoltre limitare la presenza di ratti e piccioni, potenziali predatori e competitori per gli spazi. Per quanto riguarda le grotte limitare l’accesso con barche e con luci, soprattutto nel periodo riproduttivo. I boschi sono un habitat importante per l’orecchione sardo per questo è necessario intensificare le azioni di prevenzione per gli incendi boschivi e nelle aree più prossime alle colonie limitare l’utilizzo del Bacillus thuringiensis, un batterio che sviluppa delle tossine letali per gli insetti anche di alcuni che sono alla base dell’alimentazione della specie. Infine, è decisivo un monitoraggio accurato per cercare eventuali altre colonie e seguire l’andamento di quelle esistenti”.
Come si vede le cose da fare sono chiare e non troppo costose. A quelle citate ne aggiungerei un’altra: l’estensione di aree di protezione. La regione Sardegna sta portando avanti, lodevolmente, l’ampliamento di 3 aree natura 2000 per un totale di oltre 72.000 ettari per la conservazione di importanti specie di uccelli tra le quali: grifone, gallina prataiola, falco pescatore, aquila del Bonelli, astore sardo, nibbio reale, allodola e rondine.
Da ornitologo, specializzato in rapaci, ovviamente non posso che plaudire questa iniziativa che favorisce la tutela di ben 5 specie, tra cui anche il “mio” falco pescatore, ma credo che ampliare aree idonee a garantire la conservazione dell’orecchione sardo sia enormemente più importante. Sono certo che una regione sensibile come la Sardegna troverà il modo di adottare misure di salvaguardia per una specie pesantemente minacciata di estinzione, che vive esclusivamente in una piccola porzione del suo territorio e in nessuna altra parte del mondo.
* Convenzione di Berna – Convenzione del 1979 per la tutela della flora, della fauna selvatica e degli habitat naturali in Europa
Direttiva Habitat – Direttiva 92/43/CEE per la conservazione degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario, alla base della rete natura 2000
Convenzione di Bonn (CMS) – Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici appartenenti alla fauna selvatica, adottata a Bonn nel 1979, che promuove la tutela internazionale delle specie migratrici, dei loro habitat e delle rotte di migrazione.
EUROBATS – Accordo internazionale stipulato nel 1991 nell’ambito della Convenzione di Bonn per la conservazione delle popolazioni europee di pipistrelli e dei loro habitat, attraverso misure coordinate di protezione, monitoraggio e ricerca
Bibliografia
Ancillotto L., Fichera G., Pidinchedda E., Veith M., Kiefer A., Mucedda M., Russo D., 2021. Wildfires, heatwaves and human disturbance threaten insular endemic bats. Biodiversity and Conservation, 30: 4401–4416. DOI: 10.1007/s10531-021-02313-5.
Mucedda M., Kiefer A., Pidinchedda E., Veith M., 2002. A new species of long-eared bat (Chiroptera, Vespertilionidae) from Sardinia (Italy). Acta Chiropterologica, 4(2): 121–135. DOI: 10.3161/001.004.0202.
Bosso L., Mucedda M., Fichera G., Russo D., 2016. A gap analysis for threatened bat populations on Sardinia. Hystrix, the Italian Journal of Mammalogy.
Quest’articolo fa parte della rubrica settimanale a cura di Giampiero Sammuri, in esclusiva su greenreport, per esplorare le specie a rischio estinzione meno dibattute sul territorio italiano, perché non solo gli animali "carini" meritano di essere tutelati. Qui la precedente puntata.
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