Trump racconta un’America che esiste solo nei suoi discorsi

10 Settembre 2026 - 07:50
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Trump racconta un’America che esiste solo nei suoi discorsi

President Donald Trump speaks during a campaign event for Sen. Darline Graham, R-S.C., at the Myrtle Beach Convention Center in Myrtle Beach, S.C., Friday, Aug. 21, 2026. (AP Photo/Mic Smith)

Il Partito Repubblicano è arrivato a Dallas per una insolita convention di metà mandato, organizzata all’American Airlines Center in vista delle elezioni di novembre. Non ci sono delegati da contare né regole da discutere, ma una lunga successione di interventi costruiti attorno a Donald Trump.

Il presidente ha chiuso la prima serata con un discorso di cento minuti, chiedendo agli elettori di considerare il voto di novembre come un referendum sulla sua presidenza: «Vi chiedo di fingere che io sia sulla scheda». È apparso, come sempre, perfettamente a suo agio davanti a una platea che conosce bene. Ma il problema, anche questa volta, è stato tutto ciò che ha detto. I suoi discorsi in pubblico sono ancora quelli di una persona che sa stare sul palco e davanti alle telecamere, ma sono sempre meno agganciati alla realtà, sempre più lunari, sconnessi, le bugie hanno preso il sopravvento.

A Dallas è successo di nuovo. Trump ha detto alcune cose false, altre esagerate, altre ancora impossibili da sostenere con i fatti. E non soltanto sulle grandi questioni politiche: anche nel descrivere banalmente quello che stava accadendo intorno a lui, come quando ha continuato a dire che l’American Airlines Center era pieno e che nessuno se ne stava andando. Il New York Times, che era lì, raccontava invece di ampi settori vuoti e di persone che uscivano dall’arena mentre Trump parlava. A un certo punto il pubblico aveva già cominciato a diradarsi.

Tra le follie annunciate al microfono c’è il “dividendo Trump”: cinquemila dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani manterranno Camera e Senato. Trump non ha spiegato come finanziarlo né come funzionerebbe, ma il conto supererebbe probabilmente i mille miliardi di dollari e servirebbe comunque l’approvazione del Congresso. La promessa ricorda alcune precedenti, come ad esempio il dividendo finanziato dai risparmi del Doge di Elon Musk, oppure il rimborso finanziato dai dazi. Nessuna delle due ha prodotto quello che Trump aveva promesso.

Anche qui, però, Trump ha fatto un passo in più: ha detto che tutti i soldi dovrebbero essere spesi negli Stati Uniti, senza spiegare come il governo potrebbe controllarlo. E ha continuato a presentare i dazi come una miniera di denaro per lo Stato, dicendo che gli Stati Uniti stanno incassando «migliaia di miliardi di dollari». Il New York Times ricorda che il precedente tentativo di usare quei soldi per finanziare i rimborsi è saltato anche perché la Corte Suprema ha bocciato i dazi iniziali e l’amministrazione ha dovuto restituire circa centosessanta miliardi di dollari, più gli interessi.

Quasi tutte le dichiarazioni sono dello stesso tenore. Ha detto che i prezzi dei farmaci sono diminuiti del quattrocento, del cinquecento e persino seicento per cento, che è matematicamente impossibile. Poi ha detto che negli ultimi sedici mesi non è entrato nessuno dal confine con il Messico, dopo che venticinque milioni di persone sarebbero entrate durante la presidenza Biden. In realtà gli incontri alla frontiera sono stati più di duecentomila tra febbraio e luglio di quest’anno, e il dato sui venticinque milioni è più del doppio delle stime più credibili.

È arrivato anche l’attacco a James Talarico, candidato democratico al Senato del Texas, definito da Trump uno che «odia il cristianesimo». Il New York Times ha spiegato che Trump ha preso una frase pronunciata da Talarico nel 2021 e ne ha tagliato completamente il contesto. Talarico stava criticando l’uso politico della religione e dicendo, al contrario, di continuare a considerarsi cristiano proprio perché negli insegnamenti di Gesù trovava qualcosa di radicale.

Trump ha parlato poi di Iran, criminalità, immigrazione, dazi e dei suoi successi economici. Molto meno del costo della vita, che secondo i sondaggi è uno dei principali problemi per i Repubblicani in vista delle elezioni. E questo forse spiega meglio di tutto il resto perché il presidente abbia scelto di riempire il palco di promesse, numeri gonfiati e nemici da attaccare.

A luglio, in un altro discorso dalla Casa Bianca, Trump aveva ripescato lo stesso repertorio: Cina, elezioni del 2020, deep state, macchine per il voto, complotti. Anche allora aveva sostenuto accuse che i documenti declassificati dalla sua stessa amministrazione non confermavano. Era sembrato un discorso sconnesso, ma aveva uno scopo politico preciso: preparare la contestazione di una possibile sconfitta alle elezioni di novembre.

A Dallas il meccanismo è stato più o meno lo stesso, solo portato ancora più all’estremo. Il presidente sa ancora tenere il palco, costruire la battuta, dominare una platea e catturarne l’attenzione. Ma sempre più spesso quello che dice sembra appartenere a un’altra realtà. E alla fine è difficile distinguere ciò che vuole far credere agli altri da ciò che sembra ormai indispensabile, prima di tutto, per raccontare a se stesso la realtà.

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