Una mostra collettiva per navigare il caos del presente

È dedicato al “caos” il Festivalfilosofia in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 18 al 20 settembre: piazze e cortili ospiteranno centocinquanta appuntamenti tra cui cinquantasette lezioni magistrali, oltre a spettacoli, letture e attività per ragazzi. Il punto di partenza è incontrovertibile. I mercati, il clima e la geopolitica, ma anche la scienza e le trasformazioni sociali in atto stanno funzionando nella più totale confusione, un processo complesso, a volte imponderabile. Che pure potrebbe preludere a cambiamenti non necessariamente negativi: non sarebbe la prima volta nella storia dell’umanità. Per provare a scoprirlo il Festivalfilosofia utilizzerà le risorse del linguaggio filosofico espresso dalla presenza tra i maggiori esponenti italiani del pensiero: tra gli atri Rosi Braidotti, Massimo Cacciari, Adriana Cavarero, Roberto Esposito, Maurizio Ferraris, Umberto Galimberti e Gianfranco Ravasi.
L’elenco degli appuntamenti prevede anche eventi performativi utili a far emergere il rapporto tra caos e creatività. Tra questi, una collettiva prodotta negli spazi della Galleria Metronom, che comprende opere di Nanni Balestrini, Kings, Maria Magdalena Campos-Pons, Gianluigi Colin e Pino Pascali, e che deriva il suo titolo dal saggio Il regno della quantità e i segni dei tempi, pubblicato da René Guénon nel 1945. Filosofo esoterista, Guénon costruisce in questo scritto un’implacabile critica al mondo moderno e in particolare alla sua “idolatria per la scienza”. A prima vista la scelta dei curatori qui è davvero singolare: la ricezione del pensiero di Guénon (1886-1951), la sua critica alla modernità in particolare ha visto infatti schierarsi estimatori (Evola) e oppositori (Eco, Jesi) di formazione differente.

Quello a cui guarda questa esposizione è però l’aspetto profetico di certe sue visioni, che risultano tanto inquietanti quanto ineludibili. Per Guénon, la modernità è il momento terminale di un lungo processo di allontanamento dalla dimensione qualitativa della realtà: il primo imputato è il metodo scientifico, che si occupa esclusivamente dell’aspetto quantitativo e del reale, escludendo deliberatamente ciò che non può essere misurato. Per Guénon Il regno della quantità ha progressivamente sostituito l’essere con l’avere, la qualità con la quantità, il significato con la funzione, la tradizione con il progresso e lo spirito con la materia.
Guénon indica nell’industrializzazione il segno più evidente del regno della quantità. Per lui il denaro, la tecnica, la scienza, la produzione, la statistica, la democrazia di massa, l’industria, non sono mali in sé, ma da loro deriva la sequenza che attualmente potremmo definire così: quantificazione → algoritmi → social network → reputazione numerica → finanziarizzazione → IA → ottimizzazione continua. Guénon – che scrive in un altro tempo – pure descrive l’Occidente come l’ultima “grande parodia” foriera dell’avvento dell’Anticristo: un presagio rispetto alle speculazioni di personaggi attualmente ai vertici del potere politico tecnocratico come Peter Thiel o J.D. Vance. Difficile sapere se gli artisti rappresentati in questa collettiva (di certo non gli storicizzati Balestrini o Pascali) abbiano organizzato il loro lavoro intorno a un pensiero come questo, ma le loro opere di certo “risuonano”. Quello che li accomuna è prima di tutto il fatto di aver praticato un’arte che è tutto tranne che autoreferenziale e profondamente intrecciata con l’attività umana. Nello specifico, il caos prende forma in modalità come l’astrazione come accade per Campos-Pons e Kings o nell’indagine verbo- visuale di Balestrini, Colin e Pascali.

Nanni Balestrini (Milano, 1935 – Roma, 2019) poeta, romanziere, artista visivo e autore teatrale della neoavanguardia italiana, nei suoi Cronogrammi scardina e riconfigura senza sosta ogni tipo di linguaggio tradizionale. Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma 1968) ha sperimentato tecniche e linguaggi innovativi di ogni genere: i suoi Alfabeti sono il tentativo utopico di raggiungere un ordine in una complessità avvertita come eternamente ambigua. Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) artista, giornalista e critico sceglie di raccontare il presente leggendo il caos e affida alla carta, materiale fragile, il ruolo di custode dell’immagine da preservare nel tempo. La ricerca del duo artistico Kings, composto da Federica Perazzoli (1966, Svizzera) e Daniele Innamorato (1969, Milano), esplora il rapporto tra tecnologia, natura e immaginario contemporaneo.
A Modena Kings è presente con un’opera dal titolo emblematico This is the end: un bianco e nero, dove la grazia della composizione, rivela solo a una più attenta osservazione il collage di una moderna Torre di Babele. María Magdalena Campos-Pons (Cuba, 1959), artista la cui pratica multidisciplinare comprende fotografia, video, installazione, performance e disegno espone lavori apparentemente semplici giocano sulla dissoluzione dell’immagine, un’eterna “forza centrifuga” che schiaccia l’uomo e innalza la natura al ruolo del divino. Ognuna a suo modo queste opere lanciano un avvertimento a chi le osserva: proviamo a restare lucidi, anche se la confusione che ci avvolge è davvero grande.
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