Il mondo si preoccupa dell’intelligenza apocalittica, e l’Italia sonnecchia

Mentre in Parlamento affrontiamo l’avvincente tema della legge elettorale, il Congresso americano discute la questione epocale dell’intelligenza artificiale fuori controllo, dopo l’ennesima selva di allarmi lanciati dai capitani d’industria della Silicon Valley, che in realtà non fanno altro che dire queste cose da mesi, come raccontato in Italia soltanto da Linkiesta.
La preoccupazione nei confronti dei modelli di super intelligenza artificiale che, secondo i loro creatori, in breve tempo potrebbero portare all’estinzione della civiltà ha cominciato soltanto adesso a spaventare politici, giornali, e opinione pubblica americani.
In Italia no, in Italia ci occupiamo di chi deve guidare il Campo largo detto più precisamente Campo Lavrov, e nemmeno del programma di politica estera e di sicurezza nazionale di Giuseppe Conte sovrapponibile a quello di Roberto Vannacci, in un trionfo di rossobrunismo da far invidia ai tedeschi e che, in fondo, è il meritato risultato politico ottenuto dagli strateghi del Pd.
Come nel film “Don’t look up”, l’agenda politica italiana invita a ignorare che cosa dicono i protagonisti della rivoluzione IA, gli esperti, i premi Nobel e così via. Ieri, intanto, il Financial Times ha riportato anche le prime preoccupazioni pubbliche cinesi sulla tecnologia cinese fuori controllo, sempre nell’indifferenza della politica italiana.
Fuori sincrono sono anche le istituzioni di Bruxelles, le quali spiegano che l’Europa non può permettersi di rallentare la corsa all’IA, come chiedono mortacci loro i demiurghi della Silicon Valley, una cosa del resto abbastanza comprensibile perché l’Europa è talmente indietro nella corsa all’IA da non avere ancora il problema del non saper controllare i modelli più sofisticati.
Negli Stati Uniti, invece, il voto del 3 novembre di metà mandato vi né già raccontato come un’elezione che si deciderà sull’intelligenza artificiale, tanto che Barack Obama invita i democratici a guidare il dibattito. Un dibattito già ricco di proposte di politici, di analisti, di esperti e di intellettuali (interessante ieri su Free Press l’idea di Niall Fergusom di proibire con una Convenzione internazionale gli abusi dell’IA come si è fatto cinquant’anni fa con le armi biologiche), ma nessuna delle quali al momento sembra essere esaustiva e risolutiva. Però almeno ci provano, alzano l’attenzione, invitano a guardare in alto.
Donald Trump naturalmente non vuole fermare né rallentare la corsa alla supremazia americana sull’IA perché vuole battere la Cina, infischiandosene dei rischi. Trump dice che l’unica rete di sicurezza che serve all’IA è avere un presidente intelligente, circostanza che dovrebbe far aumentare la preoccupazione globale almeno finché alla Casa Bianca ci sarà un anziano adolescente che delira d’onnipotenza.
Giuliano da Empoli sta per uscire in Francia con un nuovo romanzo, “Il Fondatore”, sul potere demiurgico degli oligarchi dell’intelligenza artificiale proprio mentre il tema diventa cogente, con lo stesso fiuto con cui “Il Mago del Cremlino”, uscito pochi giorni dopo l’invasione russa, ha spiegato ai francesi e a mezzo mondo la strategia criminale putiniana che si stava consumando sotto i nostri occhi.
Insomma, negli Stati Uniti e nel mondo non si parla d’altro che di questo, e succedono anche cose bizzarre: oggi, per esempio, Bernie Sanders e Steve Bannon, assieme all’ex programmatore di Anthropic che qualche giorno fa con un tweet letto da quasi 300 milioni di persone ha riaperto il dibattito sui pericoli dell’IA, si troveranno sullo stesso palco della Pro-Human Assembly di Washington per promuovere, mentre il Congresso affronta il tema, l’idea di un’intelligenza artificiale non autonoma e controllata dagli uomini.
La sinistra socialista e la destra nazionalista unite, assieme a gruppi di pressione religiosi e ad esponenti dell’industria tecnologica, dalla necessità urgente di difendere l’umanità dagli oligarchi della Silicon Valley e dalle loro creature tecnologiche fuori controllo.
In Italia ne parlano con la dovuta urgenza soltanto il presidente Sergio Mattarella e il Papa, ma nonostante ciò i titoli di apertura dei due principali quotidiani italiani ieri erano “Guerra ai confini d’Europa” e “Schlein sfida Meloni”, un titolo buono ogni giorno perlomeno dal 2022-23. Poi ci chiediamo perché i giornali hanno sempre meno lettori.
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