A Berlino la cucina italiana cambia generazione

09 Settembre 2026 - 08:00
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A Berlino la cucina italiana cambia generazione

Per capire come sia cambiata la cucina italiana all’estero può essere utile guardare Berlino, una città che per decenni ha conosciuto la nostra ristorazione soprattutto attraverso le famiglie arrivate con l’emigrazione del dopoguerra e che oggi ospita una scena fatta di ristoranti contemporanei, pizzerie, pastifici, enoteche, gelaterie, pasticcerie e progetti difficili da rinchiudere dentro la rassicurante categoria della «cucina italiana».

A fotografare questa trasformazione è la seconda edizione dei True Italian Awards, i premi dedicati alla ristorazione italiana della capitale tedesca, assegnati il 6 settembre durante Frizzante, manifestazione organizzata da tipBerlin insieme a True Italian negli spazi di Fotografiska Berlin. Circa 250 persone tra ristoratori, giornalisti e professionisti del settore hanno partecipato alla premiazione.

Il nome che domina l’edizione 2026 è quello di Zum Heiligen Teufel, il ristorante di Antonio Di Santo, che porta a casa tre riconoscimenti: Ristorante Italiano dell’Anno, Ristorante Premium dell’Anno e Menu più Innovativo dell’Anno. Il primo è probabilmente il premio più interessante per capire lo spirito dell’iniziativa, perché prova a individuare il locale che nell’ultimo anno ha espresso meglio, nel suo complesso, la scena italiana berlinese.

A scegliere i vincitori è stata una giuria indipendente composta da ventiquattro giornalisti, critici ed esperti italiani e tedeschi, chiamati a valutare oltre duecento attività in diciassette categorie. La ristorazione italiana emigrata non coincide più soltanto con il ristorante generalista nel quale convivono pasta, pizza e qualche piatto regionale.

Malafemmena si conferma Pizzeria dell’Anno, Mani in Pasta vince per la pasta, mentre Ripieno conquista la categoria dedicata al comfort food. Kuchen von Gaia ottiene una doppietta come Caffè e Pasticceria Italiana dell’Anno e Street Food Italiano dell’Anno. Zàgara è la Gelateria dell’Anno, Bar Nonno vince per l’aperitivo, Cantine St. Ambroeus tra le enoteche e Glasweise tra i cocktail bar. La cucina regionale è rappresentata dalla Trattoria A’ Muntagnola, mentre Rasoterra è la Scoperta dell’Anno e Gemello viene premiato per l’offerta vegana. A Café Botanico va il riconoscimento per la location e a Viani quello dedicato alle specialità alimentari italiane.

È una frammentazione che assomiglia a quella avvenuta nelle grandi città italiane: anche all’estero l’italianità gastronomica ha smesso progressivamente di essere un contenitore unico e ha cominciato a specializzarsi. Cambiano i clienti, aumentano le competenze e soprattutto cresce una generazione di imprenditori e cuochi che può permettersi di usare la tradizione come punto di partenza anziché come repertorio da riprodurre.

La storia, però, resta decisiva, e lo ha ricordato uno dei momenti più significativi della premiazione, quello dedicato a Franco Francucci, al quale è stato assegnato il Premio Speciale alla Carriera. Francucci ha ritirato il riconoscimento insieme al figlio Louis e ha riportato il racconto alla generazione precedente, quella del padre Franco Francucci senior, arrivato in Germania alla fine degli anni Cinquanta con la «valigia di cartone» diventata simbolo dell’emigrazione italiana. All’inizio degli anni Sessanta Francucci senior aprì La Grotta in Bleibtreustraße e in seguito Ciao Ciao al Lehniner Platz, destinato a diventare un riferimento della ristorazione nella Berlino Ovest. Nel 1996 il figlio Franco aprì Francucci sul Kurfürstendamm. Oggi quella vicenda imprenditoriale è arrivata alla terza generazione. Dentro questa storia familiare c’è probabilmente la chiave più interessante per leggere anche i premi di oggi. La cucina italiana a Berlino nasce dal lavoro degli emigrati, dalla necessità di costruirsi un futuro e dalla capacità di trasformare il patrimonio gastronomico d’origine in un mestiere. Sessant’anni dopo, quella presenza può permettersi di essere molto più complessa.

I True Italian Awards, progetto nato nel 2015 per raccontare la cultura gastronomica italiana in Germania, cercano dunque di misurare questa evoluzione più che stabilire una classifica definitiva dei «migliori». E l’elenco dei premiati del 2026 restituisce soprattutto questo: l’italianità gastronomica all’estero non è rimasta immobile mentre cambiava l’Italia. Ha attraversato generazioni, modificato linguaggi e creato nuove identità e Berlino, oggi, ne è uno degli osservatori più interessanti.

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