Alla Russia non serve arrivare con i droni per minacciare il Mediterraneo

25 Settembre 2026 - 05:20
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Alla Russia non serve arrivare con i droni per minacciare il Mediterraneo

La prima cosa da fare è non farsi condizionare dall’allarme. La seconda è non farsi rassicurare troppo dalla sua possibile smentita.

Partiamo dalla notizia, pubblicata ieri da El Mundo: secondo il quotidiano spagnolo, l’intelligence americana avrebbe condiviso con diversi governi europei informazioni su una possibile operazione russa con droni contro Spagna, Francia o Italia. Il dettaglio più sorprendente è anche quello che rende la storia verificabile: i droni, dei Gerbera, verrebbero trasportati su navi mercantili, nascosti in container e lanciati a qualche centinaio di chilometri dalla costa. La fonte che descrive lo scenario è una persona vicina al ministero della Difesa lituano, rimasta anonima. El Mundo sostiene però che altri analisti della difesa consultati abbiano confermato di conoscere l’esistenza di un rapporto della Central Intelligence Agency circolato nelle cancellerie europee e particolarmente dettagliato sulle modalità dell’operazione. Il quotidiano collega inoltre l’informazione alla visita del direttore dell’agenzia americana, John Ratcliffe, a Mosca del 25 agosto, dopo la quale alcuni Paesi baltici sarebbero stati informati del contenuto dei colloqui.

Non è dunque corretto liquidare tutto come una voce senza fonti. Ma non è neppure possibile trasformare una ricostruzione giornalistica basata su fonti anonime in un piano russo accertato.

Per ora, infatti, dall’Italia arrivano indicazioni molto diverse. Fonti qualificate citate ieri dalle agenzie di stampa hanno affermato che il presunto alert non sarebbe arrivato ad alcun livello operativo italiano. Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha detto che «non ci risulta nulla» e che non risultano navi russe pronte ad attaccare con droni. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha invitato alla verifica e alla prudenza.

Bruxelles, invece, ha confermato di essere al corrente delle informazioni e ha inserito il caso in un quadro più ampio: lo spazio aereo europeo è stato violato più volte e, ha detto il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier, sono in corso «vari attacchi ibridi» contro gli Stati membri.

È proprio qui che la storia diventa più interessante del singolo Gerbera. Perché il Mediterraneo non è sicuro semplicemente perché è lontano dalla Russia. Ma questo non significa neppure che Mosca stia per aprire una guerra contro la Nato. La dinamica che emerge dagli episodi delle ultime settimane è diversa: la Russia sembra mantenere la propria azione nella zona grigia, aumentando però la componente cinetica di attività che restano al di sotto della soglia di un conflitto militare aperto. Droni, sabotaggi, provocazioni, cyberattacchi e operazioni coperte hanno una caratteristica comune: permettono di aumentare la pressione senza necessariamente produrre un casus belli immediatamente riconoscibile.

Per questo, se si ragiona sulla minaccia russa nel Mediterraneo, il Gerbera non dovrebbe diventare il centro della discussione. È uno scenario possibile: El Mundo ricorda che droni di questo tipo sono già stati sperimentati da piattaforme marittime e che un apparecchio con una carica di pochi chili potrebbe non distruggere un’infrastruttura, ma provocare un incendio, interrompere temporaneamente l’attività di un aeroporto o di un porto e ottenere un effetto politico ed economico.

Ma perché Mosca dovrebbe scegliere un’operazione così facilmente attribuibile, quando esistono strumenti più ambigui?

Il Mediterraneo ha cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, porti, terminali, reti logistiche e sistemi digitali. Sono vulnerabilità che la Nato considera ormai esplicitamente parte della propria sicurezza: l’Alleanza indica tra le attività ibride russe il sabotaggio delle infrastrutture critiche, l’interferenza elettronica, gli attacchi cyber, la disinformazione e persino la strumentalizzazione della migrazione.

La distanza geografica, quindi, conta meno di quanto siamo abituati a pensare. Un’operazione non deve necessariamente partire dalla Russia e non deve necessariamente assomigliare a un attacco militare per produrre effetti strategici.

Anche l’Italia ha già avuto episodi che meritano attenzione, senza che questo significhi attribuirli automaticamente a Mosca. L’esplosione del 13 agosto nello stabilimento di munizioni di Colleferro è ancora oggetto di indagine; le prime ricostruzioni hanno indicato un problema interno e gli investigatori hanno escluso un sabotaggio eversivo. Proprio per questo è un esempio di quanto sia pericoloso trasformare un episodio sospetto in una certezza geopolitica.

Eppure è significativo che, appena uscite la notizia del Mundo e le parole del ministro Crosetto, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini abbia parlato di «notizie prive di qualsiasi fondamento», invitando a non alimentare «tensioni e venti di guerra».

È esattamente questo il terreno su cui la Russia può ottenere un risultato anche senza lanciare un solo drone: confondere la minaccia reale con quella possibile, trasformare ogni allarme in una disputa politica e rendere più difficile distinguere la prudenza dall’allarmismo.

La risposta, quindi, non può essere né credere a ogni allarme né respingerlo perché sembra troppo spettacolare. Deve essere la capacità di vedere il quadro più ampio.

La Russia può essere lontana dal Mediterraneo. Le vulnerabilità del Mediterraneo, invece, sono già dentro la competizione con la Russia. L’escalation da temere non è necessariamente quella verso la guerra. È quella della zona grigia: più attività, più strumenti, più obiettivi e più Paesi coinvolti, senza mai superare abbastanza chiaramente la soglia da costringere l’Europa a rispondere come se fosse già guerra.

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