Così destra e sinistra disonorano la Festa della Repubblica

2 Giugnoe 2026 - 05:50
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Così destra e sinistra disonorano la Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica non è tra le feste più sentite del nostro paese, malgrado sia la celebrazione della nascita della forma di Stato democratica grazie al referendum istituzionale del 1946 e dopo una guerra civile, una guerra mondiale e vent’anni di dittatura fascista.

Sono trascorsi ottant’anni da quel preciso momento in cui l’Italia post totalitaria si divise in due, con il 54 per cento degli italiani che scelse di abbandonare la monarchia. La Repubblica nacque con l’opposizione di quasi undici milioni di concittadini, in gran parte monarchici e fascisti, ma non solo, e dunque il 2 giugno per gran parte degli italiani non è mai stata una data da festeggiare con particolare entusiasmo.

I democristiani sono sempre stati molto attenti a unire invece che dividere il paese, e quindi non hanno mai voluto fare del 2 giugno una bandiera politica. I comunisti, per motivi opposti, non hanno mai amato il 2 giugno, anche per il timore di assecondare un’enfasi patriottica considerata nostalgica, pericolosa e in contrasto con le magnifiche sorti e progressive della rivoluzione socialista globale.

La freddezza nei confronti della Festa della Repubblica è stata a lungo pari al distacco che, fino alla caduta del muro di Berlino e della cosiddetta prima repubblica, è stato riservato allo sventolio politico del tricolore e al cantare l’inno di Mameli. Oggi si discute di Francesco De Gregori che rivendica il diritto dell’artista di non prendere posizione con strumenti diversi, nel suo caso, dalle canzoni, però fu proprio un suo brano rivoluzionario del 1979, “Viva l’Italia”, a liberare il paese dalla patina ideologica che bloccava la destra e la sinistra. Scrivere nel 1979 “Viva l’Italia” con tutte le sue contraddizioni non è stato facile per uomo considerato di sinistra come lo è stato scrivere “Born in the Usa” nel 1984 per Bruce Springsteen.

Erano altri tempi rispetto a un’epoca più recente dominata invece da partiti che si chiamano Forza Italia, Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia, Italia Viva, da simboli di partito tricolori come quello del Pd e da manifestazioni politiche di sinistra e di destra che si aprono e si chiudono con i dirigenti che si battono il petto e cantano a squarciagola l’inno degli italiani.

Anche il 2 giugno, di conseguenza, nella sedicente seconda repubblica è stato leggermente più partecipato e sentito, ma le celebrazioni si sono limitate a una piccola parata militare a Roma e a un rinfresco nei giardini del Quirinale. Il 2 giugno non ha mai scaldato i cuori come il 25 aprile o il primo maggio, tantomeno come il 4 luglio per gli americani o il 14 luglio per i francesi. Al massimo sono scomparsi i riti propiziatori degli antimilitaristi affinché piovesse sulla parata militare.

Eppure ci sarebbero almeno due cose da fare per celebrare in modo adeguato la data di fondazione della nostra Repubblica democratica, specie in questo momento di incertezza globale, di fine della garanzia di protezione americana, di guerra in Europa, di influenze ibride straniere nei processi democratici, di minacce tecno-oligarchiche, e di feroce polarizzazione politica che costringe i partiti nazionali e internazionali a prendere posizioni e a scegliere leader sempre più estremi, populisti ed eversivi dell’ordine costituito.

Per onorare la fondazione della Repubblica italiana, i partiti politici patriottici e antifascisti dovrebbero impegnarsi a sostenere insieme la resistenza attiva dell’Ucraina contro l’invasore imperialista russo, anche per fermare le ulteriori mire autoritarie di Mosca, e dedicarsi a far entrare subito l’Ucraina nell’Unione Europea (per l’adesione di Kyjiv alla Nato, invece, meglio cominciare a ragionare al contrario su come l’Ucraina possa aiutare l’Alleanza Atlantica).

La seconda cosa da fare per onorare la nascita della Repubblica italiana sarebbe quella di adottare la legge elettorale proporzionale che, in quei tempi così difficili, i padri fondatori della Repubblica scelsero a salvaguardia della democrazia e per evitare che a qualcuno potesse tornare la nostalgia dei tempi che furono.

Purtroppo sta succedendo esattamente il contrario: i partiti si apprestano a votare in Parlamento, con la spinta degli intellettuali di destra e di sinistra, una legge elettorale col premio di maggioranza che contribuirà ulteriormente alla radicalizzazione estrema della politica italiana, tanto che già si aggirano il generale Vannacci da una parte e il sansepolcroista grillino Di Battista dall’altra; e, inoltre, a poco a poco stanno tutti (tranne Azione) riducendo il sostegno militare e politico all’Ucraina, rinnegando i principi politici e i valori morali del 2 giugno.

Buona Festa della Repubblica!

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