I pericolosi vuoti legislativi nel commercio globale di rettili e anfibi da compagnia, che vale 2,5 miliardi di dollari

15 Settembre 2026 - 12:25
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I pericolosi vuoti legislativi nel commercio globale di rettili e anfibi da compagnia, che vale 2,5 miliardi di dollari

Un gruppo di 8 esperti internazionali ha pubblicato su Nature l’articolo/appello “Close legal gaps in the global pet trade” che chiede ai governi di tutto il mondo di colmare i vuoti legislativi che «Consentono al crescente commercio globale di rettili e anfibi da compagnia di minacciare le popolazioni selvatiche, facilitare il traffico di animali selvatici e aumentare i rischi posti da agenti patogeni e specie invasive».

Neil Vora, direttore esecutivo di Preventing Pandemics at the Source, Susan Lieberman,  vicepresidente per le politiche internazionali della Wildlife Conservation Society (WCS),  Sandra Altherr, cofondatrice e responsabile scientifica di Pro Wildlife,  Juliana Machado Ferreira, direttrice esecutiva dell'Ufficio Freeland per il Sud America, Rachel Boratto, direttrice esecutiva del GuArdean Centre for Conservation Research,  Gli autori del commento, Michèle Hamers, co-presidente a interim della Coalition to Address Reptile and Amphibian Trade, John Scanlon presidente esecutivo dell’International Council of Environmental Law  e Chris Walzer, direttore esecutivo salute della WCS e professore di medicina della conservazione alla Veterinärmedizinische Universität Wien, fanno notare che «Le attuali normative nazionali e internazionali sono in gran parte reattive: le specie possono spesso essere commercializzate liberamente finché non si accumulano prove di danni. Inoltre, le lacune tra le leggi nazionali possono consentire alla fauna selvatica catturata illegalmente o in modo non sostenibile in un Paese di entrare nei mercati legali di altri Paesi».

La portata e le conseguenze di questo commercio sono considerevoli. Il solo commercio di rettili vale oggi circa 2,5 miliardi di dollari, con milioni di rettili e anfibi importati ogni anno in Nord America e in Europa. Alla WCS ricordano che «Oltre la metà dei rettili e il 40% degli anfibi commercializzati come animali da compagnia e per altri scopi vengono prelevati direttamente dal loro habitat naturale. In Madagascar, la tartaruga aratro (Astrochelys yniphora), una delle tartarughe più minacciate al mondo, è a rischio di estinzione soprattutto a causa del bracconaggio per il commercio di animali da compagnia».

La Lieberman ha spiegato che «Per decenni, il crescente e insostenibile commercio, sia legale che illegale, di rettili e anfibi ha dimostrato che un vuoto legislativo in un determinato luogo riguardante questi animali, si traduce in una lacuna legislativa ovunque. Una specie protetta nel suo Paese d'origine non dovrebbe diventare merce legale semplicemente perché attraversa un confine. I decisori politici globali devono cogliere questa opportunità per colmare queste lacune, creare un futuro che combatta la criminalità e lo sfruttamento eccessivo e garantire che questo commercio distruttivo non causi danni incommensurabili alla fauna selvatica e agli ecosistemi».

La salvaguardia di rettili e anfibi  riceve meno attenzione e finanziamenti rispetto a uccelli e mammiferi La Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES) copre solo il 9,5% delle specie di rettili e il 4,2% delle specie di anfibi, e l'aggiunta di nuove specie può essere un processo lento. Eppure, molte specie di rettili e anfibi possono essere particolarmente vulnerabili al commercio di animali da compagnia: gli animali possono essere nascosti in pacchi, le specie rare possono raggiungere prezzi di migliaia di dollari e gli animali provenienti da fonti illegali possono essere difficili da distinguere da quelli commercializzati legalmente.

Vora  avverte che «Un numero impressionante di rettili e anfibi è oggi minacciato di estinzione in tutto il mondo, in gran parte a causa del commercio di animali da compagnia. Le lacune legislative a livello nazionale e internazionale fanno sì che rettili e anfibi vengano regolarmente prelevati dai loro habitat naturali e venduti all'estero. Questo causa problemi nei Paesi di provenienza, ma anche in quelli di destinazione, poiché questi animali possono diventare specie invasive e trasmettere germi. Spesso, inoltre, gli animali vivono in condizioni orribili che violano i più elementari standard di benessere animale. Ma abbiamo soluzioni politiche per colmare questa lacuna, e devono essere attuate con urgenza».

E possono essere danneggiati anche i Paesi importatori: in Europa occidentale il fungo chitride della salamandra (Batrachochytrium salamandrivorans) ha causato morie di massa di salamandre pezzate autoctone (Salamandra salamandra) dopo essere stato introdotto attraverso il commercio di animali da compagnia. Negli Stati Uniti, i pitoni birmani invasivi (Python bivittatus) sono responsabili del declino di linci rosse, procioni e opossum.

Walzer avverte che «Il commercio globale di animali da compagnia crea vie di diffusione per gli agenti patogeni tra specie, ecosistemi e continenti. La sicurezza sanitaria globale significa prevenire questi rischi alla fonte, non aspettare che un agente patogeno si diffonda o si insedi in un nuovo luogo. Norme più rigorose che garantiscano che il commercio di animali selvatici sia legale, sostenibile e sicuro non sono solo una buona politica di conservazione, ma rappresentano un investimento essenziale nella prevenzione»."

Il team di esperti autore dell’articolo/appello  esorta «I Paesi di origine ad applicare misure di protezione basate su evidenze scientifiche per la fauna selvatica autoctona e i Paesi di destinazione a vietare l'importazione, la vendita, il possesso e la riesportazione di animali ottenuti in violazione delle leggi del Paese di origine, anche quando le specie non sono coperte dalla CITES. Il  Lacey Act statunitense  rappresenta un modello di riferimento. Inoltre, sollecitano i Paesi importatori a prendere in considerazione le "liste positive", che limitano le importazioni alle sole specie la cui provenienza sia dimostrabile legalmente e e sostenibile, che presentino rischi minimi di specie invasive o agenti patogeni e che possano essere allevate in condizioni di benessere adeguate».

E’ necessaria  un'immediata azione internazionale, cogliendo l’opportunità offerta dall’United Nations Convention against Transnational Organized Crime (UNTOC)  che in ottobre riunirà 194 Parti che  valuteranno la possibilità di rafforzare la risposta al traffico di specie selvatiche, anche attraverso un potenziale protocollo specifico sui crimini che incidono sull'ambiente. Gli autori dell’articolo pubblicato da Nature concludono; «Occorre approvare questo protocollo per contribuire ad armonizzare le leggi sul traffico di specie selvatiche e a rafforzare la cooperazione internazionale».

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