IA e clima, il premio Nobel Krugman getta luce sui «complotti Maga per distruggere l’umanità»

«L’intelligenza artificiale porterà alla distruzione dell’umanità? Nell’ultimo anno, diversi ricercatori di spicco nel campo dell’IA hanno avvertito che sta rapidamente acquisendo la capacità di annientare il genere umano. Questi avvertimenti non sono del tutto nuovi. All’inizio, tuttavia, Anthropic era praticamente l’unica tra le principali aziende produttrici di modelli linguistici di grande dimensione a mettere in evidenza i pericoli rappresentati da un’IA non regolamentata. E in risposta alla sua obiezione di coscienza nel non consentire che i propri modelli fossero utilizzati per la guerra agenziale basata sull’IA – un chiaro strumento di sterminio umano – il Pentagono di Hegseth ha cercato di vendicarsi designando l’azienda come un rischio per la sicurezza. Fortunatamente, un giudice ha smascherato questo stratagemma». Il premio Nobel Paul Krugman apre con queste parole la sua ultima riflessione su Substack, dedicata questa volta (come da titolo “The MAGA Plot(s) to Destroy Humanity”) ai «complotti Maga per distruggere l’umanità», ovvero alla convergenza drammatica tra l’ostilità del movimento trumpiano Maga verso la regolamentazione e le minacce esistenziali che l’umanità si trova ad affrontare in presenza di una crisi climatica ormai innegabile e la presenza di tecnologie digitali che rischiano di sfuggire al controllo dei loro creatori.
L’analisi dell’economista prende le mosse dal disprezzo mostrato da Donald Trump e dal suo entourage nei confronti dei rischi legati all’intelligenza artificiale e al cambiamento climatico. Come nota Krugman: «Sull’intelligenza artificiale e sul clima, si tratta della stessa storia di distruzione di massa». Il rifiuto sistematico della scienza e dei fatti scientifici da parte della destra americana si tradurrebbe così in una minaccia diretta non solo per la democrazia, ma per la sopravvivenza stessa della specie.
Un punto centrale della riflessione del premio Nobel è la reazione di Trump di fronte agli allarmi lanciati dagli stessi esperti e leader del settore tecnologico sui pericoli di un’IA priva di controllo. Ignorando le preoccupazioni sul rischio di uno scenario catastrofico, Trump ha liquidato la questione liquidandola come una montatura politica. Krugman sottolinea l’irresponsabilità di questo atteggiamento citando direttamente il presidente Usa: «L’Intelligenza Artificiale che conquista il mondo, distrugge l’umanità e tutte le altre cose cattive, è una bufala». Tale banalizzazione, sottolinea l’economista, risponde alla volontà politica di deregolamentare il settore a vantaggio dei grandi interessi finanziari.
Del resto, fa notare il premio Nobel, la tendenza a rigettare qualsiasi forma di supervisione statale accomuna la gestione delle nuove tecnologie a quella della crisi climatica. Krugman evidenzia come l’ideologia Maga consideri ogni vincolo ambientale o scientifico un ostacolo intollerabile al profitto e alla libertà d’impresa, e denuncia la cecità ideologica che guida questa agenda politica affermando che «il movimento Maga è guidato da una combinazione di avidità corporativa e nichilismo scientifico». Questo atteggiamento porta la leadership repubblicana a smantellare sistematicamente le tutele costruite in decenni per proteggere la salute pubblica e il pianeta.
La strategia della disinformazione, scrive Krugman, si rivela cruciale per mantenere il consenso elettorale attorno a posizioni autodistruttive. Il controllo dei media di destra e la diffusione di teorie del complotto permettono al movimento di isolare la propria base dai dati della realtà. Krugman spiega il meccanismo sociale di questo fenomeno osservando che «i sostenitori Maga rimarranno a guardare mentre l’America brucia, proclamando che si tratta di 'fake news'». Questa totale alienazione dai fatti rende quasi impossibile costruire politiche pubbliche razionali per affrontare crisi globali complesse.
Tra l’altro, scrive il premio Nobel, l’impatto economico di tali scelte si annuncia devastante, in quanto la deregolamentazione selvaggia favorisce il monopolio di poche corporation a scapito della sicurezza della collettività. Le grandi aziende tecnologiche e le compagnie fossili ottengono enormi profitti immediati scaricando i costi sociali e ambientali sui cittadini. Nel testo viene rimarcata la natura predatoria di questo modello: «stanno sacrificando il futuro a lungo termine dell'umanità in cambio di profitti a breve termine per pochi miliardari». Questa dinamica finisce per impoverire la classe media e aggravare le disuguaglianze.
Krugman estende poi la critica al contesto internazionale, sottolineando che l’atteggiamento degli Stati Uniti indebolisce gli sforzi globali per la cooperazione. Senza la leadership o l’adesione di Washington, i trattati sul clima e gli accordi sulla regolamentazione delle tecnologie avanzate perdono gran parte della loro efficacia. L’economista osserva amaramente le conseguenze geopolitiche di tale deriva dichiarando che «il ritiro dell’America dalla governance globale lascia il mondo indifeso di fronte alle minacce esistenziali». L’isolazionismo Maga si trasforma così in una responsabilità globale.
«Ci sarebbe molto da dire sui motivi per cui il nostro attuale governo sembra così determinato a precipitarsi verso il disastro, anche quando potrebbe essere in gioco la sopravvivenza stessa dell’umanità», scrive in conclusione Krugman. «Il negazionismo climatico, come sappiamo da decenni di esperienza, è alimentato da una trinità perversa composta da interessi finanziari (le aziende dei combustibili fossili determinate a mantenere i propri profitti), ideologia (i conservatori ostili a qualsiasi forma di regolamentazione) e insicurezza psicologica (i veri uomini bruciano le cose). Il negazionismo sui rischi dell’intelligenza artificiale riflette presumibilmente un mix simile di fattori. Applaudiamo quindi leader come Amodei per aver alzato la voce e applaudiamo la crescente disponibilità di altri amministratori delegati a mettere in guardia dai pericoli della loro tecnologia, anche se il loro rimorso di coscienza riflette in parte la prospettiva incombente di mandati di comparizione da parte dei Democratici».
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)