Il costo economico dell’invidia

Gli economisti conoscono bene l’importanza rivestita dai fattori psicologici nelle dinamiche economiche; ciononostante, non di rado, prestano scarsa attenzione agli effetti di un clima sociale in cui i ricchi o sono assunti a modello o vengono stigmatizzati. Esiste un legame tra l’atteggiamento nei confronti dei ricchi e il successo economico di un paese? Un’indagine che ha messo a confronto dodici paesi ha rivelato un pattern interessante e piuttosto sorprendente.
Per i miei studi internazionali sugli atteggiamenti nei confronti dei ricchi, ho incaricato l’istituto di sondaggi Ipsos MORI di condurre indagini rappresentative in 13 paesi. Sulla base di queste indagini è stato calcolato, tra le altre cose, un «coefficiente di invidia sociale»: quest’ultimo misura quanto, in un determinato paese, sia diffuso il sentimento di risentimento e ostilità nei confronti dei ricchi. Un valore pari a 1 indica che il numero di persone con una marcata invidia sociale è approssimativamente uguale a quello delle persone che non ne manifestano alcuna. Più alto è il valore, più forte è l’invidia sociale nei confronti dei ricchi; più basso è il valore, più debole risulta tale invidia.
Escludo dal confronto che segue i risultati relativi alla Cina, per via delle difficoltà che le peculiari condizioni politiche di questo paese pongono allo svolgimento di sondaggi d’opinione. Tuttavia, non è inverosimile che il minore dinamismo economico della Cina negli ultimi anni sia collegato anche a un cambiamento negli atteggiamenti nei confronti della ricchezza, divenuti meno positivi rispetto agli anni 2010.
Di seguito mi concentrerò sul resto dei paesi presi in considerazione nello studio, sottolineando l’andamento, decisamente degno di nota, che ho riscontrato. La Francia presenta il coefficiente di invidia sociale più elevato tra i paesi oggetto dell’indagine, con un valore che si attesta a 1,26. La Germania si colloca al secondo posto con 0,97.
Il quadro cambia decisamente se si passa a considerare nazioni con coefficienti all’altra estremità della scala. In Polonia, il coefficiente di invidia sociale è solo 0,21; in Corea del Sud, 0,33; e in Vietnam, 0,43. L’invidia sociale nei confronti dei ricchi è quindi molto meno diffusa in questi paesi che in Francia o in Germania.
È a questo punto significativo osservare come Francia e Germania figurino tra i paesi le cui economie si sono sviluppate con un dinamismo relativamente modesto negli ultimi anni, mentre Polonia, Corea del Sud e Vietnam abbiano registrato uno sviluppo economico molto più accentuato nel lungo termine. Il Vietnam ha per esempio registrato un’enorme crescita economica a partire dalle riforme orientate al mercato del Đổi Mới: il reddito pro capite è aumentato notevolmente, mentre la povertà è scesa da quasi l’80 per cento nel 1990 a circa il 3 per cento oggi. Anche la Polonia, a seguito delle riforme capitalistiche dei primi anni ’90, si è trasformata da uno dei paesi più poveri d’Europa in una delle economie più dinamiche e in più rapida crescita.
Il contrasto diventa ancora più evidente se si considerano le caratteristiche personali che gli intervistati associano ai ricchi nei vari paesi. In Germania, le cinque caratteristiche menzionate più frequentemente sono decisamente negative: egocentrico (62 per cento), materialista (56 per cento), spietato (50 per cento), avido (49 per cento) e arrogante (43 per cento) figurano tra le risposte più popolari. In Vietnam, il sentire comune è piuttosto diverso. Le cinque caratteristiche menzionate più frequentemente sono: visionario/lungimirante (74 per cento), intelligente (69 per cento), audace/coraggioso (67 per cento), laborioso (63 per cento) e fantasioso (62 per cento).
Anche in Polonia, quattro dei cinque tratti di personalità citati più spesso sono positivi: audace/coraggioso (49 per cento), fantasioso (45 per cento), laborioso (43 per cento) e intelligente (39 per cento). Solo un termine negativo, materialista (41 per cento), figurava tra i cinque tratti di personalità più frequentemente associati ai ricchi dai polacchi. Un altro sondaggio condotto in 34 paesi ha dimostrato che l’atteggiamento nei confronti del capitalismo era notevolmente più positivo in paesi come la Polonia, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Vietnam rispetto, ad esempio, alla Germania e alla Francia..
Questi ulteriori risultati rafforzano l’interessante ipotesi sopra proposta: i paesi in cui le persone ricche e di successo sono viste meno come capri espiatori e più come modelli di riferimento potrebbero avere condizioni più favorevoli al dinamismo economico. Laddove la ricchezza è associata principalmente all’avidità, allo sfruttamento e all’ingiustizia, le persone hanno meno incentivi a diventare esse stesse imprenditori, ad assumersi dei rischi, a fare impresa e, conseguentemente, a generare ricchezza. Allo stesso tempo, in una società di questo tipo è più probabile che trovino sostegno le richieste di tasse più elevate, di una maggiore ridistribuzione e di ulteriori restrizioni a carico degli imprenditori.
Laddove invece gli imprenditori di successo siano considerati più come modelli di riferimento, può entrare in gioco un meccanismo diverso. Le persone sono allora meno propense a chiedersi: «Perché quella persona possiede così tanto?» o «Cosa si potrebbe togliergli?», e più inclini a domandarsi: «Come ci è riuscito – e come posso fare lo stesso?».
Una società in cui gli imprenditori di successo sono considerati modelli di riferimento e molte persone aspirano a raggiungere a loro volta il successo economico crea un clima più favorevole all’imprenditorialità, all’innovazione e al progresso economico rispetto a una società in cui la ricchezza suscita principalmente diffidenza, invidia e richieste di ridistribuzione. Gli economisti e gli psicologi sociali dovrebbero certamente prestare maggiore attenzione a queste connessioni.
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