Il tucumã e l’idea di salvare l’Amazzonia cambiando le regole del mercato

17 Settembre 2026 - 06:40
0
Il tucumã e l’idea di salvare l’Amazzonia cambiando le regole del mercato

Foresta Amazzonica

Marzo 2025. Da qualche parte nello Stato brasiliano del Pará, nel cuore della foresta pluviale amazzonica.

«Eccolo lì», dice la mia guida, John Goedschalk, indicando la cima di un albero imponente. Strizzo gli occhi e intravedo una macchia arancione che fa capolino tra le fronde verde intenso.

«È un frutto di tucumã», spiega, riferendosi al frutto arancione della palma di tucumã, originaria dell’Amazzonia.

Continuiamo a camminare, con gli stivali che affondano nel terreno umido. Goedschalk, imprenditore nel settore dei cosmetici sostenibili, spiega come i produttori spremano l’endocarpo (la parte interna della noce di tucumã) per ricavarne un burro ricco e naturale. Viene spesso utilizzato nelle creme idratanti e nei prodotti per la cura della pelle. Egli ritiene che questo ingrediente poco conosciuto e sottoutilizzato potrebbe diventare la colonna portante di un nuovo tipo di economia, nella regione.

«Se anche solo uno su tre dei saponi solidi in vendita negli Stati Uniti utilizzasse un solo grammo di burro di tucumã al posto dei tradizionali olio di palma o di cocco, si potrebbero sostenere 3.000 famiglie amazzoniche e contribuire a proteggere l’equivalente di più di un milione di campi da calcio di foresta pluviale».

Capisco cosa intende. È una proposta di valore convincente. Goedschalk fa una pausa, osservandomi mentre faccio due conti. «L’Amazzonia è ricca di ingredienti come questi: murumuru, açaí, jambu… C’è solo un problema».

Annuisco. Ho un’idea di cosa Goedschalk stia per dire. «Fammi indovinare… la gente dice di avere a cuore la sostenibilità… ma non sono disposti a pagare di più per un sapone all’estratto di tucumã?».

«Esattamente», risponde Goedschalk.

Le comunità locali e indigene desiderano fortemente preservare la natura. Tuttavia, senza opportunità economiche eque capaci di valorizzare i loro ingredienti naturali e di alta qualità, molti sono costretti a ricorrere allo sfruttamento delle risorse. Nessuno desidera abbattere la foresta. Tuttavia, quando proteggerla non è redditizio, si fa quello che si deve fare. Questo spesso significa disboscare foreste per allevare bestiame, oppure coltivare soia in grandi quantità per nutrire bestiame dall’altra parte del mondo. In altre zone, i fiumi vengono dragati e le foreste distrutte per estrarre oro, lasciando paesaggi craterizzati e mercurio tossico.

Camminando davanti a noi, il mio amico Rodrigo Medeiros di Re: wild, un gruppo ambientalista co-fondato da scienziati e Leonardo DiCaprio, lo spiega in modo semplice:

Per molti abitanti dell’Amazzonia, purtroppo, è più facile guadagnare con l’allevamento del bestiame o l’estrazione dell’oro anziché con i prodotti della foresta. Questa è la triste realtà che dobbiamo cambiare se vogliamo una possibilità di salvare il pianeta.

Come se fosse un segnale, passiamo davanti a dei cartelli inchiodati ai tronchi degli alberi, tutti scritti in portoghese. Goedschalk si ferma e ne traduce uno:

Preservare la natura significa preservare sé stessi. Noi ne siamo parte.

Proseguiamo in silenzio. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Una volta tornati in macchina, chiedo: «Allora, come si fa a creare domanda per il tucumã?». «Occorre cambiare le politiche», risponde Goedschalk con convinzione. Spiega che le persone sono più propense ad acquistare prodotti come il sapone a base di tucumã quando i governi mettono in atto il giusto mix di strumenti politici – impegni di acquisto anticipato, sussidi mirati o tasse sulle alternative più inquinanti. Insieme, queste leve hanno due effetti: rendono i prodotti sostenibili provenienti da fonti responsabili più competitivi in termini di costi, e in secondo luogo rendono più costose le alternative distruttive e prodotte in massa come l’olio di palma e, in misura sempre maggiore, l’olio di coccoa . «Per ottenere il massimo cambiamento sul piano del comportamento, sono necessari sia il bastone che la carota», afferma Goedschalk.

La sfida è innanzitutto far approvare tali politiche, soprattutto quando chi detiene il potere non sembra riuscire a mettersi d’accordo su granché, in questo periodo. »Bisogna mostrare ai responsabili cosa sia effettivamente possibile fare», afferma Goedschalk. «Idealmente, anche i governi dovrebbero sostenere l’innovazione fin dalle prime fasi per favorirne la diffusione. Ma se non sono disposti a farsi avanti, deve entrare in gioco un buon progetto pilota, sostenuto da una fondazione o da un’azienda disposta ad assumersi il rischio».

Pochi giorni dopo la nostra conversazione, si diffuse la notizia che Goedschalk aveva convinto una delle più grandi aziende al mondo nel settore della cura della persona a testare il burro di tucumã in una serie limitata delle sue saponette.

Goedschalk non è né un politico né un attivista. Tuttavia, sta fornendo una reale dimostrazione di imprenditorialità politica attraverso l’innovazione aziendale, plasmando il futuro dei mercati.

Copyright © 2026 by Michael Sheldrick. All rights reserved.

L'articolo Il tucumã e l’idea di salvare l’Amazzonia cambiando le regole del mercato proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User