In Italia 2,4 milioni di famiglie in povertà energetica, non possono difendersi dal caldo

Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo, confermando per l’ennesima volta che l’urgenza della transizione ecologica s’intreccia con quella per la lotta alle disuguaglianze socio-economiche. Nelle periferie urbane, dove agli edifici più vecchi si sommano scarsità di verde, servizi di prossimità e spazi pubblici adeguati, l’aumento delle temperature rischia di trasformarsi in una nuova forma di ingiustizia climatica: la cooling poverty, ossia l’impossibilità di mantenere abitazioni e spazi urbani a una temperatura confortevole durante le ondate di calore.
A rilanciare l’allarme è Legambiente, che alla vigilia della Giornata nazionale delle periferie urbane ha avviato da Napoli la seconda edizione della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata con Ricerca sul sistema energetico-Rse e Croce rossa italiana. Dopo la prima tappa nel quartiere napoletano di San Pietro a Patierno, la campagna proseguirà a Milano, Terni, Roma, Torino e Bari.
Il tema si inserisce in una crisi energetica e climatica già evidente. Secondo l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica il fenomeno ha raggiunto il 9,1% della popolazione, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie e concentrandosi soprattutto nel Mezzogiorno. Con ondate di calore sempre più frequenti e intense, questa difficoltà non riguarda più soltanto la capacità di riscaldare le case in inverno, ma anche quella di proteggersi dalle alte temperature estive.
Legambiente ricorda che, tra il 25 maggio e il 21 giugno, il ministero della Salute ha già emesso 21 bollettini di massima allerta per Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Rieti, Roma e Torino. Secondo uno studio dell’Imperial College London condotto su 854 città, l’Italia è stato nel 2025 il Paese europeo più colpito dal caldo estremo, con 4.597 vittime stimate.
Nel quartiere di San Pietro a Patierno, la mappatura realizzata da Rse ha evidenziato criticità che raccontano in modo concreto il legame tra disagio climatico e marginalità urbana. Nei 36 punti osservati tra spazi pubblici, aree verdi, servizi essenziali e infrastrutture, 25 risultavano direttamente esposti al sole. Nell’area giochi del Parco IV Aprile la pavimentazione ha raggiunto 63,9°C, mentre in via Casoria la temperatura ambientale ha toccato 36,5°C. Nei luoghi più ombreggiati, invece, la temperatura superficiale risultava inferiore del 61% e quella dell’aria del 25%.
«Contro il caldo estremo che si manifesta già da inizio estate – spiega Mariateresa Imparato, responsabile Giustizia climatica Legambiente – non bastano misure emergenziali. A più di due anni dall’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è tempo che il Governo stanzi le risorse affinché i comuni possano adottare azioni concrete per città più fresche e giuste. Lo continuiamo a ribadire con la seconda edizione della nostra campagna, ricordando che ciò è possibile solo attraverso una presa di coscienza delle amministrazioni locali e interventi concreti su verde urbano, ombra, spazi pubblici, acqua accessibile, mobilità sostenibile, welfare climatico e riduzione delle isole di calore. Senza lasciare indietro nessuno e mettendo al centro la tutela delle persone, a partire dalle fasce di popolazione più a rischio, specie nei quartieri più fragili, come bambini e anziani».
Per Legambiente, la risposta deve partire dalla scala dei quartieri: più superfici permeabili, materiali urbani meno soggetti ad accumulare calore, alberature, infrastrutture verdi e blu, luoghi climatizzati e una rete di rifugi climatici per le persone fragili. A Napoli l’associazione chiede anche una Strategia di adattamento climatico, un Ufficio clima, una consulta del verde e l’integrazione tra Piano urbanistico comunale e Piano del verde urbano.
«Il fenomeno della povertà energetica – aggiunge Francesca Bazzocchi, responsabile del Gruppo di ricerca “Uso efficiente dell’energia” di Rse – si manifesta con particolare intensità nelle periferie urbane, dove alla vetustà del patrimonio edilizio si sommano carenze di servizi, spazi verdi e luoghi di aggregazione. Durante il periodo estivo, la crescente frequenza di ondate di calore estremo ne amplifica ulteriormente la criticità. Diventa quindi essenziale adottare politiche mirate e calate sui contesti locali: senza una reale territorializzazione del fenomeno, si rischia infatti di progettare interventi inefficaci, destinati ai luoghi sbagliati».
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