La ex di Musk, la presunta Fidanzata Ranucci, e Angelucci senza telefono

11 Settembre 2026 - 07:40
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La ex di Musk, la presunta Fidanzata Ranucci, e Angelucci senza telefono

Per molti anni, una delle persone che mi sono più care e con cui parlo più di frequente è apparsa sul mio display con un altro nome. La prima volta che mi aveva chiamata, perché gli avevano chiesto di invitarmi a una cena, si era presentato, e io come mio solito non avevo ascoltato il nome, e quando si era trattato di memorizzarlo avevo scritto, invece di “Caio – Editore Taldeitali”, “Tizio – Editore Taldeitali”.

La pigrizia ha fatto sì che ci mettessi anni a premurarmi di capire come si cambiasse un nome memorizzato in rubrica, che è uno di quei problemi che nel mondo di prima non esistevano. Tutti noi vegliardi di tanto in tanto ritroviamo in fondo a cassetti vecchie agendine con nomi cui non pensavamo da decenni e numeri senza prefisso: la gente ti chiamava, rispondevi senza sapere chi fossero, si presentavano. Adesso, se rispondiamo e qualcuno dice «Sono Tizio», ci chiediamo se sia scemo: non lo sa che vediamo il nome sul display?

I nomi non sono il tema dell’articolo di oggi, ma fatemela prendere larga un altro po’. Trent’anni fa collaborai a un programma condotto da Natalia Estrada. Che il nome della conduttrice si pronunciasse con l’accento sulla seconda “a”, perché era spagnola, era una cosa che ci pareva assai esotica ma che tutti si aspettavano sapessimo senza appendere fogli di istruzioni alle pareti della redazione. Adesso, che serve il tutorial per tutto, il Corriere ogni volta che cita la ex di Lavitola, Natalia Potenza, scrive Natàlia.

Natalia Coll’accento Potenza, apprendo da Repubblica, aveva memorizzato il numero di Laura Cianfoni come «Laura fidanzata Ranucci», e magari è un errore come quello che avevo fatto io col mio amico, magari all’inizio l’aveva pensata fidanzata, poi ha scoperto di no ma non ha mai corretto. Fatto sta che pare evidente che la signora Cianfoni consideri questa dicitura un danno reputazionale, e qui arriviamo infine al tema del giorno che è anche l’unico tema in cui sono ferrata: come ti regoli quando sei stata con un impresentabile?

«Sono stanca del gossip, mi hanno già infangata abbastanza», dice la signora Fidanzata Ranucci al Corriere, il quale giustamente attento a non sovradeterminarla la definisce a quel punto «amica storica di Ranucci». In un titolo del giorno prima era “La donna a lui vicina” (nell’articolo «molto vicina»: me li vedo col metro da sarta a misurare la vicinanza prima di decidere come diavolo chiamarla).

Nel frattempo, su Facebook, Ranucci smentisce che Natalia Coll’Accento e Laura Fidanzata si scrivessero, e chiama la seconda «la mia collaboratrice», non è chiaro se domestica. Io me lo vedo, il bel Sigfrido, terrorizzato dalla piazzata della Cianfoni, uguale a quella che faremmo tutte noi imbarazzate dai nostri trascorsi sentimentali: tu adesso smentisci che noi fossimo fidanzati sennò ti pianto un casino.

Me lo vedo che suda, si allaccia e si slaccia i bottoni della camicia, e pigia coi ditoni sul display del telefono per assecondare ciò che vogliamo tutte noi ex di impresentabili: che nessuno ci contraddica quando diciamo ma quando mai, ma come ti permetti di pensarlo, ma chi lo conosce, fidanzata sarà tua sorella.

È con questo spirito che ho guardato la conferenza stampa di “Musk”, documentario di quattro ore (più precipita la soglia di attenzione, più i registi si ostinano a credere che per loro faremo un’eccezione guardando più di trenta secondi di roba). A Venezia, a presentarlo assieme al regista, ci sono delle tizie che la povera Giulia D’Agnolo Vallan, coordinatrice della conferenza stampa, non sa come presentare. Cosa dici, «Alex Gibney, regista, Ashley St. Clair, che ha partorito uno dei quattordici figli di quel ciellino di Elon»?

È evidente che le ex di Musk hanno rispetto all’essere state con un impresentabile un approccio opposto a quello mio o di Laura Fidanzata Ranucci. Non potendo negare – Elon ha figliato con tutte: sono prove difficili da occultare – optano per dirsi contrite, illuminate dalla tardiva consapevolezza che lui è un mostro fascista e loro preoccupate delle sorti della democrazia, e pronte a prendersi un pezzetto di riflettore dicendo peste e corna di quel tizio passato dalle loro mutande.

Ashley, con la matita più scura del rossetto, dice che Elon le ha offerto quaranta milioni per non comparire nel documentario (lui smentisce), e che lei quindi ha capito che il suo diritto di parola era prezioso e che poteva insegnare ai suoi figli che non bisogna farsi zittire dal denaro. Come ci fosse bisogno di ribadirlo: hai figliato con Musk, non potremmo mai memorizzarti nel telefono come «Quella interessata al denaro», Ashley.

Dice anche Ashley che Elon le manda un messaggino dicendo che devono fare «una legione di bambini prima che ci sia la guerra civile», e tutti in conferenza stampa si mettono a ragionare sul pericolo del fantastiliardario che butta lì disinvoltamente le parole «guerra civile», come questo fosse un tempo in cui la gente ha proprietà di linguaggio e si potesse prendere qualcosa alla lettera, e nessuno le chiede come abbia memorizzato Elon Musk, che mittente abbia quel messaggino: «padre di Romulus»? «Fantastiliardario da cui non mi farò zittire»? «Tizio che deve offrirmi ben più di 40 milioni»?

Di sicuro ha ragione Ranucci, il leader di sinistra che ci meritiamo, quando scrive per la trecentesima volta su Facebook che «i giornali di Angelucci» lo perseguitano (invece sugli altri giornali, quelli perbene, di lui e dei suoi pasticci non si parla per niente), e che possono farlo solo perché Angelucci «ha l’astuzia di non usare telefoni e quindi a differenza degli altri non può essere intercettato».

Antonio Angelucci a settembre compie 82 anni, ma questo sappiamo bene che non basta a non farsi intortare dal presente: ci sono vegliardi che non solo usano il cellulare ma si accendono la telecamera del telefono in faccia, o si fanno creare i disegnini dall’intelligenza artificiale. Poiché ho assoluta fiducia in qualunque cosa dica Ranucci, assumo sia vero che Antonio Angelucci invece non ha un telefono.

Non ha un telefono che le procure possano intercettare o requisire svelandoci messaggi inopportuni e bombe d’amore, e già questa è una saggezza non da poco. Non ha un telefono la cui telecamera accendersi in faccia per dirci cosa pensa del mondo. Non ha un telefono in cui memorizzare il bel Sigfrido come «Lo scamiciato». Non ha un telefono in cui memorizzare Elon Musk come «Paperon de’ Guerrafondai».

Ringrazio il bel Sigfrido per avermi fornito il sospetto che Antonio Angelucci sia l’ultima persona seria rimasta in questo derelitto paese, l’unico le cui ex non debbano vergognarsi, l’unico di cui le signore non dicano «guardi, al massimo collaboratrice».

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