L'Arabia Saudita in fiamme, i miliziani Houthi consolidano le posizioni sullo Stretto di Bab el-Mandeb

Torniamo di nuovo a occuparci di Mar Rosso e dello Yemen poiché gli sviluppi odierni ci dimostrano che non siamo più davanti soltanto a una ripresa episodica degli attacchi compiuti dagli Houthi – come in passato – contro l'Arabia Saudita; purtroppo dobbiamo prendere atto che gli episodi di questi giorni stanno profondamente incidendo sull'equilibrio strategico tra Arabia Saudita, Iran, Yemen e Usa.
Oggi, 15 settembre 2026, gli Houthi, infatti, hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi strategici sauditi e, nel frattempo, per tenersi occupati, hanno consolidato le loro posizioni sulla costa yemenita del Mar Rosso, compresa la fondamentale area strategica costituita dallo Stretto di Bab el-Mandeb.
A questo punto, il rischio per il Regno saudita non è soltanto militare ma diventa soprattutto strategico ed economico; infatti, conosciamo bene quanto Riyadh abbia investito nella propria capacità di esportare petrolio attraverso il Mar Rosso, soprattutto in relazione alla riduzione della sua vulnerabilità legata, come sappiamo, al controllo dello Stretto di Hormuz con tutto ciò che rappresenta per i flussi di traffico mercantile. In base agli sviluppi di questi ultimi giorni, non siamo distanti dal vero nell’affermare che ora i sauditi si trovano di fronte a una situazione davvero paradossale: si sta dimostrando in tutta evidenza che le principali vie alternative del greggio e del gas saudite possono essere messe, contemporaneamente, sotto una pressione tale da bloccare del tutto le esportazioni.
L'attacco alla “East-West Pipeline” saudita ha già costretto Riyadh a interromperne, temporaneamente, il funzionamento; è stato stimato dagli analisti del settore che una chiusura prolungata potrebbe coinvolgere una quantità di petrolio equivalente al 4% dell'offerta mondiale.
Per quanto concerne gli Houthi, va riconosciuto che non costituiscono semplicemente un telecomando iraniano: dimostrano, invece, di possedere una propria “agenda yemenita” e sono capaci di agire in completa autonomia. Va detto, per inciso, che il controllo della costa occidentale dello Yemen sta dimostrando all'Iran che gli Houthi sono un alleato capace di esercitare la propria influenza su uno dei punti più delicati del commercio marittimo mondiale.
Da questa prospettiva, non occorre che Teheran debba necessariamente chiudere gli stretti: è sufficiente poterli rendere rischiosi, costosi e imprevedibili. Le possibili ricadute potrebbero comportare nell’immediato l’aumento dei premi assicurativi delle navi; la deviazione delle rotte marittime; aumento dei tempi di trasporto. È intuitivo che questo possibile scenario produrrebbe incrementi nel prezzo del petrolio e pressione inflazionistica, conferendo maggiore potere negoziale all'Iran. A questo punto si affaccia un paradosso geopolitico inatteso ma che comincia a intravedersi piuttosto realistico.
Conosciamo gli sforzi condotti dall'Arabia Saudita, negli ultimi anni, finalizzati a disegnare una condotta strategia mirante alla de-escalation con l'Iran; tuttavia, se gli Houthi continueranno a colpire ancora il territorio saudita, Riyadh potrà essere costretta ad aumentare le azioni militari, col grave rischio d’innescare una nuova guerra yemenita. Un’altra suggestiva ipotesi potrebbe invece essere collegata alla ricerca di una via diplomatica con Teheran, nel tentativo di neutralizzare gli Houthi e bloccare l'escalation oggi presente nella regione.
Washington, almeno per ora, non sembra intenzionata a svolgere un ruolo attivo in difesa dell’alleato saudita. Quindi, potrebbe esserci sufficiente spazio per il verificarsi di quest’ipotesi apparentemente assurda: più gli Houthi attaccano l'Arabia Saudita, più Riyadh potrebbe avere interesse a parlare direttamente con Teheran. Un’ipotesi molto azzardata, lo sappiamo, ma riesce difficile a intravedere altre soluzioni.
Con buona pace l'influenza americana, che verrebbe così ad essere quasi del tutto annientata, dopo che per decenni il patto implicito nel Golfo Persico è stato incardinato su questo assioma: gli Usa garantiscono la sicurezza e l’Arabia Saudita, e gli Stati del Golfo garantiscono stabilità energetica agli Usa. Un architrave che adesso si sta sbriciolando; il 28 febbraio scorso è stato l’inizio della tempesta perfetta.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)