Rinnovabili, la Regione Toscana punta sulla «co-progettazione» tra ente pubblico e privati

Molto lentamente ma avanza la produzione normativa toscana per chiarire il quadro regionale in merito all’installazione di nuovi impianti rinnovabili sul territorio. Stamani il presidente Giani e l’assessore Barontini sono intervenuti nella seduta congiunta delle commissioni Ambiente e territorio e Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale, dove hanno illustrato gli atti in materia di aree idonee per realizzare impianti di produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili e per la semplificazione dei regimi amministrativi.
«Il dibattito a livello nazionale sta evolvendo secondo dinamiche errate – argomenta Giani – La prassi per cui i privati presentano progetti senza un preventivo confronto con l’ente pubblico, costringendo Regioni e Comuni a una funzione puramente passiva del tipo ‘prendere o lasciare’, rappresenta il modo peggiore per promuovere l'energia. L'obiettivo della Toscana è invece invertire questa rotta, promuovendo una reale co-progettazione tra ente pubblico e soggetti privati, facendo in modo che anche il sistema delle imprese pubbliche regionali possa installare pannelli fotovoltaici sulle proprie strutture e proprietà». Giani ha dunque introdotto il contesto normativo, costituito da due testi di legge e uno di pianificazione che il Consiglio regionale affronterà «a breve».
«Con la proposta di legge si intende procedere all’individuazione di aree idonee ulteriori rispetto a quelle individuate dallo Stato – ha detto Giani – cercando un punto di equilibrio tra l’esigenza di assicurare una transizione energetica, realizzando impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili solare, eolica e idroelettrica, e l’esigenza di salvaguardare il paesaggio, le aree agricole e la loro funzione produttiva. Nella legge nazionale c’era la possibilità di poter realizzare impianti fotovoltaici a 300 metri dall’autostrada, noi l’abbiamo ampliata anche alle strade di grande comunicazione regionale; tra le aree pubbliche destinate abbiamo inserito anche le proprietà regionali e di enti pubblici, di comuni e di enti di gestione. In sintesi assecondiamo le opportunità previste dalla legge nazionale e facciamo alzare la voce dei Comuni facendogli fare un documento di indirizzo perché possano avere un ruolo da protagonisti».
Se gli uffici dei Comuni avranno personale formato e sufficiente per adoperarsi in questo sforzo, vista anche la piccola dimensione di molti di essi, resta naturalmente un interrogativo aperto. Nel mentre le bollette salgono e la transizione energetica resta al palo. Nelle aree ordinarie, in Italia gli iter autorizzativi durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie), a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue e ben oltre i limiti fissati dalla direttiva Red III. Al contempo, in base ai dati Terna, ben 12 Regioni risultano in ritardo ai pur deboli obiettivi fissati dal Governo Meloni nel 2024 col decreto Aree idonee, ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021: nell’ordine, sul podio si trovano Sardegna, -599 MW; Calabria, -447 MW; Toscana.
Andrà diversamente con le aree idonee? L'impalcatura normativa toscana in divenire presentata si compone di tre strumenti interconnessi, due di legge e uno di pianificazione. «Il primo atto – ha aggiunto Giani – riguarda il Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione, che attua e specifica le indicazioni della legge nazionale 4 del 2026 sul posizionamento degli impianti fotovoltaici. Ad esso si affianca la legge sui siti idonei, concepita per fissare le regole territoriali e individuare, comune per comune, le superfici prive di vincoli ambientali o paesaggistici: questa norma coinvolgerà direttamente 157 Comuni su un totale di 353, mettendo a disposizione una superficie utilizzabile pari al 3% del territorio regionale (in base ai dati anticipati a giugno a greenreport dall’assessore Barontini, per il fotovoltaico si parla di un 5% di aree idonee stabilite da norma statale, cui la Toscana potrà aggiungere fino a un 3,5%, ndr). Infine, la terza proposta di legge è incentrata sulle misure di semplificazione procedurale, indispensabile per fissare i principi di snellimento amministrativo, agevolare il rapporto tra investitori e decisori pubblici e valorizzare la programmazione concordata. Proprio all'interno di questo testo presenteremo l'emendamento che offrirà ai Comuni tre mesi di tempo per redigere un proprio documento di indirizzo sulle energie rinnovabili».
Barontini ha concluso aggiungendo che «gli atti sono stati pensati per essere letti insieme e concepiti come un unico pacchetto di un’unica strategia, la legge sulle aree idonee individua dove e quali tipologie di impianto realizzare, la legge sulla semplificazione serve per dare accelerazione ai procedimenti autorizzativi e amministrativi. L’impianto si completa con il Priz, il Piano Regionale di Individuazione delle Zone di Accelerazione Terrestri, lo strumento normativo e pianificatorio utilizzato dalle Regioni italiane per mappare le aree idonee e le zone di accelerazione destinate all’installazione di impianti a fonti energetiche rinnovabili. Gli unici divieti come fotovoltaico nelle aree agricole e aree Unesco sono stabiliti a livello statale e non possono essere aggiunti dalla regione; la pdl non si sottrae al tema dell’agrivoltaico prevedendo un modello dove l’imprenditore agricolo e il progetto di sviluppo dell’attività agricola restano centrali e fissa all’1% su scala regionale e al 3% su scala comunale la soglia di Sau (superficie agricola utilizzata) massima occupabile da impianti rinnovabili. Si prevedono anche compensazioni economiche per i comuni che installeranno impianti, anche in ambito ambientale. La pdl 40 è un unicum nazionale perché introduce elevati standard di semplificazioni, aumentando le soglie di accesso alle procedure amministrative semplificate e anche semplificazioni burocratiche».
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