Lo Sceriffo, il Kraken, e il piano di Renzi per contare di più nel centrosinistra

Venerdì prossimo Vincenzo De Luca aprirà la Leopolda. Un colpo di mercato mica male. Il paludato sindaco di Salerno, per anni viceré della Campania, lo «Sceriffo» che fu tra i primi a mettere la sicurezza delle città al centro del discorso politico, il castigamatti di almeno due o tre generazioni di dirigenti della sinistra, il De Luca trasformato da Crozza in un personaggio popolare, può essere l’asso nella manica di Matteo Renzi.
«È un sindaco sanguigno, esperto, molto capace e può dare molto ai più giovani ma anche in generale al centrosinistra. Si chiama Vincenzo De Luca, forse ne avete sentito parlare. Si parte dunque venerdì alle 18 e l’aperitivo sarà con il Kraken e lo Sceriffo», ha scritto Renzi nella sua Enews. E quel richiamo allo «Sceriffo» non è affatto casuale. La sicurezza è da sempre uno dei terreni sui quali Renzi ha contestato al centrosinistra ritardi, timidezze, rimozioni. E con l’aria «vannacciana» che spira nel Paese, la scelta di De Luca non appare precisamente fuori sincrono.
Sul palco della kermesse fiorentina saliranno anche Mario Calabresi, probabilissimo candidato a sindaco di Milano, e il presidente del Pd Stefano Bonaccini. Renzi poi lancerà la candidatura di Pietro Bartolo alle primarie in Sicilia.
De Luca torna dunque in campo. Se si candidasse alle elezioni, potrebbe offrire a Casa riformista la chiave per superare la soglia del tre per cento. E potrebbe persino pescare voti nell’elettorato moderato del centrodestra.
Una mossa disperata, diranno i critici. L’ennesima genialata, risponderanno i fan. Con Renzi, del resto, la lettura è sempre questa: o è una follia o è un colpo da maestro.
È presto per dire se De Luca si presenterà alle primarie. Ma il famoso nome del centro del centrosinistra comincia ad avere una fisionomia precisa. E sarebbe un colpo in faccia anche ai civici di Alessandro Onorato, che rappresenta il nemico più recente di Renzi.
Di certo, un nome così pesante scombinerebbe i giochi. E non è difficile capire a chi potrebbe nuocere di più: a Elly Schlein. Che Renzi abbia sempre teorizzato la necessità di trovare un sindaco, o almeno un ex sindaco, era noto. Si pensava però a una nuova leva amministrativa, a qualche volto capace di rappresentare il riformismo del futuro. Non al vecchio ex governatore della Campania.
Ma De Luca, a differenza di molti aspiranti leader, una cosa ce l’ha: i voti. Soprattutto in Campania. E proprio qui la sua eventuale discesa in lizza potrebbe fare male al campo largo nella sua attuale configurazione con Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni. Perché il sindaco di Salerno non arriverebbe con l’aria del candidato di testimonianza. Arriverebbe con un profilo amministrativo, un linguaggio muscolare, una riconoscibilità personale enorme e una lunga storia di conflitto con il gruppo dirigente nazionale del Pd.
Se davvero De Luca scendesse in campo alle primarie, il quadro cambierebbe radicalmente. Per Schlein sarebbe difficile non considerarlo come un dito nell’occhio. Vedremo. Di fatto, Renzi si muove. E non è detto che questo rasserenerà gli animi inquieti nella Torre di Babele del centrosinistra.
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