Migliora lo spreco di cibo in Italia, ma gettiamo ancora 493,7 grammi di alimenti a settimana

Lo spreco alimentare domestico degli italiani scende sotto la soglia dei 500 grammi settimanali pro capite. Sono 493,7 grammi, l’11,17% in meno rispetto ai 555,8 rilevati nell’agosto 2025 e un risultato migliore anche dei 554 grammi registrati lo scorso 5 febbraio. In cima alla pattumiera restano frutta fresca, pane e verdure.
La fotografia arriva dal nuovo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International, presentato oggi in occasione della settima Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari. Un miglioramento che avvicina l’Italia al target 12.3 dell’Agenda Onu 2030, fissato dalla ricerca a 369,73 grammi settimanali pro capite: per raggiungerlo occorre dunque tagliare ancora circa 124 grammi, un quarto dello spreco attuale.
«Nell’autunno 2026 scendiamo sotto la soglia “psicologica” dei 500 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana: per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana», spiega Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio. Un dato significativo anche perché arriva nel decennale della legge Gadda n. 166/2016, nata per favorire il recupero delle eccedenze alimentari.
La prudenza resta però necessaria. «Questo significativo miglioramento proietta l’Italia verso il raggiungimento del Target 12.3 degli Obiettivi di Sostenibilità dell’Onu, fissato nella soglia-obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali, anche se le oscillazioni registrate negli anni impongono cautela prima di parlare di un cambiamento consolidato e strutturale», sottolinea Segrè. Aggiungendo che «il sistema agroalimentare è sotto stress», in quanto «crisi climatica e instabilità geopolitica si sommano, aumentando i costi di produzione e facendo pressione sui prezzi al consumo».
Anche la geografia dello spreco restituisce un Paese frammentato. Il Nord è l’area più virtuosa, con 472,2 grammi settimanali pro capite, mentre il Centro arriva a 510 e il Sud a 507,9. Rispetto al 2025 il Mezzogiorno recupera dieci punti percentuali, mentre il Centro ne perde quindici. Nelle regioni centrali pesano soprattutto pane fresco e prodotti lattiero-caseari, al Sud le pietanze preparate in eccedenza, a partire dalla pasta cotta, insieme agli snack salati.
La frattura più netta è però quella sociale. Le persone con un basso potere d’acquisto sprecano il 26% in più della media nazionale, con un peggioramento di 24 punti percentuali rispetto all’agosto 2025. Si tratta spesso di alimenti primari comprati in quantità eccessive per approfittare delle offerte: il tentativo di risparmiare finisce così, paradossalmente, per alimentare lo spreco. Le famiglie con figli, grazie anche alla maggiore regolarità dei pasti, gettano invece il 19% in meno della media, mentre quelle senza figli registrano un dato superiore del 17%.
«Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi di euro l’anno – snocciola ancora Segrè – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto. E il paradosso è che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito. Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze».
Dietro gli alimenti che finiscono nella spazzatura c’è un intreccio tra deperibilità, organizzazione domestica e strategie commerciali. Il 36% degli intervistati afferma che frutta e verdura vanno rapidamente a male, il 33% dimentica il cibo in frigorifero o in dispensa e il 32% ritiene che alcuni prodotti siano venduti già poco freschi. Il 28% compra troppo per paura di restare senza scorte, la stessa quota non gradisce consumare gli avanzi e il 26% riconosce semplicemente di eccedere durante la spesa. Per un intervistato su quattro incidono inoltre le troppe offerte promozionali.
Come evitarlo? Le pratiche antispreco più diffuse intervengono quando il rischio di deterioramento è già evidente: il 59% consuma prima il cibo più a rischio, il 57% congela ciò che non può mangiare a breve e il 54% controlla se un prodotto appena scaduto sia ancora utilizzabile. Metà degli italiani acquista frutta e verdura di stagione, il 43% prepara una lista della spesa e il 42% valuta le quantità prima di cucinare.
Restano meno radicate le abitudini preventive: soltanto il 36% organizza frigorifero e dispensa in base alle scadenze, il 30% cerca ricette per recuperare gli avanzi, il 23% privilegia confezioni piccole e il 21% programma i pasti della settimana. Rispetto al 2025, la stima preventiva delle porzioni perde sei punti percentuali, l’acquisto di piccoli formati cinque e la pianificazione settimanale quattro. Appena il 9%, infine, dona abitualmente il cibo eccedente a parenti o vicini.
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