Toscana, per diventare operatore dei grandi carnivori bisogna essere cacciatori. LNDC Animal Protection scrive a Giani

29 Settembre 2026 - 16:05
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Toscana, per diventare operatore dei grandi carnivori bisogna essere cacciatori. LNDC Animal Protection scrive a Giani

Dal 21 settembre fino al  5 ottobre sono aperte le iscrizioni al Corso abilitazione Operatori Grandi Carnivori per le Province di Arezzo, Firenze, Grosseto e Massa Carrara in base al Decreto regionale n. 20487 del 16.09.2026. La Regione Toscana informa che «I corsi sono svolti dal personale della Task Force Lupo e sono a titolo gratuito (…) Il numero massimo dei partecipanti per ciascun corso è di venticinque persone esclusivamente in presenza. Qualora il numero delle domande sia  superiore ai posti disponibili, sono ammessi prioritariamente i candidati in possesso di uno o più dei seguenti requisiti elencati nel decreto. Per ottenere l'abilitazione è necessario la presenza al 100% delle ore di corso, il superamento di una prova di esame scritta e di una orale, la partecipazione ad una esercitazione pratica e, in applicazione delle indicazioni di ISPRA, l’attestazione di una prova pratica relativa alla capacità nel maneggio dell'arma e di tiro presso una sede del Tiro a Segno Nazionale».

Esulta Agrivenatoria biodiversitalia (AB), la nuova organizzazione di Coldiretti che opera al fianco degli istituti faunistici privati: «Un traguardo atteso e fortemente sollecitato dal mondo agricolo, “l’iniziativa è stata infatti fortemente voluta da AB e Coldiretti, che da tempo richiedevano interventi concreti, rapidi ed efficaci per far fronte all’escalation di attacchi predatori a cui sono quotidianamente sottoposti gli allevatori e le aziende zootecniche del territorio. Gli operatori formati saranno abilitati a svolgere quattro funzioni operative fondamentali: Monitoraggio scientifico: Rilevamento e tracciamento della presenza dei grandi predatori sul territorio toscano. Sopralluoghi in caso di criticità: Interventi diretti sul posto a seguito di segnalazioni da parte di cittadini, allevatori o enti locali. Interventi di dissuasione: Attuazione di tecniche e strumenti di allontanamento incruento per condizionare i soggetti confidenti. Attività di prelievo e rimozione: Esecuzione delle operazioni di prelievo/rimozione, acquisito il parere di Ispra, dei soggetti problematici in piena conformità con le norme vigenti (Art. 19, comma 2 e Art. 19-ter, comma 4 della Legge 157/1992). L’avvio di questi corsi rappresenta l’anello mancante nell’applicazione del quadro normativo nazionale ed europeo. Formare personale tecnico e selezionato capace di operare sul campo con strumenti idonei, sia per la dissuasione che per l’eventuale rimozione selettiva autorizzata dalle autorità competenti».

Un entusiasmo che non è per niente condiviso dalla LNDC Animal Protection: «Per gestire il lupo in Toscana bisogna prima essere cacciatori. Sembra essere questa la scelta della Regione Toscana per il corso di abilitazione degli “Operatori dei grandi carnivori”, che individuerebbe come primo requisito di accesso il possesso del porto d’armi per uso caccia».

Secondo LNDC Animal Protection la decisione della Regione è gravissima e per questo ha scritto  una lettera al pPresidente della Regione Eugenio Giani, chiedendo l’immediato ritiro dell’iniziativa.

Per l’associazione animalista, «Il bando introduce un criterio di selezione che nulla ha a che vedere con le competenze necessarie per conoscere, monitorare e gestire una specie protetta come il lupo. La maggior parte dei biologi, veterinari, naturalisti, ricercatori, operatori faunistici e volontari impegnati da anni nei censimenti e nel monitoraggio della specie vengono di fatto esclusi se non possiedono un porto d’armi per uso caccia».

La presidente LNDC Animal Protection, Piera Rosati, accusa: «E’ una scelta che ribalta completamente la logica della gestione faunistica. La Regione Toscana dice chiaramente che il primo requisito non è conoscere il lupo, ma essere cacciatori. Le competenze scientifiche vengono dopo, mentre il porto d’armi è il requisito indispensabile per entrare in aula. E’ un messaggio profondamente sbagliato».

L’associazione contesta anche il contenuto del percorso formativo previsto dalla Regione: «In appena 18 ore di corso dovrebbero essere affrontati temi complessi come genetica, etologia, organizzazione sociale del lupo, monitoraggio, dinamica delle popolazioni, ibridazione, normativa nazionale ed europea, gestione dei conflitti con le attività umane e tecniche di dissuasione».

La Rosati fa notare che «Parliamo di materie che richiedono anni di studio, esperienza sul campo e aggiornamento continuo. Pensare di condensarle in poche ore per abilitare figure selezionate innanzitutto perché cacciatori svilisce completamente il valore delle competenze scientifiche e professionali necessarie per lavorare con una specie così complessa. Per LNDC Animal Protection la domanda fondamentale è un’altra: qual è il vero obiettivo di questi corsi? Formare persone realmente competenti nella conservazione e nella gestione del lupo oppure creare una nuova categoria di cacciatori abilitati a intervenire sui grandi carnivori nell’ambito delle politiche di rimozione della specie? La gestione del lupo non può essere affidata prioritariamente a chi appartiene al mondo venatorio, Chi studia questa specie, conosce il comportamento dei grandi carnivori e lavora ogni giorno per prevenire i conflitti con le attività umane dovrebbe essere il primo interlocutore delle istituzioni, non l’ultimo.

Per questo, LNDC Animal Protection chiede alla Regione Toscana di ritirare il bando e di costruire un nuovo percorso formativo fondato sulle competenze scientifiche, aperto a tutte le figure qualificate e orientato alla tutela e alla convivenza con i grandi carnivori, non alla loro gestione attraverso il filtro del porto d’armi.

La Rosati conclude: «Se per occuparsi di una specie particolarmente protetta bisogna prima essere cacciatori, allora non stiamo formando esperti di grandi carnivori: stiamo scegliendo una categoria di persone per insegnare loro a cacciare il lupo. E’ esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare un’istituzione per tutelare la biodiversità e l’ambiente».

Intanto arriva la notizia di due  lupi morti nel giro di pochi giorni nella provincia di Pisa, a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Una lupa è stata uccisa a colpi di arma da fuoco nella zona del Paduletto, nel Comune di Vecchiano, mentre poco distante, ad Arena Metato, è stato ritrovato il corpo senza vita di un cucciolo, sul quale sono ancora in corso gli accertamenti per stabilire le cause della morte. Una sequenza di episodi che LNDC Animal Protection definisce gravissima. L’associazione ha sporto denuncia contro ignoti e chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

La Rosati evidenzia che «Siamo di fronte a fatti di una gravità enorme. L’uccisione di una lupa rappresenta un danno gravissimo non solo per il singolo animale, ma per l’intero branco e per la sopravvivenza dei cuccioli che da lei dipendono. Se a questo si aggiunge il ritrovamento di un cucciolo morto nella stessa zona, è impossibile non parlare di una situazione allarmante. Da troppo tempo denunciamo il clima di ostilità e di criminalizzazione nei confronti del lupo, alimentato da campagne portate avanti da alcuni politici e lobby che lo descrivono come un nemico da eliminare. Quando una specie protetta viene uccisa con un’arma da fuoco, non possiamo limitarci a parlare di un episodio isolato. Serve individuare i responsabili e perseguirli con la massima fermezza. Chiediamo che venga fatta piena luce su entrambi gli episodi e che non venga sottovalutata quella che potrebbe essere una vera escalation di violenza contro il lupo. Ogni uccisione impoverisce il patrimonio naturale del nostro Paese e rappresenta un attacco alla biodiversità e allo Stato di diritto. LNDC Animal Protection seguirà da vicino questa vicenda affinché i responsabili vengano individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni».

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