Trump ha spiegato perché delle Nazioni Unite si può fare a meno

23 Settembre 2026 - 11:40
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Trump ha spiegato perché delle Nazioni Unite si può fare a meno

Donald Trump

Donald Trump è salito sul podio dell’Assemblea generale per parlare alle Nazioni Unite. A tratti è sembrato che fosse andato lì per spiegare perché delle Nazioni Unite si può fare a meno.

Ha raccontato un mondo nel quale i problemi vengono risolti quando intervengono gli Stati Uniti, naturalmente sotto la sua guida.

L’Iran? Ha rivendicato la guerra con nomi e cifre precise: l’operazione “Midnight Hammer” avrebbe «obliterato» il programma nucleare iraniano «sotto montagne di macerie», mentre l’operazione “Epic Fury” avrebbe distrutto la marina di Teheran: «Tutte le 159 navi della loro flotta ora giacciono sul fondo del mare», ha detto.

Il Venezuela? Trump ha celebrato l’operazione di gennaio che ha portato all’arresto di Maduro a Caracas e al suo trasferimento negli Stati Uniti dove è ora sotto processo per narcotraffico. Al suo posto governa, sotto la supervisione americana, l’ex vicepresidente Delcy Rodríguez, con cui Washington ha già firmato un accordo che apre le riserve del paese alle compagnie petrolifere statunitensi. «Al vincitore spettano le spoglie», ha detto Trump, rivendicando l’accordo senza pudore, ma sempre nel quadro della sua missione di essere “il presidente della pace”.

E il Messico? Il Messico deve riprendere il controllo del proprio territorio dai cartelli, e Trump lo farà per tutti. La Groenlandia? L’accordo firmato lo stesso giorno con Danimarca e governo groenlandese garantirà agli Stati Uniti il controllo permanente sulla sicurezza dell’isola e impedirà agli avversari dell’America di stabilirvi una presenza militare senza il consenso di Washington.

Nel dramma dei bambini sottratti dalla Russia all’Ucraina entra in scena anche la famiglia presidenziale: Trump ha rivendicato il lavoro della «First Lady» per favorire i ricongiungimenti.

Non è soltanto la consueta, interminabile enumerazione trumpiana dei propri successi. Messo tutto insieme, emerge un messaggio politico: l’ordine internazionale funziona quando l’America agisce.

Ed è qui che il discorso pronunciato al Palazzo di Vetro diventa interessante. Perché dopo aver spiegato che cosa fanno gli Stati Uniti, Trump ha spiegato che cosa non devono fare le istituzioni internazionali.

Il presidente Usa ha rivendicato il taglio del 15 per cento al bilancio dell’Onu e l’eliminazione di più di quattromila posti nella sua burocrazia. Ha accusato «burocrati globalisti che nessuno ha mai eletto» di voler imporre la propria agenda e tasse per tutti. E così via.

Poi è arrivato alla Corte penale internazionale. L’ha definita un’istituzione fuori controllo, un tribunale antiamericano, una «rogue institution» – una istituzione canaglia – e ha invitato tutti i 125 Stati membri ad abbandonarla immediatamente.

La Cpi, naturalmente, non fa parte dell’Onu e gli Stati Uniti non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma. Ma proprio per questo l’attacco è rivelatore. Il bersaglio non è un particolare organismo delle Nazioni Unite ma l’idea stessa che possa esistere sopra gli Stati – e soprattutto sopra gli Stati Uniti – una regola, un giudice o un’istituzione internazionale capace di limitarne l’azione.
Trump non propone di abolire le Nazioni Unite. Anzi, ha detto che possiedono un grande potenziale e rivendica di averne promosso la riforma. Ma l’Onu che emerge dal suo discorso è soltanto un luogo nel quale gli Stati si incontrano, parlano e magari raggiungono accordi. Non il nucleo di un ordine internazionale fondato su regole che valgono anche quando limitano la libertà delle grandi potenze.

È proprio il problema di fronte al quale si trovano le Nazioni Unite.

Nel 1945 il compromesso era stato abbastanza chiaro: alle grandi potenze veniva riconosciuto un enorme privilegio, il veto, in cambio della loro partecipazione a un sistema di sicurezza collettiva fondato sulla Carta.

Oggi rischia di restare il privilegio mentre il sistema si indebolisce.

Trump propone un’altra formula. Non un governo mondiale, che considera una minaccia, ma una comunità di Stati sovrani nella quale l’ordine viene garantito soprattutto dalla capacità della potenza maggiore di intervenire, punire, negoziare e imporre accordi.

E infatti, nel suo racconto, c’è sempre qualcuno che agisce: lui, Trump, bombarda l’Iran, fa arrestare Maduro, combatte i cartelli, sistema la Groenlandia, cerca di fermare la guerra in Ucraina. Le istituzioni internazionali, invece, quando compaiono, sono i burocrati che spendono, regolano, tassano e indagano.

Quasi una divisione del lavoro: l’America fa, l’Onu intralcia.

È una concezione coerente. Ma contiene una domanda enorme che, dal podio dell’Assemblea generale, Trump non ha affrontato. Se il diritto cede alla sovranità e la sovranità alla forza, è difficile sostenere che questa regola debba valere per Washington e non per Mosca o Pechino.

Perché un ordine fondato sulla forza funziona benissimo finché a essere più forte sei tu.

L'articolo Trump ha spiegato perché delle Nazioni Unite si può fare a meno proviene da Linkiesta.it.

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