Un motore da 2.100 miliardi di dollari: come la transizione pulita sta ridisegnando l’economia cinese

Un dato per tutti: 2.100 miliardi di dollari. È il valore economico che nel 2025 è stato generato dall’intero comparto delle tecnologie pulite, comprensivo di investimenti, filiere produttive e impianti. La transizione energetica in Cina sta attraversando un momento di profonda trasformazione, evolvendo da una prima fase di pura espansione delle fonti pulite a una vera e propria sostituzione dei combustibili fossili. Secondo quanto evidenziato dal report “China Energy Transition Review 2026” di Ember, Pechino sta abbandonando la logica di semplice affiancamento delle rinnovabili al sistema energetico tradizionale. Osservano i ricercatori del think tank britannico che la transizione energetica della Cina sta procedendo secondo il principio del «costruire mentre si smantella» («building while breaking»), man mano che il suo sistema di energia pulita inizia ad assumere le funzioni che per lungo tempo sono state svolte dai combustibili fossili.
Dalle quasi cinquanta pagine di analisi ricche di dati, grafici e tabelle si legge he nel corso del 2025 l’imponente crescita dell’eolico e del solare ha coperto nel Paese l’intera nuova domanda di energia elettrica della nazione, registrando un aumento complessivo del 5%. Questo traguardo ha permesso, per la prima volta in un decennio, di ridurre marginalmente la generazione da centrale termica e di stabilizzare il consumo di carbone. La portata di questa svolta si osserva chiaramente a livello locale: in ben 17 delle 26 province analizzate, la produzione da carbone ha ormai smesso di crescere, segnando l’inizio di una fase di declino strutturale.
Spiegano i ricercatori di Ember, che per redigere questo report si sono basati su dati pubblici cinesi, fonti internazionali quali l’Agenzia internazionale per l’energia e la Banca mondiale, nonché sui set di dati del loro stesso think tank, per sostenere l’integrazione di una quota così imponente di energie variabili, la Cina ha accelerato in modo determinante sullo sviluppo dell'architettura di accumulo e sulla flessibilità della rete. Nel solo 2025 il Paese ha installato circa il 60% dei nuovi sistemi di batterie a livello mondiale, facendo segnare un balzo dell’84% rispetto all’anno precedente. Oltre all’aumento della capacità installata, l’utilizzo effettivo di queste risorse è raddoppiato in breve tempo, permettendo di gestire i picchi di consumo senza dover fare continuo affidamento sugli impianti a carbone. Parallelamente, stanno muovendo i primi passi su scala commerciale anche soluzioni di stoccaggio a più lunga durata, come gli impianti ad aria compressa e a sali fusi. Questo cambio di passo garantisce maggiore stabilità al sistema e dimostra come la flessibilità pulita stia progressivamente sostituendo i compiti storicamente svolti dai fossili.
L’impatto di questa svolta è sempre più evidente anche nei settori finali della domanda, a partire dai trasporti e dall’industria manifatturiera. Se il mercato delle autovetture elettriche è ormai consolidato con percentuali di vendita maggioritarie, la novità risiede nella rapida conversione dei veicoli commerciali pesanti: nel 2025 i camion elettrici hanno raggiunto il 26% delle nuove immatricolazioni. Questa trasformazione della mobilità sta già rimpiazzando circa un milione di barili di petrolio al giorno, modificando la dipendenza strutturale dalle importazioni. Sul fronte industriale, mentre la manifattura leggera soddisfa ormai circa tre quarti dei propri consumi tramite l'elettricità, si iniziano a intravedere i primi segnali di arresto dei consumi fossili anche in comparti tradizionalmente complessi da decarbonizzare, come la lavorazione dei metalli e dei minerali.
Oltre ai benefici ambientali, la transizione pulita si è affermata come il vero e proprio motore trainante dell’economia cinese. Nel 2025, come anticipato sopra, l’intero comparto delle tecnologie pulite, comprensivo di investimenti, filiere produttive e impianti, ha generato un valore economico stimato in circa 2.100 miliardi di dollari. Una cifra di questa portata posiziona il settore green su una scala paragonabile a quella dei comparti storici del Paese, come l’immobiliare, gli elettrodomestici e le costruzioni. Al contempo, il valore delle esportazioni cinesi legate alle tecnologie pulite ha superato i 220 miliardi di dollari, arrivando a insidiare i volumi dei beni manifatturieri tradizionali. Il passaggio alle energie rinnovabili ha cessato di essere un semplice mandato politico per diventare un pilastro della crescita e della competitività industriale.
Nonostante gli ottimi risultati, i ricercatori del think tank britannico sottolineano che la fase attuale presenta sfide complesse legate all’integrazione delle reti, alla gestione dei tagli di produzione e alla riconversione delle regioni storicamente legate al carbone. La transizione sta affrontando inevitabili intoppi di breve termine (o almeno si spera che lo siano, se si pensa all’impatto sui mercati energetici provocato dalla guerra in Medio Oriente), ma l’evoluzione delle politiche pubbliche, unita all’enorme ritorno economico, sembra consolidare il trend di cambiamento evidenziando come anche un’economia industriale complessa e storicamente basata sul carbone come quella cinese può riconfigurare le proprie fondamenta energetiche senza compromettere lo sviluppo.
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