Biennale e Fenice, il difficile rapporto tra Venezia e cultura

Aprile 27, 2026 - 05:30
 0
Biennale e Fenice, il difficile rapporto tra Venezia e cultura

AGI - La Fenice di Venezia dà l'addio a Beatrice Venezi. Dopo mesi di polemiche e scontri, a un mese e mezzo dal voto dello scorso marzo con cui il Consiglio di Indirizzo del Teatro veneziano le aveva conferito ufficialmente l'incarico di direttrice d'orchestra (incarico che avrebbe dovuto prendere il via a ottobre) la Fondazione licenzia la Maestra e decide di annullare tutte le collaborazioni future.

A convincere il sovrintendente Nicola Colabianchi non è stato il dibattito culturale e politico (acceso al punto da essere diventato nei mesi un vero e proprio braccio di ferro) ma "le reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione e della sua orchestra".

Le dichiarazioni contestate

In particolare a rendere Venezi incompatibile con il suo incarico alla Fenice sono state le dichiarazioni rilasciate al quotidiano argentino La Nación in cui spiegava che: "Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio".

La posizione del Ministero

La completa fiducia è stata ribadita dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nei confronti del sovrintendente che, è stato ribadito, ha assunto la decisione "in autonomia e indipendenza".

Scioperi e proteste interne

Il tutto dopo mesi di scioperi, manifestazioni, volantinaggi, proteste delle maestranze che hanno sempre ritenuto la Maestra non adatta per curriculum al Teatro veneziano, fino alle richieste di dimissioni nei confronti del sovrintendente (l'ultima volta pochi giorni fa quando in sala si è sentita una voce gridare "Colabianchi dimettiti" seguita poi da una pioggia di volantini).

Le dimissioni di Tortato

E senza dimenticare le dimissioni del consigliere del Ministero della Cultura Alessandro Tortato, che lo scorso 11 marzo ha lasciato il suo incarico in aperta rottura con una nomina definita troppo "politica".

La polemica sulla Biennale

Ma per una polemica che, nel bene o nel male, si risolve, un'altra resta aperta. Ed è quella relativa alla partecipazione di artisti russi alla 61esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale.

L'assenza del ministro

Solo pochi giorni fa il Ministero della Cultura ha reso noto che il ministro Alessandro Giuli non si recherà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61ma Esposizione d'Arte della Biennale di Venezia (6-8 maggio), né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione del 9 maggio.

Petizioni ed esclusioni

E anche in questo caso si tratta di una polemica che prosegue da mesi con tanto di petizioni e raccolte firme per chiedere l'esclusione degli artisti russi e israeliani.

La decisione sulle premiazioni

Pochi giorni fa è arrivata la decisione di escludere dalle premiazioni gli artisti "dei Paesi accusati di crimini contro l'umanità" che esporranno alla Biennale Arte 2026 (Russia e Israele), ma non va dimenticata la minaccia della Commissione Europea di sospendere i finanziamenti per 2 milioni di euro alla Biennale.

Le accuse sulle sanzioni

E infine le accuse che indicavano la Biennale colpevole di aver aggirato le sanzioni che pendono sulla Russia dall'invasione dell'Ucraina.

Il padiglione russo

Il padiglione russo in realtà sarà aperto solo per tre giorni, dal 6 all'8 maggio, quando alla preview riservata alla stampa metterà in scena una performance dal titolo 'The Tree is Rooted in the Sky' ('L'albero è radicato nel cielo') che verrà registrata e mandata in onda sugli schermi visibili dai Giardini.

La chiusura fino a novembre

Il padiglione resterà poi inaccessibile dal 9 maggio fino al termine della manifestazione, il 22 novembre.

La nota della Biennale

Ma proprio oggi la Biennale ha preso la parola e, in una nota stampa, ha ribadito "l'assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità".

La replica alle accuse

"Nessun divieto delle sanzioni europee è stato aggirato", come affermato da ricostruzioni giornalistiche. "Le sanzioni sono state rigorosamente applicate".

Documenti riservati e polemiche

"Siamo stupefatti" - prosegue la nota - pertanto che tali ricostruzioni falsate siano emerse dal "visionamento" di documenti interni inviati all'Autorità di Vigilanza della Biennale, contenenti oltretutto riferimenti a terzi, evidentemente diffusi contro ogni deontologia, procedura e rispetto delle norme della privacy.

La conclusione della nota

"Una manina-manona, e non un colombo viaggiatore, che consegna alla stampa sotto banco i documenti riservati, non ci fa interrogare sul valore delle cose scritte, tutte legittime, ma sul perché la manina-manona ha ritenuto di doverle distribuire. Scavalcando i confini della correttezza istituzionale e della decenza. E ne siamo quindi stupefatti" si legge infine.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News