Il navigato manager lancia un nuovo allarme sulle condizioni fisiche di Marc Marquez
Davide Brivio, navigato manager ora in forza al team Trackhouse, in un’intervista concessa al Corriere dello Sport si è espresso anche sulla situazione di una Ducati ufficiale che non ha iniziato nella maniera migliore il campionato del mondo delle MotoGp. “Sembrerebbe che Marc non sia al 100% della forma, quindi sta guidando in una condizione che non è la sua e deve sopperire alle mancanze fisiche. Bagnaia pare non aver ritrovato quel feeling che spesso ha avuto e lo ha portato a vincere due titoli: da fuori direi che sembrano questi i problemi” ha osservato.
Una lettura che trova conferme nelle parole dello stesso Marquez, tutt’altro che soddisfatto dopo il venerdì di prove libere sul circuito di Jerez de la Frontera. Il campione del mondo in carica, parlando con il quotidiano spagnolo ‘As’, ha tracciato un quadro preoccupante: “Siamo in Q2 ed era l’obiettivo minimo, ma dobbiamo lavorare duro per fare un passo avanti perché adesso non ci siamo proprio. Per ora siamo da quinta posizione, quarta al massimo: il podio mi sembra abbastanza lontano, ha più possibilità Alex di vincere di quante ne abbia io di arrivare fra i primi tre”. Significativo, in tal senso, che nelle due sessioni del venerdì andaluso il fuoriclasse di Cervera abbia accusato oltre mezzo secondo di ritardo dalla vetta, occupata al mattino da Fabio Di Giannantonio e nel pomeriggio dal fratello Alex.
Sul fronte fisico, Marquez ha però voluto fare chiarezza, escludendo che i postumi dell’infortunio siano la causa principale delle difficoltà: “Fisicamente sto bene. Alex e Di Giannantonio, per ora, sono semplicemente più veloci”. Un messaggio che sposta l’attenzione sul mezzo tecnico, tema caldo in casa Ducati. Lo stesso team manager Davide Tardozzi aveva ammesso ai microfoni di DAZN che “nel primo giro entrambi i piloti si sono lamentati esattamente della stessa cosa in frenata”, pur sottolineando come il lavoro degli ingegneri durante la pausa abbia portato qualche miglioramento sul fronte dell’elettronica e dell’assetto.
Ancora più netto nella sua analisi è stato Pecco Bagnaia, che alla vigilia del weekend spagnolo aveva sollevato un problema strutturale alla GP26: “Il DNA della GP26 è lo stesso della GP25, per questo non riesco a esprimermi al cento per cento. Il mio punto di forza era la staccata ma per com’è fatta la moto non posso più sfruttarlo, devo per forza guidare in difesa”. Il piemontese, che nelle prime tre gare ha raccolto appena 25 punti ed è nono in classifica generale, ha auspicato un cambio di direzione tecnica: “Mi piacerebbe tornare nella direzione del 2024 nei prossimi test”. Una dichiarazione che suona come una bocciatura in piena regola della filosofia di sviluppo seguita da Borgo Panigale nell’ultimo anno.
A fare eco alle preoccupazioni dei piloti ci ha pensato anche il giornalista ed esperto di motociclismo Nico Cereghini, che ha individuato nell’evoluzione della moto il nodo centrale della crisi: “La Ducati del 2024 era probabilmente il miglior compromesso mai visto: equilibrata, efficace, ‘facile’ per i piloti. Quella attuale invece ha perso questa qualità. Oggi è una moto che tende ad andare dritta, che fatica a chiudere la curva. Questo cambia completamente il modo di guidare”. Secondo Cereghini, il problema trascende le condizioni fisiche di Marquez: “Anche quando tornerà al 100% non riuscirà a cambiare questo scenario: il problema non è solo il pilota, è tecnico”.
Il contesto generale vede dunque una Ducati in affanno di fronte a una concorrenza, Aprilia in testa, che ha compiuto un deciso salto di qualità. Brivio, che con il suo team Trackhouse schiera le Aprilia di Ai Ogura e Raul Fernandez, osserva la situazione da una posizione privilegiata e non priva di soddisfazione: già nel 2024 aveva avvertito che la casa di Noale era pronta a raccogliere la sfida alla dominatrice Ducati, e i risultati di questo avvio di stagione sembrano dargli ragione. A guidare la classifica piloti c’è infatti Marco Bezzecchi con l’Aprilia ufficiale, a conferma di un ribaltamento di gerarchie che fino a pochi mesi fa sembrava difficilmente immaginabile.
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