Caldo estremo, uragani, inondazioni e siccità minacciano vite ed economia di America Latina e Caraibi

Maggio 19, 2026 - 11:14
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Caldo estremo, uragani, inondazioni e siccità minacciano vite ed economia di America Latina e Caraibi

Secondo il rapporto “State of the Climate in Latin America and the Caribbean 2025 - Estado del clima en América Latina y el Caribe 2025” pubblicato dalla World Meteorological Organization (WMO), «Temperature record, siccità persistente, piogge estreme e devastanti cicloni tropicali hanno colpito comunità ed economie in tutta l'America Latina e nei Caraibi nel 2025, mentre lo scioglimento dei ghiacciai ha portato a un aumento dei rischi a breve termine come le inondazioni e del rischio a lungo termine per la sicurezza idrica. Lungo le coste affacciate sull'Atlantico, il livello del mare sta aumentando più rapidamente della media globale in alcune zone dell'Atlantico tropicale e dei Caraibi. La continua acidificazione e il riscaldamento degli oceani stanno aggravando i rischi per gli ecosistemi marini e la pesca».

Presentando il rapporto a Brasilia, la segretaria generale della WMO, Celeste Saulo, ha evidenziato che «I segnali di un clima che cambia sono inequivocabili in tutta l'America Latina e nei Caraibi, dall'accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai e l'innalzamento del livello del mare all'intensificarsi dei cicloni tropicali, al caldo estremo, alle inondazioni e alla siccità. Questo rapporto dimostra che, sebbene i rischi siano in aumento, lo è anche la nostra capacità di prevederli e di agire per salvare vite umane e proteggere i mezzi di sussistenza».

Il rapporto fornisce informazioni autorevoli sui principali indicatori climatici, sugli impatti e sui rischi, nonché sui principali eventi estremi regionali, tra cui cicloni tropicali, ondate di calore, forti piogge, siccità e ondate di freddo. Un esempio è l'uragano Melissa dell'ottobre del 2025, il primo di categoria 5 mai registrato a colpire la Giamaica, che ha causato 45 vittime e perdite economiche per circa 8,8 miliardi di dollari, pari a oltre il 41% del PIL. La WMO fa però notare che «Nonostante Melissa non avesse precedenti storici, le autorità giamaicane hanno utilizzato modelli di rischio di alta qualità per definire misure finanziarie preventive e piani di preparazione alle emergenze, limitando così il numero di vittime e aiutando l'isola ad affrontare la situazione».

Un altro rischio importante è rappresentato dal caldo estremo, che sta pesando sempre di più sulla salute pubblica: nel 2025, ondate di caldo ricorrenti e intense – con temperature ben superiori ai 40° C – hanno colpito ampie zone del Nord, Centro e Sud America. Dei quattro periodi trentennali analizzati nel rapporto, quello tra il 1991 e il 2025 mostra la tendenza al riscaldamento più marcata dall'inizio delle rilevazioni nel 1900: circa 0,26° C per decennio in Sud America e 0,25° C per decennio in America Centrale e nei Caraibi. Il Messico ha registrato il tasso di riscaldamento più elevato, pari a circa 0,34° C per decennio dal 1991 al 2025. La temperatura media annua della superficie terrestre nel 2025 si è classificata tra la quinta e l'ottava più alta mai registrata.

Nella regione si sono registrate temperature record, tra le quali 52,7° C a Mexicali (Messico) – un nuovo record nazionale – e diverse ondate di caldo con temperature superiori ai 40-45° C in tutta l'America Centrale. Anche in molte località del Sud America si sono registrate temperature superiori ai 40° C, con 44° C a Rio de Janeiro (Brasile) e 44,8° C a Mariscal Estigarribia (Paraguay).

«E’ quindi urgente integrare le informazioni climatiche nella pianificazione sanitaria e nella preparazione alle emergenze, nonché i sistemi di allerta meteorologica precoce con i fattori scatenanti per la salute pubblica - dice il rapporto WMO - Molti Paesi non pubblicano regolarmente dati specifici sulla mortalità dovuta al caldo. Si stima che ogni anno si verifichino circa 13.000 decessi attribuibili al caldo (media calcolata su 17 Paesi tra il 2012 e il 2021). Questo suggerisce una significativa sottostima della mortalità correlata al caldo ed è necessario migliorare la raccolta e l'analisi dei dati».

Negli ultimi 50 anni circa, le precipitazioni in America Latina e nei Caraibi sono diventate più estreme, alternando periodi di siccità a diluvi, con periodi di siccità più lunghi e eventi piovosi più intensi.
In America Centrale e nel nord del Sud America (ad esempio, in Colombia, in Venezuela e ai margini dell'Amazzonia) si è registrato un aumento delle precipitazioni annuali e un incremento della frequenza delle inondazioni. Anche il Sud America sudorientale (Brasile meridionale, Uruguay e Argentina settentrionale) ha visto un aumento delle precipitazioni annuali e un incremento delle inondazioni.

Il Cile centrale, il Brasile nord-orientale e alcune zone dell'America Centrale e dei Caraibi stanno diventando più aridi. La regione amazzonica presenta un quadro variegato, con stagioni secche più lunghe, estremi più intensi durante la stagione delle piogge e una maggiore frequenza di siccità nell'Amazzonia meridionale e orientale.
Nel 2025, piogge torrenziali e inondazioni hanno provocato gravi ripercussioni umanitarie, tra cui oltre 110.000 persone colpite in Perù ed Ecuador (inondazioni di marzo), 83 morti in Messico (inondazioni di ottobre) e frane diffuse con conseguenti danni alle infrastrutture.

Giugno 2025 è stato il mese più piovoso mai registrato in Messico. Nonostante ciò, la siccità ha colpito le regioni settentrionali e centrali del Paese, arrivando a interessare fino all'85% delle aree rurali e creando una grave crisi idrica per le colture e i bacini idrici. Si sono registrate gravi carenze idriche nei Caraibi e deficit di precipitazioni superiori al 40% in alcune zone del Sud America meridionale, con conseguenti perdite agricole e un aumento del rischio di incendi boschivi.
Inoltre, il rapporto esamina come i sistemi agroalimentari siano esposti agli eventi meteorologici estremi e agli shock climatici, con simultanei sulla produzione agricola, sui mezzi di sussistenza rurali, sull'accesso al cibo e sul funzionamento del mercato.

I ghiacciai andini costituiscono una riserva idrica fondamentale per circa 90 milioni di persone, fornendo acqua dolce per il consumo domestico, la produzione di energia idroelettrica, l'agricoltura e l'industria. Recenti dati sul bilancio di massa dei ghiacciai a livello globale mostrano un'accelerazione delle perdite nelle Ande meridionali ad alta montagna, così come nei ghiacciai tropicali delle regioni a bassa latitudine come Colombia ed Ecuador.

La convergenza tra l'accelerazione della perdita di ghiaccio, l'aumento della domanda idrica e la limitata capacità di adattamento – in particolare tra le comunità rurali andine – rende il futuro della riserva idrica andina una delle sfide più urgenti per la sicurezza idrica in America Latina.
L'America Latina rappresenta l'8,8% delle coste mondiali. L'oceano sta assorbendo calore e anidride carbonica in eccesso derivanti dalle attività umane. La conseguente acidificazione e il riscaldamento degli oceani, combinati con la deossigenazione, stanno influenzando gli ecosistemi marini e le barriere coralline, danneggiando la pesca e le economie locali.
Nel 2025, il pH della superficie oceanica ha continuato a diminuire (acidificazione), raggiungendo un minimo storico in ampie zone dell'Atlantico e del Pacifico adiacenti alla regione.
Ondate di caldo marine estreme si sono verificate nel Golfo del Messico, nel Mar dei Caraibi e nell'area oceanica adiacente al Cile.

Lungo le coste affacciate sull'Atlantico, i tassi di innalzamento del livello del mare stanno superando la media globale in alcune zone dell'Atlantico tropicale e dei Caraibi.
La Saulo ha concluso: «Questi risultati sono profondamente preoccupanti. Ma dimostrano anche perché il nostro lavoro è importante. Le informazioni sul clima non riguardano solo i dati. Riguardano le persone. Si tratta di proteggere le comunità da inondazioni, siccità, uragani, ondate di calore e altri pericoli. Si tratta di permettere agli agricoltori di pianificare i loro raccolti, alle autorità sanitarie di prepararsi ai rischi legati al caldo e alle comunità costiere di pianificare l'innalzamento del livello del mare. Il rapporto sullo stato del clima in America Latina e nei Caraibi nel 2025 non è solo una pubblicazione scientifica, è un invito all'azione. Ci invita a rafforzare le osservazioni, investire nei servizi, colmare le lacune nei sistemi di allerta precoce e garantire che le informazioni sul clima raggiungano chi ne ha più bisogno».

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