Il solito show di Trump, l’ennesimo vertice senza risultati tangibili

26 Settembre 2026 - 05:10
0
Il solito show di Trump, l’ennesimo vertice senza risultati tangibili

Donald Trump e Xi Jinping

Da una parte i B-2 e gli F-22 che sorvolano la Casa Bianca, la cena di Stato, i panda, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Tim Cook e gli altri grandi nomi della tecnologia americana. Dall’altra una tregua commerciale con la Cina semplicemente prorogata di due mesi e nessun accordo sui dossier più difficili: Taiwan, intelligenza artificiale, Iran, commercio. Il vertice con Xi Jinping è la fotografia della settimana internazionale di Donald Trump: molta capacità di occupare la scena, molto meno nel trasformarla in risultati.

Il presidente americano ha fatto di tutto perché la visita del leader cinese fosse un evento. È andato personalmente ad accoglierlo alla base di Andrews, ha organizzato una cerimonia militare con alcuni dei mezzi più avanzati delle forze armate statunitensi, ha accompagnato l’ospite a vedere il nuovo ballroom della Casa Bianca e durante la cena ha parlato della loro «grande amcizia». Xi ha ricambiato con i panda destinati allo zoo di Atlanta. Il New York Times ha descritto una giornata in cui «sorvoli militari, panda donati e cerimonie sfarzose» hanno finito per mascherare le divergenze tra i due Paesi.

Quando però si passa dalla fotografia ai risultati, il bilancio cambia. La tregua sui dazi è stata estesa fino a gennaio. È qualcosa, perché evita nell’immediato una nuova escalation commerciale. Ma non è la soluzione della guerra commerciale e non ci sono accordi complessivi sui nodi che stanno ridefinendo il rapporto tra Washington e Pechino. Le terre rare restano una leva cinese, mentre le restrizioni americane sulla tecnologia avanzata restano in piedi. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’idea americana di creare un meccanismo per notificare gli incidenti più gravi è ancora, soprattutto, un’idea da trasformare in regole operative: quali incidenti vanno segnalati, a chi e in quanto tempo non è ancora stato stabilito.

C’è poi un dettaglio che racconta forse meglio di tutti quanto sia cambiato il rapporto tra Stati Uniti e Cina. Nel 2015, quando Xi visitò gli Stati Uniti, arrivò accompagnato da alcuni dei più importanti imprenditori cinesi, tra cui Jack Ma (Alibaba) e Pony Ma (Tencent). Questa volta alla cena di Stato c’erano Zuckerberg (Meta), Musk (Tesla e Starlink), Cook (Apple), Jensen Huang (Nvidia), Jeff Bezos (Amazon), Sam Altman (OpenAI) e Satya Nadella (Microsoft). Ma non i loro equivalenti cinesi. Il New York Times legge l’assenza degli amministratori delegati cinesi come un segnale di quanto siano peggiorati i rapporti economici: le aziende americane hanno ancora bisogno della Cina, mentre per molte aziende cinesi entrare nel mercato americano è diventato molto più complicato.

Il problema, però, non riguarda soltanto Xi.

La settimana era cominciata con Trump all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a minacciare di «annientare» l’Iran, a difendere la politica di forza americana e a chiedersi, parlando della sua proposta di ribattezzare l’intelligenza artificiale «super intelligence»: «Vediamo se ho qualche potere». Da allora sono arrivati il vertice con Xi, le pressioni su Russia e Ucraina per una tregua energetica che non hanno prodotto risultati significativi, e l’accordo sulla Groenlandia che non assomiglia molto alla richiesta iniziale di Trump di «possedere» l’isola.

È il filo che unisce episodi apparentemente diversi. Trump continua a parlare come se la disponibilità a minacciare, imporre dazi, rompere gli equilibri e alzare continuamente la posta fosse di per sé una forma di potere. Ma la settimana diplomatica racconta una storia più complicata. Reuters ha parlato di una diplomazia «ricca di sfarzo e cerimonie, ma povera di sostanza» e ha osservato che, dopo una prima fase segnata da alcuni successi, il bilancio del secondo mandato è sempre più caratterizzato da situazioni di stallo.

Anche gli altri sembrano averlo capito. Reuters cita Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group: un anno fa pochi Paesi osavano opporsi a Trump; oggi Canada, Europa, Cina, Iran e Russia sono più disposti a dirgli di no. È una valutazione, non un dato misurabile in sé, ma descrive bene la difficoltà che emerge dalla settimana.

Il paradosso è che Trump continua a essere potentissimo nel creare immagini di potere. Persino la visita di Xi è stata costruita come una dimostrazione della capacità americana di accogliere il leader della principale potenza rivale alle proprie condizioni. Ma una fotografia non è un accordo. E una minaccia non è necessariamente una leva.

Alla fine della settimana, resta soprattutto questa distanza: tra quello che Trump annuncia e quello che riesce a far accadere. Con Xi, almeno per ora, il risultato è una tregua. Sul resto, molti dossier sono ancora esattamente dove erano prima che si accendessero le telecamere.

L'articolo Il solito show di Trump, l’ennesimo vertice senza risultati tangibili proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User