Toscana in crisi climatica, Legambiente chiede coraggio su Pnacc e aree idonee alle rinnovabili

24 Settembre 2026 - 16:55
0
Toscana in crisi climatica, Legambiente chiede coraggio su Pnacc e aree idonee alle rinnovabili

L’autunno è appena iniziato, ma la caldissima estate 2026 lascia alla Toscana cicatrici con cui la politica non può più evitare di fare i conti. Come informa l’analisi condotta dal Cigno verde regionale sui dati del Consorzio Lamma, giugno è stato più caldo di 4,3°C rispetto alla media trentennale del 1961-1990, luglio ha segnato +4,1°C e agosto +3,3°C. Non a caso in questi

tre mesi si sono susseguite numerose ondate di calore, accompagnate da anomalie nella mortalità osservata stimate in 45mila decessi prematuri a livello europeo e 5-8mila in Italia (per un quadro definitivo occorrerà attendere che l’Organizzazione mondiale della sanità raccolga, validi e certifichi i dati trasmessi dai sistemi sanitari nazionali).

Eppure la nuova normalità climatica continua a produrre record mentre le risposte pubbliche restano troppo lente, tanto sul versante dell’adattamento agli impatti ormai in corso quanto su quello della mitigazione, indispensabile per contenere il riscaldamento futuro.

«La politica tutta deve assumersi necessariamente la responsabilità di declinare azioni efficaci e urgenti su adattamento e mitigazione», dichiara il presidente regionale dell’associazione ambientalista, Fausto Ferruzza, chiamando in causa ogni livello istituzionale e ogni schieramento politico.

Sul piano dell’adattamento, il primo banco di prova è il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), formalmente approvato nel dicembre 2023 ma ancora privo, denuncia Legambiente, di finanziamenti strutturali e dedicati. Sul piano della mitigazione, invece, la Toscana è chiamata ad approvare una legge regionale sulle aree idonee capace di accompagnare davvero lo sviluppo delle fonti rinnovabili, cosa che finora non sta riuscendo: in base ai dati Terna, la Regione è infatti terzultima in Italia rispetto ai pur deboli obiettivi fissati dall’esecutivo nel 2024 col decreto Aree idonee, ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021.

«Da questo punto di vista, non è accettabile riscontrare ancora l’afasia e l’inazione del Mase in ordine alla messa in opera del Pnacc – sottolina Ferruzza – Come non è più ammissibile che l’occasione della pianificazione delle Aree idonee allo sviluppo delle rinnovabili, tranne qualche lodevole eccezione, sia diventata il terreno di scontro privilegiato tra Stato e Regioni, pur di non far decollare la tanto attesa transizione».

Per il Cigno verde la principale leva disponibile per mitigare il rischio climatico resta infatti la sostituzione del sistema energetico fondato su petrolio, gas e carbone con un modello rinnovabile distribuito, interconnesso e democratico. Una «rivoluzione gentile» che permetterebbe di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, legata anche alle guerre e ai conflitti che continuano ad attraversare il mondo.

Alla Regione, dunque, Legambiente chiede coerenza, coraggio e determinazione. Che sarebbe utile accompagnare con chirurgiche modifiche legislative a livello nazionale. Quali?

Per superare lo stallo non serve un Commissario, che aggiungerebbe un livello decisionale a una filiera già affollata. Non serve un nuovo quadro normativo, costruito con fatica in quattro anni. E non serve una riforma del Titolo V che ricentralizzi l'energia e apra un conflitto con le Regioni. Basta rendere davvero efficace il quadro esistente, con poche e mirate modifiche al Testo Unico FER (d.lgs. 190/2024), che agiscono peraltro su istituti già presenti nell'ordinamento.

La prima interviene a livello nazionale, sul parere paesaggistico (articolo 11-quater). Servirebbe limitare l’effetto vincolante del parere del MiC ai soli progetti che interessino anche aree di pregio, mantenendolo invece non vincolante in tutte le altre aree che non sono oggetto di tutela qualificata, individuate con precisione: i beni culturali, gli immobili e le aree dichiarati di notevole interesse pubblico, i parchi, le riserve, le zone di interesse archeologico e le zone di protezione dei siti UNESCO. In queste aree il parere resta vincolante, anche se l'impianto vi ricade solo in parte. Altrove il Ministero continua a esprimersi, ma la decisione spetta all'autorità procedente, sulla base di una valutazione ambientale che, per il Consiglio di Stato, già comprende il profilo paesaggistico.

La seconda modifica interviene a livello regionale, modificando l’articolo 9 del Testo Unico FER. Basterebbe estendere l'istituto del silenzio-assenso – già previsto per i progetti rinnovabili che hanno ottenuto la VIA dal Consiglio dei Ministri (risolvendo il dissenso tra MASE e MiC) – anche ai progetti che hanno già ottenuto la VIA nazionale rilasciata dal MASE in via ordinaria. Questo permetterebbe di avere tempi certi nelle Regioni anche per i progetti che hanno avuto sia l’assenso del MASE, sia l’assenso del MiC (oggi non è così). Sarebbe inoltre importante ridurre il termine di conclusione degli iter regionali portando a 90 giorni, invece degli attuali 120.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User