Mixomatosi, la Lombardia anticipa la chiusura della caccia alla lepre in due aree. LAC: serve il blocco immediato di caccia e immissioni

12 Ottobre 2026 - 15:25
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Mixomatosi, la Lombardia anticipa la chiusura della caccia alla lepre in due aree. LAC: serve il blocco immediato di caccia e immissioni

La Regione Lombardia ha comunicato che, «In conformità con le disposizioni vigenti della Regione Lombardia relative alla gestione faunistico-venatoria, si comunica che nell’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) 1 Mantova è stata disposta la chiusura anticipata della caccia alla lepre».

L'ultimo giorno utile per il prelievo venatorio della specie era ieri, domenica 11 ottobre , e quindo, a partire da oggi, 12 ottobre 2026, «La caccia alla lepre nell'ATC 1 MN è da considerarsi ufficialmente chiusa».

La LAC – Lega per l’abolizione della caccia non concorda con questa scelta e denuncia che «L'emergenza epidemiologica legata alla diffusione della mixomatosi nella lepre sta travolgendo anche la Lombardia e mette a nudo tutte le contraddizioni di un sistema venatorio fondato sui ripopolamenti artificiali e sull'importazione massiccia di animali dall'estero. Di fronte a una situazione in rapida espansione, è necessaria la sospensione dell'attività venatoria sull'intero territorio regionale e il blocco di qualsiasi nuova immissione di selvaggina “pronta caccia”».

Secondo l’associazione, con quel decreto la Regione Lombardia «S è limitata a ratificare la sospensione della caccia alla lepre nell'ATC1 Mantova dal 12 ottobre e nell'ATC2 Varese, dove la chiusura è scattata dal 9 ottobre. Interventi tampone, tardivi, disomogenei e del tutto inadeguati mentre i contagi hanno già raggiunto i confini della provincia di Brescia. Una gestione frammentata e priva di una regia regionale. Solo pochi Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) intervengono con misure episodiche e disomogenee: mancano del tutto provvedimenti regionali coordinati, fondati sulla tutela della fauna selvatica, sulla biosicurezza e sulla prevenzione sanitaria».

La LAC  fa notare che «La diffusione della malattia nel Nord Italia decreta il fallimento della scellerata prassi dei "ripopolamenti", smascherando un modello venatorio lombardo malato. Da anni migliaia di lepri vengono acquistate a caro prezzo all'estero (costo di una lepre tra i 120 e i 180 euro + IVA) in aree come l'Est Europa, nelle quali tali patologie sono endemiche e diffuse, e successivamente liberate per continuare a sostenere l'attività venatoria: migliaia di animali sono sottoposti a cattura, trasporto e concentrazione in strutture che possono favorire la diffusione di agenti patogeni. Cifre astronomiche spese per animali dal tasso di mortalità elevatissimo, con il solo potenziale esito di diffondere il virus sul territorio. Non solo la caccia aggiunge strage a strage, ma gli spostamenti di persone, cani, mezzi e attrezzature aumentano il rischio di diffusione indiretta di agenti patogeni».

Il 2 Ottobre il ministero della sanità ha  diramato una nota, a firma del Direttore Generale Giovanni Filippini, nella quale si informano tutti i soggetti interessati che  «Sono stati riscontrati alcuni casi di mixomatosi in allevamenti e in popolazioni di lepri selvatiche, nonché in un allevamento di conigli, con particolare riferimento alla variante virale adattata alla lepre Toledo-MYXV (ha-Myxovirus9)».

Filippini  scrive che «Per quanto riguarda l’attività di ripopolamento con lepri provenienti da o rilasciate nei territori nei quali sia stata accertata la presenza della malattia o a stato sanitario sconosciuto o dove venga accertata la presenza dalla malattia, come riportato dal parere del CRN, detta attività andrebbe evitata».

Per quanto riguarda le attività venatoria, il ministero della salute scrive che «Allo stato delle attuali conoscenze epidemiologiche non si ritiene necessario disporre una sospensione del prelievo venatorio della lepre, anche considerato che nei territori in cui la malattia è endemica tale misura non risulta essere stata mai attuata. Resta inteso tuttavia che eventuali limitazioni potranno essere valutate a livello locale, sulla base dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dello stato delle popolazioni di lepri, con particolare riferimento a situazioni in cui venga riscontrata un’elevata mortalità. L’attività venatoria anzi rappresenta un utile strumento di sorveglianza, attraverso l’osservazione dei capi abbattuti. In merito alle misure di biosicurezza da osservare nel corso dell’attività venatoria, è opportuno raccomandare l’utilizzo dei guanti monouso e di contenitori in nylon per la manipolazione delle carcasse, in particolare in presenza di soggetti con lesioni, al fine di scongiurare la perdita dei liquidi biologici e la potenziale diffusione dell’infezione. Per quanto riguarda la gestione dei focolai si fa riserva di emanare ulteriori indicazioni operative predisposte congiuntamente al CRN presso l’IZSLER, e in accordo con le Regioni e P.A. e le altre Amministrazione coinvolte».

La Lega  per l’abolizione della caccia mette sotto accusa questa che definisce  l’immutabile risposta istituzionale: «Prima si creano le condizioni per far ammalare gli animali, poi li si massacra con il pretesto del contenimento unicamente per tutelare la lobby della caccia. Nemmeno siccità ed epidemie fermano questa corsa al massacro, la parola d'ordine resta "sparare ad ogni costo". A peggiorare il quadro è la persistente mancanza di trasparenza da parte della Regione, che continua a non pubblicare i dati su immissioni, abbattimenti e monitoraggi epidemiologici, impedendo ai cittadini di conoscere la reale entità del fenomeno».

La LAC spiega cosa c’è dietro la “pronta caccia”: «Il business opaco delle importazioni dall'Est Europa interessa in modo massiccio soprattutto province come Brescia, Bergamo, Milano e Cremona, dove la presenza della lepre è sostenuta solo da continue immissioni artificiali anziché da popolazioni naturali stabili e autosufficienti. Le criticità non riguardano soltanto la lepre. Lo stesso meccanismo perverso interessa altre specie allevate e successivamente liberate e sparate per far divertire le doppiette, come i fagiani "pronta caccia", immessi continuamente a stagione aperta.
La mixomatosi smaschera l'ennesima vergognosa complicità della Regione Lombardia con gli interessi venatori, a discapito della conservazione degli ecosistemi e degli animali».

L’associazione conclude con la richiesta di una svolta radicale: «Stop immediato alle immissioni, piena trasparenza dei dati, monitoraggio scientifico indipendente e sospensione della caccia fino al completo superamento dell'emergenza sanitaria».

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