Diciotto lupi morti nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, frutto avvelenato della propaganda

Aprile 27, 2026 - 15:00
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Diciotto lupi morti nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, frutto avvelenato della propaganda

Auguriamoci che il macabro conteggio si fermi e non coinvolga la popolazione di orsi bruni marsicani. Una strage criminale senza eguali nella recente storia del parco nazionale più noto in Italia e all’estero.

Assodata la piena solidarietà all’Istituzione, riteniamo necessario comprendere cosa si nasconda dietro questo atto vile che ferisce profondamente la politica delle aree protette e getta un’ombra sulla Regione dei Parchi. L’idea di fondare il nostro sodalizio intitolato a Giuseppe Altobello, il medico e naturalista molisano “padre” dell’orso bruno marsicano e del lupo appenninico, è nata proprio qui tra le montagne della Marsica e l’Alto Sangro. Tra i nostri Soci personaggi che hanno scritto la storia della protezione della Natura dai compianti Fulco Pratesi e Franco Perco, a Franco Pedrotti, Sandro Lovari, Giorgio Boscagli, Luigi Piccioni e altri ancora. Tutti hanno amato e frequentato questa terra negli ultimi decenni ma nessuno ricorda un disastro di tale portata.

All’epoca la gestione dell’Ente, sotto la direzione Tassi, era quanto mai rigorosa nel richiedere il rispetto delle direttive che regolavano la fruizione del territorio e dei suoi beni: pascoli, boschi, e fauna, ma nonostante ciò episodi del genere erano inimmaginabili. Cos’è cambiato da allora? I lupi? L’atteggiamento dei locali? La postura del Parco?

Certamente il numero dei lupi era in quegli anni estremamente ridotto e un atto sconsiderato poteva colpirne uno, due al massimo, mentre oggi l’incremento della popolazione può consentire di raggiungere cifre che lasciano senza fiato. Le comunità locali hanno generalmente ben sedimentato la consapevolezza che la presenza del Parco, la fauna che lo abita e l’azione di tutela esercitata, sono fonte di benessere economico diffuso. Purtroppo alcune frange di operatori ostili al ritorno dei grandi carnivori, in particolare nel settore alpino, hanno contaminato con i loro messaggi di intolleranza anche l’Appennino dove non è raro incrociare, negli scambi sui social media, inviti non proprio velati a ricorrere al “fai da te” per la gestione della fauna selvatica.

Frutti “avvelenati” di una propaganda che accosta con disinvoltura biologia della conservazione ed eliminazione fisica, tout court, dei predatori. È evidente che a questo stato delle indagini, pur se le prime risultanze rilevano la presenza di pesticidi utilizzati in agricoltura, tentare di individuare responsabilità di sorta sarebbe avventato e non certo di nostra competenza, bensì dell’Autorità inquirente. Ci è comunque ben chiara in questo momento l’importanza di fare fronte comune contro un atto tanto antico quanto barbaro perpetrato da isolati criminali che, con il loro comportamento, gettano discredito sull’intera categoria degli allevatori, colpendo in particolare le realtà locali che da un lato realizzano prodotti di altissima qualità e dall’altro incidono in maniera irrilevante sulle richieste di indennizzo dei danni da predazione.

Il lupo purtroppo oltre che vittima è da sempre un comodo capro espiatorio anche se i dati ufficiali parlano di una realtà del tutto diversa, registrando che per ogni euro di rimborso per danni da lupo ne corrispondono circa dieci per danni da ungulati. Tra questi il cervo, con una densità media – registrata nell’ultima stima del 2019- di 3,8 capi per chilometro quadrato, rappresenta oggi un problema serio non solo per gli equilibri ecosistemici, considerato il potenziale impatto sulle risorse trofiche del camoscio e dell’orso bruno marsicano, le due entità faunistiche per la tutela delle quali lo stesso Parco è stato istituito, ma in quanto la sua eccessiva presenza grava sull’attività delle piccole aziende arrivando a ridurre il potenziale di pascolo fino al 60%.

Realtà che meriterebbero di ricevere un concreto sostegno dall’Ente Parco, ad esempio attraverso l’indennizzo integrale dei danni da cervo sia in area Parco che in zona di protezione esterna. Una maggiore armonia, che si instaurasse tra gli attori che operano sul territorio, rafforzerà un comune senso di identità e di appartenenza, garantendo quell’azione di vigilanza sociale fondamentale per scongiurare il ripetersi di simili episodi criminosi.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia