Guerre, clima, tagli ai finanziamenti: oltre 266 milioni di persone in 47 paesi soffrono di insicurezza alimentare acuta

Conflitti, crisi climatica, shock economici, tagli ai finanziamenti per le politiche umanitarie: tutto ciò sta alimentando una crisi alimentare che, rispetto a 10 anni fa, è in netto peggioramento. Si legge nel “Global report on food crises 2026” che nel corso del 2025, 266 milioni di persone in 47 paesi o territori hanno dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta (classificazione Ipc/Ch Fase 3 o superiore), pari al 22,9% della popolazione analizzata. Si tratta di un leggero aumento rispetto alla quota del 22,3% registrata nel 2024, quando il numero assoluto era più elevato (per 53 paesi un totale di 296 milioni di persone). Ma c’è un fattore di cui tener conto: i tagli ai finanziamenti e l’accesso limitato alle zone di conflitto hanno portato alla disponibilità di dati più bassa degli ultimi dieci anni, una tendenza preoccupante per una rendicontazione indipendente e tempestiva sull’insicurezza alimentare. Problema nel problema, la mancanza di dati sufficienti potrebbe compromettere un’allocazione equa ed efficiente dei fondi umanitari e degli interventi. Su 65 paesi/territori selezionati, il report di quest’anno ha incluso dati relativi a soli 47 paesi/territori, per i quali è stato possibile produrre stime affidabili e basate sul consenso riguardo all’insicurezza alimentare acuta. Nonostante tutto ciò, il dato che emerge in definitiva dal report è decisamente allarmante: il numero totale di persone che vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare è più che raddoppiato tra il 2016 e il 2025. E la prevalenza è rimasta superiore al 20% dal 2020.
Il rapporto è stato redatto dalla Rete globale contro le crisi alimentari, una coalizione di organizzazioni umanitarie e per lo sviluppo unite nell’impegno comune di affrontare le crisi alimentari. La rete è stata lanciata nel 2016 dall’Ue, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dal Programma alimentare mondiale (World food programme, Wfp). Successivamente si è ampliata fino a includere la Banca mondiale, l’Unicef, l’Usaid, l’Ifad e l’Unhcr. Il Jrc è uno dei partner che partecipano direttamente alla stesura del rapporto, che quest’anno è arrivato alla decima edizione. Il “Rapporto globale sulle crisi alimentari” è pubblicato sotto l’egida della Rete globale contro le crisi alimentari e basato su un’analisi multi-agenzia, al fine di fornire una panoramica dell’insicurezza alimentare acuta, della malnutrizione acuta e degli sfollamenti di popolazione nei paesi/territori che nel 2025 si trovano ad affrontare crisi alimentari.
In particolare, si legge nell’edizione appena pubblicata, sei paesi/territori (Haiti, Mali, Striscia di Gaza, Sud Sudan, Sudan e Yemen) presentavano nel 2025 popolazioni in situazione di catastrofe (Ipc/Cg Fase 5), per un totale di 1,4 milioni di persone. Si tratta del livello più grave di insicurezza alimentare acuta secondo la Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (Ipc).
Inoltre, più di 39 milioni di persone in 32 paesi e territori si trovavano nel 2025 in una situazione di emergenza (fase 4 dell’Ipc/Ch). La carestia (fase 5 dell’Ipc) è stata confermata in alcune parti della Striscia di Gaza e del Sudan, mentre il rischio di carestia è rimasto in altre aree della Striscia di Gaza, del Sudan e del Sud Sudan, anche nelle proiezioni che si estendono fino al 2026.
Tra l’altro, c’è da tener conto del divampare della guerra in Medio Oriente, cominciata con i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran il 28 febbraio scorso. A marzo, 34 dei 47 paesi e territori in cui si registrano crisi alimentari con dati relativi all’insicurezza alimentare acuta hanno fornito proiezioni relative al 2026. Sebbene i dati offrano un quadro parziale per l’anno in corso, non si intravedono miglioramenti e, al momento in cui sono state elaborate le proiezioni, l’impatto dell’escalation del conflitto nel Golfo persico era spesso stato trascurato.
Sebbene le implicazioni immediate della guerra sulla sicurezza alimentare siano principalmente regionali, data la dipendenza dei paesi del Golfo dalle importazioni alimentari, le continue interruzioni dei trasporti potrebbero creare rischi di ricaduta più ampi per i mercati agroalimentari globali, poiché questi paesi sono importanti esportatori di energia e fertilizzanti.
Cinque paesi hanno popolazioni che, secondo le proiezioni, si troveranno in una situazione di catastrofe (fase 5 dell’Ipc/Ch) nel 2026: circa 207.000 persone in questa fase in Sudan anche durante il periodo post-raccolta, 41.000 persone nello Yemen, 28.000 persone nel Sud Sudan, 15.000 persone in Nigeria e quasi 2.000 persone nella Striscia di Gaza.
Dieci paesi hanno rappresentato i due terzi del totale delle persone che hanno dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta, con la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria e il Sudan che, da soli, hanno rappresentato quasi un terzo del totale. L’Afghanistan, il Sud Sudan, il Sudan e lo Yemen hanno registrato le crisi alimentari più gravi sia in termini di percentuale che di numero assoluto di persone che hanno dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.
Nella Striscia di Gaza l’intera popolazione (100%) si trovava in una situazione di crisi o peggiore (fase 3 o superiore dell’Ipc/Ch), rappresentando la percentuale più elevata di persone che dovevano affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta, come registrato anche nel 2023 e nel 2024. In altri quattro paesi, oltre la metà della popolazione ha dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta, con percentuali che vanno dal 51% di Haiti e del Sudan al 52% e al 57% rispettivamente dello Yemen e del Sud Sudan.
Come anticipato in apertura dell’articolo, il numero totale di persone che vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare è più che raddoppiato tra il 2016 e il 2025, e la prevalenza è rimasta superiore al 20% dal 2020. Il numero di persone che si trovano ad affrontare una situazione di catastrofe (fase 5 dell’Ipc/Ch) è aumentato di oltre nove volte dal 2016, passando da circa 155.000 persone in due paesi a 1,4 milioni in sei paesi/territori entro il 2025, principalmente a causa di gravi e improvvisi peggioramenti in alcuni paesi/territori dovuti a conflitti armati, come nel Sudan e a Gaza.
Secondo i dati di tutte e 10 le edizioni del Rapport, 33 paesi non stanno affrontando solo crisi alimentari temporanee, ma crisi «prolungate» un singolo raccolto scarso o un picco dei prezzi dei generi alimentari non è solo una battuta d’arresto, ma diventa cumulativo. A causa della profonda instabilità politica, del declino economico e dell’elevata esposizione a eventi estremi, questi paesi hanno perso la resilienza e la capacità di riprendersi. Ogni nuovo shock si aggiunge alle vulnerabilità strutturali esistenti, lasciando milioni di persone in uno stato di insicurezza alimentare prolungata e acuta. In questi contesti, l’assistenza umanitaria da sola non può invertire le dinamiche di fondo dell’insicurezza alimentare.
Nel 2025 la Striscia di Gaza, il Sudan, il Myanmar e il Sud Sudan hanno registrato le crisi alimentari più gravi. Il rapporto stima che 35,5 milioni di bambini di età compresa tra i 6 e i 59 mesi fossero affetti da malnutrizione acuta nei 23 paesi/territori colpiti da crisi alimentari, di cui quasi 10 milioni con malnutrizione acuta grave. Circa 9,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento erano affette da malnutrizione acuta in 21 paesi/territori.
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