Politico: il produttore italiano del gruppo francese Lvmh si batte per indebolire la legge Ue antideforestazione
Il produttore italiano di pelletteria Gruppo Nuti Ivo, controllato dal gruppo del lusso francese Lvmh, avrebbe acquistato pelli da aziende paraguaiane collegate a terreni deforestati, mentre il suo amministratore delegato sostiene la richiesta di esenzioni dalle norme Ue contro la deforestazione. Lo scrive l’edizione europea del portale “Politico”, citando un’indagine dell’Ong Global Witness. Al centro del caso c’è il Gruppo Nuti Ivo, conceria italiana acquisita nel 2023 da Lvmh tramite la divisione Lvmh Métiers d’Art, il cui presidente e amministratore delegato Fabrizio Nuti è anche presidente dell’associazione nazionale dei conciatori italiani.
Secondo l’inchiesta, Nuti Ivo avrebbe collaborato con fornitori ad alto rischio di deforestazione su oltre 100 mila ettari in Paraguay, anche su terreni rivendicati da comunità indigene, e Nuti sarebbe comproprietario di una conceria paraguaiana, Parpelli, che spedisce pelli all’azienda italiana. Lvmh e Nuti Ivo hanno dichiarato di non rifornirsi di pelli dal Sud America e hanno richiamato l’impegno del gruppo a fermare deforestazione e conversione degli ecosistemi naturali nelle attività e nelle catene di approvvigionamento entro il 2025. Tuttavia, dati commerciali di Export Genius citati da “Politico” indicano che nel 2025 società del gruppo Nuti Ivo avrebbero importato dal Paraguay circa 2.710 tonnellate di cuoio, tra cui pelli bovine e di bufalo, per un valore di circa 3,8 milioni di dollari.
Dopo la presentazione dei dati, un portavoce di Lvmh ha affermato che Nuti Ivo si è approvvigionata di “quantità molto ridotte” in Sud America nell’ambito di contratti precedenti all’acquisizione e che sono in corso discussioni per cessare gradualmente tali forniture residue. La questione si inserisce nel dibattito sul Regolamento Ue sulla deforestazione, approvato nel 2023 e atteso in vigore alla fine dell’anno dopo vari rinvii, che vieta la vendita nell’Ue di prodotti collegati a terreni disboscati dopo dicembre 2020. Le lobby del settore conciario sostengono che la pelle, essendo un sottoprodotto dell’industria della carne, non dovrebbe rientrare nelle norme. Le Ong ambientaliste respingono questa tesi: “Escludere arbitrariamente la pelle dal Regolamento Ue sui prodotti del bestiame porterebbe a una significativa incoerenza politica: la carne di una mucca allevata su terreni deforestati sarebbe vietata, mentre la pelle dello stesso animale potrebbe essere venduta liberamente nel mercato unico”, si legge in una lettera inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen da organizzazioni tra cui Earthsight, Global Witness, ClientEarth e Human Rights Watch.
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