I paesi Ue con il mix energetico più pulito risparmiano il 58% in più sulle bollette rispetto a quelli dipendenti dal gas

I paesi dell’Unione europea con il mix energetico più pulito risparmieranno quest’anno il 58% in più sulle bollette rispetto a quelli ancora fortemente dipendenti dall’import di combustibili fossili. A evidenziarlo è un’analisi realizzata dal Centre for research on energy and clean air (Crea) sulla base dei dati raccolti negli Stati comunitari all’indomani dei bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran (28 febbraio) e al conseguente blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran (con poi il controblocco delle acque circostanti deciso da Donald Trump). Stando a quanto risulta ai ricercatori del Crea, sulla base dell’andamento della domanda energetica e della produzione di energia elettrica registrato nel 2025, l’Ue potrebbe risparmiare 5,8 miliardi di euro nel 2026, semplicemente grazie all’impiego di energia pulita che sostituirà il costoso gas nel corso dell’anno. Questa cifra, inoltre, sarebbe notevolmente più elevata se i prezzi del gas non fossero determinanti per la fissazione dei prezzi in molti paesi, a causa del meccanismo di determinazione dei prezzi marginali dell’Ue.
Si legge nell’analisi che nel cosrso 2025, ogni aumento di 1 euro/MWh dei prezzi del gas ha comportato un aumento di 0,37 euro/MWh dei prezzi dell’elettricità, con una riduzione dell’8% rispetto al 2022. Ciò è direttamente collegato al disaccoppiamento dal gas e agli investimenti nell’energia pulita, la cui quota nella produzione di elettricità nell’Ue è cresciuta del 14% nel 2025 rispetto al 2022.
Ogni singolo Stato membro dell’Ue ha visto ridursi la propria sensibilità alle fluttuazioni del prezzo del gas nel 2025 rispetto al 2019, mentre allo stesso tempo si è registrato, in media, un aumento del 28% della quota di energia pulita nella produzione di energia elettrica.
Andando ancora più nel dettaglio, i ricercatori del Crea sottolineano che i consumatori dei cinque paesi dell’Ue con la quota più elevata di energia pulita nel proprio mix energetico, ovvero Danimarca, Finlandia, Francia, Svezia e Slovacchia, risparmieranno quest’anno fino a 8,5 miliardi di euro sulle bollette, rispetto a quelli dei paesi con il mix energetico più inquinante: Italia, Polonia, Grecia, Estonia, Paesi Bassi. Il loro risparmio sarà superiore del 58% rispetto a quello dei cinque paesi ancora dipendenti dai combustibili fossili. Questa stima si basa sul presupposto che i consumi rimangano invariati quest’anno, come nel 2025, e tiene conto dei prezzi più elevati e della sensibilità a tali prezzi registrata quest’anno.
Per farsi un’idea ancora più precisa della convenienza di affidarsi alle rinnovabili piuttosto che continuare con l’import di gas e petrolio, basta sottolineare quel che avviene in Svezia, che secondo i dati relativi al 2025 è il Paese meno sensibile agli shock dei prezzi del gas nel proprio mercato elettrico. In media, per ogni aumento di 1 euro nel prezzo del gas, la Svezia registra un aumento di soli 0,04 euro/MWh nei prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Sebbene sia uno dei nove paesi che attualmente presentano riserve di gas significativamente inferiori alla media Ue, la sua scarsa dipendenza da questa fonte per la produzione di energia — con il 99% dell’elettricità fornita da fonti pulite — isola ulteriormente il mercato dell’elettricità dagli shock dei prezzi. Paesi come la Spagna e il Portogallo — con prezzi dell’elettricità, normative e infrastrutture armonizzati nell’ambito del Mercato Iberico dell’Elettricità (Mibel) — hanno registrato una crescita del 21% dell’energia pulita nel 2025 rispetto al 2022. Ciò è stato in gran parte guidato da una crescita del 74% del solare, che nel 2025 ha contribuito per quasi un quinto alla produzione totale di energia, eguagliando il gas. Nello stesso periodo, la sensibilità dei due paesi agli shock dei prezzi del gas è diminuita del 53%. Nel 2025, per ogni aumento di 1 euro nel prezzo del gas, la zona di produzione congiunta di Spagna e Portogallo ha registrato un aumento di 0,089 euro nel prezzo per MWh, il terzo più basso dell’Unione.
In netto contrasto, i Paesi Bassi, nonostante abbiano registrato un aumento del 31% nella produzione di energia pulita, rimangono più sensibili ai prezzi del gas rispetto al 2022. Una delle ragioni principali di questa anomalia nei Paesi Bassi è che, sebbene la quota di energia solare ed eolica nella produzione elettrica sia superiore alla media Ue, il gas continua a essere utilizzato come principale fonte di energia elettrica nel Paese. La loro sensibilità è anche legata all’elevata integrazione nel mercato europeo del gas — spesso in qualità di price taker — e quindi alla vulnerabilità agli shock trasmessi da paesi vicini come la Germania. Inoltre, il gas ha tradizionalmente svolto un ruolo preponderante nella produzione centralizzata di elettricità nei Paesi Bassi (22% del totale), mentre le fonti di energia pulita, in particolare il solare, hanno un ruolo più importante nella generazione decentralizzata di elettricità. Ciò significa che, mentre il solare viene utilizzato intensamente durante le ore diurne, altre fonti devono essere potenziate la sera, richiedendo una flessibilità fornita dal gas.
Un’altra serie di problemi vengono rilevati per i paesi come il nostro che finora non si sono liberati dalla dipendenza dai combustibili fossili. La Polonia, ad esempio, rappresenta un’altra anomalia rispetto alla tendenza generale dell’Ue, registrando una crescita significativa dell’energia pulita (+48% su base annua dal 2022), ma vedendo anche la propria sensibilità ai prezzi del gas rimanere relativamente più alta rispetto al 2022. Una delle ragioni principali di ciò è la rinnovata spinta della Polonia verso l’elettricità alimentata a gas per sostituire e ridurre il carbone, che rimane essenziale per oltre la metà della produzione totale di elettricità nel paese.
Nell’Europa centrale, i prezzi dell’energia elettrica in Ungheria mostrano una maggiore sensibilità ai prezzi del gas rispetto al 2022, con un aumento del 22% su base annua. Sebbene la produzione di energia pulita sia cresciuta (+13%) in Ungheria, l’espansione del solare (raddoppiata rispetto al 2022, uno dei cambiamenti più significativi nell’Ue) ha messo in luce una carenza di capacità di connessione alla rete che ha costretto il Paese a fare affidamento sull’energia da gas per mantenere la stabilità.
Il problema, di cui l’Italia è tutt’altro che immune, è che poiché i mercati europei utilizzano una metodologia di determinazione dei prezzi marginale, l’energia da gas spesso definisce il prezzo di riferimento per tutta l'elettricità, a maggior ragione se si considera che le rinnovabili hanno carichi di base bassi e costi marginali quasi pari a zero.
In sintesi, concludono i ricercatori del Crea, la capacità dell’energia pulita di ridurre la sensibilità è massima quando detiene la quota maggiore nella produzione di elettricità e costituisce una parte importante del carico di base, sostituendo così il gas come determinante del prezzo sul mercato.
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