Italia è prima in Europa per partecipazione di Gen Z e Millennials ai concerti di musica classica
Roma, 11 mar. (askanews) – Nell’ultimo anno, la Gen Z e i Millennials in Italia hanno registrato i tassi di partecipazione ai concerti di musica classica più alti d’Europa. Al contempo, i Boomer italiani hanno mostrato uno dei livelli di coinvolgimento più forti a livello globale. È quanto emerge dal rapporto Classical Pulse 2026: Prospettive sulle abitudini di ascolto della musica classica, il primo studio globale realizzato da Candlelight®, la serie di concerti curata da Fever, che analizza le abitudini di oltre 8.000 persone in dieci Paesi. Condotto in modo indipendente*, lo studio esplora le motivazioni che spingono il pubblico ad avvicinarsi alla musica classica, le barriere che incontrano e come queste esperienze possano evolversi per soddisfare meglio le loro aspettative.
Dalla ricerca emerge che più della metà degli italiani (57%) ha assistito a un concerto di musica classica almeno una volta nella vita. Tra questi ultimi, spiccano le nuove generazioni: il 96% degli italiani under 45 ha partecipato a un concerto nell’ultimo anno, un dato che pone l’Italia al primo posto in Europa per affluenza giovanile. Un entusiasmo simile si riscontra solo in America Latina, con il 95% in Messico e il 96% in Brasile.
Sebbene questo l’interesse dei più giovani sia risultato molto evidente tra i dati raccolti, l’Italia si distingue nel panorama globale anche per l’alto coinvolgimento delle fasce più mature. La fascia d’età 45-54 anni riporta un tasso di partecipazione dell’89% (il secondo più alto al mondo, a pari merito con la Francia e subito dopo il Messico). Anche i Boomer italiani si posizionano ai vertici globali con il 77%, secondi solo alla Francia (79%) e al pari del Brasile. Oltre alla partecipazione agli eventi, gli italiani portano avanti un legame personale diretto con il genere: il 45% dichiara di essere legato alla musica classica (come studente, insegnante, musicista dilettante o professionista, o tramite relazioni strette). Tra chi esprime interesse, il 28% ascolta musica classica regolarmente, mentre il 49% lo fa occasionalmente.
Barriere d’accesso e percezione: cosa frena il pubblico italiano In Italia, il disinteresse rimane il principale ostacolo: il 29% di chi non ha mai partecipato a un concerto dichiara semplicemente di non essere attratto dal genere. Tuttavia, pesano molto anche le sfide legate all’accessibilità e alla percezione. Il 23% lamenta la mancanza di un’offerta musicale nelle vicinanze, mentre il 21% cita il costo elevato dei biglietti.
Anche la consapevolezza gioca un ruolo cruciale: il 23% ritiene di non possedere conoscenze sufficienti per apprezzare un concerto. Parallelamente, il 16% considera gli eventi di musica classica troppo formali, il 15% li definisce noiosi o troppo lunghi e il 13% dichiara di non avere nessuno con cui andare. Nel complesso, questi dati rivelano che per una parte degli italiani la musica classica fatica ancora a liberarsi da un’aura di esclusività e complessità, venendo spesso percepita come distante, costosa o difficile da fruire.
Nonostante il coinvolgimento degli italiani sia moderato, l’indagine evidenzia ampi margini per avvicinare il genere a nuovi target. Sebbene le sale da concerto tradizionali restino fondamentali per il consumo della musica classica, cresce l’interesse per format innovativi. In particolare, il 30% degli italiani apprezza location insolite (come monumenti storici, musei o hotel), il tasso più alto registrato a livello globale, a conferma di un forte desiderio di vivere la musica classica in contesti unici. Anche gli effetti visivi (24%) e le contaminazioni tra generi (21%) sono molto apprezzati, suggerendo che una presentazione più curata e l’inserimento di elementi crossover possano aiutare ad ampliare l’audience. Al contrario, le componenti interattive riscuotono meno successo (12%), indicando che il pubblico preferisce un’esperienza di ascolto e visione piuttosto che una partecipazione attiva. Oggi la musica classica è spinta da fan giovani e “digital-first”, rafforzata da legami personali e sociali, ma ancora frenata da barriere d’accesso e mancanza di interesse e rinnovata sempre più grazie a format immersivi e location insolite. Il futuro del genere non riguarderà solo l’ascolto, ma l’esperienza stessa: connettersi con più persone, in modi sempre nuovi e coinvolgenti.
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