La Russia alla Biennale di Venezia suscita le ire UE. Virkkunen: “Pronti a tagliare i fondi”
Bruxelles – “Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, la Biennale di Venezia esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte”. È il messaggio della discordia, quello con cui non si respinge la richiesta della Russia di partecipare alla 61esima esposizione internazionale d’arte in programma a Venezia dal 9 maggio e che attira sull’Italia le ire di tutta l’Unione europea e dell’Ucraina.
La Russia alla Biennale di Venezia diventa un caso. Un totale di 22 Paesi scrivono per censurare l’accaduto e chiedere di escludere categoricamente Mosca dalla manifestazione. Si contano i ministri della Cultura e degli Esteri di 20 Paesi UE (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia) più quelli di Norvegia e Ucraina, uniti nel dire ‘no’ alla Russia alla Biennale di Venezia.
La lettera dei ministri si aggiunge a quella inviata nei giorni scorsi dal Parlamento europeo, dove 26 europarlamentari rappresentativi dei gruppi popolare (PPE), socialista (S&D), liberale (RE), verdi, conservatori (ECR), sinistra radicale (laSinistra) e Non iscritti chiedono al presidente e al consiglio di amministrazione della Fondazione di “riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all’edizione del 2026 della mostra”. In quanto europarlamentari “condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di apparire su una delle piattaforme culturali più prestigiose del mondo mentre continua la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina”, il messaggio inviato a Venezia.
Dalla Commissione europea giunge quindi l’avvertimento della vicepresidente esecutiva alla Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, e del commissario Ue per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport Glenn Micallef. “Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale”, precisano in una dichiarazione.
Di fronte al fuoco incrociato anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, si dissocia dalla decisione presa dalla Biennale di Venezia e prova a produrre una retromarcia agli organizzatori dell’esposizione. “L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente”, premette il ministro. “Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento”. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale, per ora tiene il punto: “Chiusura e censura sono fuori dall’ingresso”.
Il ‘caso Biennale’ diventa motivo di censura anche per il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha accusato la Russia di utilizzare la partecipazione a grandi eventi sportivi e culturali per rafforzare la propria influenza e dimostrare di non essere isolata. Considerazioni che sono una presa di distanze dalle scelte della Biennale.
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