Oltre all’aggredito e all’aggressore, una terza parte entra nel conflitto: gli incolpevoli equipaggi delle navi mercantili

Mar 11, 2026 - 21:30
 0
Oltre all’aggredito e all’aggressore, una terza parte entra nel conflitto: gli incolpevoli equipaggi delle navi mercantili

Se ne parla poco e distrattamente, però la sofferenza e il rischio che corrono quotidianamente i marittimi imbarcati sulle unità mercantili, che sono rimaste intrappolate nelle Stretto di Hormuz sono, purtroppo, tante e reali; proviamo allora ad analizzare fatti e circostanze riportate dalle agenzie internazionali, che giungono fino a noi. Il 27 febbraio scorso - un giorno prima dell’attacco compito da Israele e dagli Usa contro la Repubblica Islamica dell’Iran - dal corridoio marittimo che separa le coste iraniane dalla Penisola arabica passavano, in media, oltre 100 imbarcazioni al giorno.

I dati raccolti ieri (10 marzo), riportano che sono riuscite a transitare nello Stretto solamente due unità; una prima stima fatta, riporta che siano più di mille le navi bloccate nella zona di Hormuz, mentre altre 3.000 risultano essere quelle ferme nel Golfo Persico e che, ovviamente, per uscire dovrebbero attraversare lo Stretto.

Gli occhi di tutto il mondo restano puntati sullo Stretto di Hormuz, da dove fino a poco tempo fa, ricordiamolo, passava secondo una stima per difetto, non meno del 20% della produzione globale di petrolio estratto oltre che di Gnl (gas naturale liquefatto).  Dalla cronaca di questi giorni, sappiamo che la guerra - non dichiarata ma combattuta - di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente risposta militare (offensiva e difensiva) posta in essere da Teheran hanno destabilizzato gli equilibri di tutta la regione mediorientale, che si sono spinti fino ad arrivare alla chiusura dello Stretto, innescando, in tal modo, la spirale micidiale di rialzi del prezzo del greggio con conseguenze di ampia portata ricadute in tutti i mercati finanziari del pianeta.

Allo stato attuale una moltitudine di navi continua ad essere bloccata in quella strategica area di convergenza di flussi di traffico marittimo.

Possiamo ben comprendere, quindi, che la tensione che aleggia intorno allo Stretto viene ben rappresentata da un nuovo caso diplomatico apertosi ieri; infatti, il ministro dell'Energia degli Usa, Chris Wright, ha annunciato con una certa enfasi il successo di un'operazione compiuta dalla US Navy, in quanto era riuscita a scortare una petroliera attraverso il corridoio d'acqua interdetto dai Pasdaran.

Naturalmente, i mercati finanziari del globo hanno subito reagito positivamente tanto da far scendere il prezzo del petrolio intorno agli 80 dollari al barile; purtroppo subito dopo questo fragoroso annuncio, lo stesso Wright ha eliminato il post coll'annuncio che aveva caricato sul suo profilo X.

Subito dopo, il Pentagono ha smentito la veridicità di quanto detto dal ministro dell’Energia, e la stessa smentita è arrivata anche l'Iran, che ha rimarcato con fermezza: «Qualsiasi passaggio della flotta statunitense e dei suoi alleati sarà bloccato da missili iraniani e droni kamikaze».

A seguito di queste dichiarazioni conseguitesi nell’arco temporale di pochi minuti, il traffico mondiale marittimo (shipping) è entrato completamente in tilt; l’Imo (International Maritime Organization parla di mille imbarcazioni ferme al 10 marzo e di 3mila navi commerciali bloccate nel Golfo Persico) e, oltre alle navi, ci sono gli equipaggi, uomini e donne incolpevoli di tutto, che si trovano a bordo – il loro naturale luogo di lavoro - solo per esercitare la loro professione. È sacrosanto che l’Imo faccia sentire la sua voce in difesa sei Seafarers (marittimi).

E arriviamo alla notizia di qualche ora fa: un proiettile sconosciuto ha colpito un’unità mercantile nello Stretto di Hormuz, provocando un serio incendio, costringendo l'equipaggio ad abbandonare la nave: notizia rilanciata dall’Ukmt  “agenzia per la sicurezza marittima britannica”.

E non è certamente il primo incidente del genere; ricordiamo che qualche giorno fa anche un'altra nave portacontainer, nei pressi dello Stretto di Hormuz, è stata colpita da un ordigno bellico – rimasto sconosciuto - a 46 km (25 miglia nautiche) dalla costa degli Emirati Arabi Uniti. Anche in questo caso, per fortuna, il comandante della nave colpita ha dichiarato che l’unità era stata danneggiata ma tutti i membri dell'equipaggio erano risultati indenni.

La guerra, purtroppo, non accenna a finire e la tensione continua a salire inesorabilmente day by day; assistiamo continuamente ad azioni efferate, compiute con lucido calcolo da entrambe le parti in una spirale di parossismo bellico, che risulta tanto incomprensibile quanto feroce; il ritorno alle trattative diplomatiche, interrotto sconsideratamente alla vigilia del quarto incontro, già stabilito tenersi a Vienna dopo i tre precedenti incontri di Ginevra, a nostro avviso, deve essere riconsiderato.

Questa guerra rischia di ridurre intere metropoli come Beirut e Teheran in cumuli di macerie di cui nessuno sente il bisogno, soprattutto dopo quello che è stato fatto nella striscia di Gaza.  In un mondo senza regole certe e senza arbitro legittimamente riconosciuto tale, l’unico appello possibile che possiamo fare è quello di rivolgerci alle autorità spirituali, cristiane e islamiche, affinché implorino il perdono del Creatore per gli irresponsabili efferati devastanti crimini compiuti contro l’Umanità.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia