Ripescaggio Italia ai Mondiali, il precedente crea solo confusione

Aprile 27, 2026 - 19:30
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Ripescaggio Italia ai Mondiali, il precedente crea solo confusione

La Fifa non scioglie le riserve e così continua a tenere banco la questione del ripescaggio di una squadra che prenderebbe il posto dell’Iran nella rassegna iridata che andrà in scena in Nordamerica dall’11 giugno al 19 luglio. Se si guarda alla storia, non ci sono precedenti esattamente uguali ai Mondiali. L’esempio più richiamato in questi giorni è quello della Danimarca agli Europei 1992, quando fu ripescata al posto della Jugoslavia, arrivando poi a vincere il torneo. Nonostante fosse già presente il ranking Uefa, la decisione cadde sui danesi in quanto prima squadra tra quelle non qualificate: un precedente che crea solo confusione perché inattuabile per un Mondiale.

La proposta di sostituire l’Iran con l’Italia era stata avanzata da Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente americano Donald Trump, e aveva trovato una sponda nelle stanze della FIFA. Secondo le dichiarazioni rilasciate lo scorso 10 marzo da Rene Meulensteen, vice commissario tecnico dell’Iraq, la Federazione mondiale starebbe valutando da tempo questa ipotesi: “Ci sono anche voci secondo cui, se la FIFA dovesse prendere la decisione finale, potrebbe spingere la squadra con il ranking FIFA più alto a sostituire l’Iran, ovvero l’Italia”. Il regolamento FIFA, all’articolo 6.7, lascia comunque aperto qualsiasi scenario, stabilendo che “la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e prenderà qualsiasi provvedimento ritenuto necessario”.

Tra le ipotesi concrete sul tavolo figura un mini-torneo intercontinentale che coinvolgerebbe Italia e Danimarca tra le europee — rispettivamente tredicesima e ventesima nel ranking FIFA — oltre a rappresentanti asiatiche come Emirati Arabi Uniti e Oman. Non manca però chi raffredda gli entusiasmi: il telecronista della Rai Alberto Rimedio ha sottolineato come la prima alternativa all’Iran potrebbe non essere europea, bensì un’altra selezione asiatica, con gli Emirati Arabi Uniti in prima fila in quanto prima delle asiatiche non qualificate dopo aver perso lo spareggio con l’Iraq. Anche la Bolivia ha fatto sentire la propria voce, con la federazione di La Paz pronta a una contestazione ufficiale in sede FIFA qualora venisse esclusa da un eventuale torneo di ripescaggio.

Dall’Iran, nel frattempo, continuano ad arrivare segnali di una ferma volontà di partecipare alla rassegna iridata. Il commissario tecnico del “Team Melli” Amir Ghalenoei si è espresso senza mezzi termini: “Non ci sono motivi per non partecipare al Mondiale. Se Dio vuole lo faremo”. La nazionale iraniana ha pianificato un’amichevole di preparazione contro la Macedonia del Nord in Turchia, dove la squadra è partita il 20 maggio per l’ultimo stage prima del trasferimento negli Stati Uniti. Tra le avversarie di preparazione potrebbe figurare sorprendentemente anche la Spagna, attuale campione d’Europa. L’Iran affronterà poi la Nuova Zelanda e il Belgio a Los Angeles rispettivamente il 16 e il 21 giugno, chiudendo il girone con l’Egitto a Seattle il 26 giugno.

Sul fronte diplomatico, il nodo principale non riguarderebbe gli atleti in sé, come ha precisato il segretario di Stato americano Rubio: “Il problema non sarebbero gli atleti. Sarebbero alcune delle altre persone che l’Iran vorrebbe portare, alcune delle quali hanno legami con le Guardie Rivoluzionarie. Quello che non possono fare è portare un gruppo di terroristi delle Guardie Rivoluzionarie nel nostro Paese e fingere che siano giornalisti e preparatori atletici”. Il ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali ha ribadito che “se la sicurezza dei giocatori della nazionale negli Stati Uniti sarà garantita, partiremo per il Mondiale”, precisando che la decisione finale spetterà alle autorità governative insieme al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.

La vicenda ha suscitato in Italia più imbarazzo che entusiasmo. Secondo un sondaggio Izi condotto su 1.024 persone, circa il 70% degli italiani è contrario a un eventuale ripescaggio al posto dell’Iran: il 40% ritiene che l’Italia non meriti la qualificazione e che sarebbe poco dignitoso partecipare in questo modo, mentre un ulteriore 30% vede l’eventuale esclusione dell’Iran come una scelta politica da non sostenere. Dati confermati anche dal sondaggio della Gazzetta dello Sport su oltre 27mila votanti, dove l’opzione contraria al ripescaggio ha stravinto con il 78,3% dei voti. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato lapidario: “La trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei”, mentre il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha dichiarato di sentirsi “offeso” all’idea, sottolineando che “la partecipazione a un Mondiale va meritata”. Una voce parzialmente fuori dal coro è quella dell’ex presidente della FIGC Giancarlo Abete, che pur esprimendo “grandi perplessità” sul piano normativo, ha lasciato uno spiraglio aperto: “Da tifosi non si può che sperare”.

La diplomazia iraniana, dal canto suo, non ha mancato di far sentire la propria voce con toni pungenti. L’ambasciata iraniana in Ghana ha pubblicato su X un post ironico rivolto agli italiani: “Cara Italia, quell’uomo, allergico alle civiltà, è diventato geloso e ti ha offerto qualcosa riguardo a uno sport che né gli piace né capisce. Sappiamo che ami troppo il calcio per prendere anche solo in considerazione un’offerta del genere”. Un messaggio che chiude con una provocazione bonaria: “Lasciamolo alla sua confusione e torniamo ai litigi che solo le vere civiltà capiscono”. La FIFA dovrà sciogliere la riserva entro i primi di maggio.

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