Tabacco, Philip Morris accetta regolamentazioni UE, ma chiede “buon senso”

Aprile 27, 2026 - 19:00
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Tabacco, Philip Morris accetta regolamentazioni UE, ma chiede “buon senso”

Delphi, dall’inviata – Nel confronto sempre più intenso sul futuro delle politiche europee sul tabacco, la voce dell’industria prova a inserirsi con toni che puntano alla legittimazione del dialogo. A parlare è Christos Harpantidis, vicepresidente di Philip Morris International per gli affari europei all’undicesima edizione del Delphi Economic Forum, che parte da una posizione chiara: “Siamo favorevoli alla regolamentazione, sia sul fronte fiscale che su quello generale”, afferma Harpantidis, ribadendo un doppio sì alle due revisioni di direttive chiave in discussione. “Quindi, sì a TED, sì a TPD, ma con buon senso”.

È proprio questa espressione, “buon senso”, a tornare più volte nell’intervista. Per Harpantidis, infatti, il problema non è regolare, ma come lo si fa. “Qualcuno deve analizzare il problema, capire qual è il vero problema, e non mettere tutto nello stesso calderone“.

Il punto centrale, insiste, è la differenziazione. “Comprendere il problema, capire quali soluzioni esistono e prendere le misure appropriate”. Secondo il manager, diversi Paesi europei stanno già andando in questa direzione, trattando le alternative “in modo corretto” e distinguendo “le categorie in base all’impatto che hanno sulla salute”. Un approccio che manca ancora in alcune proposte europee, soprattutto nelle fasi iniziali della revisione della direttiva sulle accise, giudicate “non normali“, prive di “buon senso” e senza “prove scientifiche a supporto”.

Le critiche si fanno più nette quando si entra nel merito delle valutazioni della Commissione. “Purtroppo non è un buon rapporto“, afferma senza mezzi termini, riferendosi alla revisione della direttiva sui prodotti del tabacco. “Manca completamente l’impatto economico” e “mancano importanti prove scientifiche“. Non solo: “Stanno anche ignorando la scienza di terze parti che non si adatta alla narrativa che vogliono promuovere”. Una situazione che “rischia di compromettere la qualità delle politiche pubbliche”.

Tra le omissioni più gravi, secondo Harpantidis, c’è il commercio illecito. “In politiche così serie, il commercio illecito, in quanto grave problema in Europa, dovrebbe essere preso in considerazione“, insiste, sottolineando come il fenomeno abbia implicazioni dirette anche sui minori. “Il rapporto tralascia elementi significativi della realtà odierna e dovrebbe essere rivalutato”, aggiunge. “Questo è un problema reale che colpisce quasi tutti i Paesi europei, con effetti che vanno dalle entrate fiscali alla sicurezza dei consumatori”, precisa.

Sul piano politico, il percorso della direttiva accise resta incerto, tra resistenze nazionali e interessi divergenti. Ma Harpantidis mantiene una certa fiducia nel meccanismo europeo. “Questa è l’UE: dove c’è la volontà, c’è anche un modo” e “quando le parti vogliono concludere una battaglia, trovano il modo di farlo”. Le differenze tra Paesi, dalla Svezia al Lussemburgo, “sono comprensibili”, osserva, ma “è compito della presidenza e della Commissione trovare il modo di superare questo ostacolo”.

Il discorso si sposta poi su un terreno più ampio, quello della competitività europea. Qui il giudizio è più severo. “Abbiamo esagerato”, afferma, parlando di regolamentazione. “Siamo troppo lenti e stiamo ovviamente perdendo competitività”, in una situazione in cui “i numeri sono chiari” e “nessuno può contestarli“. L’accumulo normativo è diventato un problema concreto, con “quindici direttive” che incidono direttamente sul settore, a cui si aggiungono le legislazioni nazionali.

Per Harpantidis, serve una riflessione interna alle istituzioni europee. “L’Europa non dovrebbe solo chiedere cambiamenti strutturali agli Stati membri”, ma anche “valutare quali cambiamenti strutturali siano necessari per la Commissione stessa“. E soprattutto, “avere un piano da spiegare ai cittadini” su come diventare competitiva “nella nuova era”, dettaglia.

Resta poi il nodo più delicato, quello del rapporto tra istituzioni e industria del tabacco. Il termine “criminalizzazione” viene evocato, ma con cautela. “È un’espressione forte, non vorrei adottarla, ma ne capisco il significato”, ammette. “Giro il mondo e incontro primi ministri e ministri… ma non riesco a parlare con un dirigente della Commissione europea“, racconta. Una situazione che definisce “un retaggio del passato” e che “non funziona”.

Il messaggio è chiaro: “Si deve avviare una discussione seria, davvero seria“. Per Harpantidis, la sfida europea non è solo normativa, ma anche culturale e politica. E passa, inevitabilmente, da un confronto più aperto tra istituzioni e industria, in un contesto che resta tra i più complessi e regolati al mondo.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia