Ucciso per delle cuffiette, Rezza in appello prova a chiedere ‘perdono’

Mar 12, 2026 - 01:30
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Ucciso per delle cuffiette, Rezza in appello prova a chiedere ‘perdono’

Ha provato a chiedere “scusa e perdono”, all’inizio del processo d’appello a MILANO, Daniele
Rezza, il 21enne che l’11 ottobre 2024 a Rozzano, nel Milanese, ha accoltellato e ucciso Manuel Mastrapasqua, 31 anni, per portargli via un paio di cuffie wireless da 14 euro.

Condannato a 27 anni di reclusione nel luglio 2025, l’imputato ha preso la
parola per poche dichiarazioni e per dire che prova “dispiacere verso la famiglia: non volevo togliergli la vita, posso dire tante volte scusa, ma ho capito in questo anno e mezzo che non
posso dare indietro un figlio, un fratello”.

Dopo queste parole ci sono stati momenti di tensione quando i familiari della vittima, tra cui la madre e il fratello minore, hanno gridato “stai zitto” all’indirizzo di Rezza. Intanto, la difesa dell’imputato prova a giocare la carta della incapacità di intendere e volere con una richiesta di perizia psichiatrica alla Corte d’Assise d’appello.

Per la difesa, il ventunenne ha una “disregolazione delle funzioni emotive che dà reazioni
sproporzionate, non sa valutare in modo cosciente le situazioni che ha davanti, non riesce a controllare i suoi impulsi per una patologia psichiatrica”.

La sostituta pg Olimpia Bossi ha chiesto di respingere l’istanza, perché la “incapacità di gestire la rabbia è caratteristica di un carattere aggressivo e immaturo, ma da qui a dire che sia una patologia a me pare escluso, sia clinicamente che dai documenti depositati dalla stessa difesa”. La Corte oggi
dovrà decidere sull’istanza difensiva.

Nel condannarlo a 27 anni la Corte di primo grado aveva applicato la continuazione tra l’omicidio e la rapina, escludendo la sola aggravante del nesso teleologico tra i due reati (restano quelle dei futili motivi e della minorata difesa) e riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti
all’aggravante.

“La difesa – ha evidenziato la pg Bossi – pone l’accento non sulla capacità di intendere ma su
quella di volere, parlando di una pregressa patologia caratterizzata da impulsività da cui deriverebbe la difficoltà a gestire gli impulsi, che ha portato l’imputato ad una reazione
spropositata”.

Tuttavia negli atti, secondo la Procura generale, non c’è alcun elemento da cui rilevare un disturbo mentale. La difesa ha depositato “un certificato ad uso scolastico di quando
Rezza aveva 14 anni e da cui nulla emerge”.

Per l’avvocata Roberta Minotti, legale di parte civile della famiglia Mastrapasqua, dalle carte risulta che “il funzionamento cognitivo di Rezza è nella norma, tanto che dice pure ‘ho preso
27 anni per una coltellata’”.

La sentenza di primo grado, ha aggiunto la legale, “è ben motivata e per questo la difesa prova
l’unica carta della imputabilità”. Difesa che, invece, ha fatto presente che il giovane in carcere prende “farmaci per la schizofrenia”.

Quella notte Mastrapasqua stava tornando a casa dopo un turno di lavoro in un supermercato di via Farini, a MILANO, quando, sceso dal tram a Rozzano, venne aggredito da Rezza e ucciso con
una coltellata vicino al cuore. “Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere”, mise a verbale Rezza durante dopo l’arresto, il 13
ottobre 2024.

Dopo l’aggressione, il padre dell’imputato – che gettò anche quelle cuffie che gli diede il figlio – lo accompagnò alla stazione di Pieve Emanuele. Da là Rezza prese un treno per Pavia e poi un autobus per Alessandria, dove venne arrestato.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia