Il contrasto alle minacce ibride russe secondo l’intelligence estone

Aprile 25, 2026 - 14:30
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Il contrasto alle minacce ibride russe secondo l’intelligence estone

C’è un principio che ha governato per decenni il lavoro dei servizi di intelligence: il need to know. Condividere solo con chi ha bisogno di sapere, e solo ciò che è strettamente necessario. In una parola: compartimentazione. È una logica di protezione, nata in ambienti in cui la fuga di informazioni costava vite. Oggi, secondo l’intelligence estone, non basta più.

«Il bisogno di condividere è diventato ancora più importante» del bisogno di sapere. È la formula con cui Harrys Puusepp, alto funzionario del servizio di sicurezza interno dell’Estonia (Kapo), risponde a una domanda di Linkeista sulla cooperazione intelligence con gli Stati Uniti e gli alleati, durante un incontro con la stampa per la presentazione dell’ultima relazione annuale dell’agenzia. La cooperazione transatlantica, aggiunge, è oggi «più concreta e operativa rispetto al passato». E regge anche in un contesto politico che ne mette alla prova le fondamenta.

È in questo quadro che vanno letti i dati dell’anno record estone. Nel 2025, il Kapo ha identificato e neutralizzato 16 collaboratori dei servizi russi (l’intelligence interna Fsb e quella militare Gru). Un numero che non segnala necessariamente un peggioramento della minaccia, ma piuttosto l’efficacia crescente della risposta. Nessuno dei 16 ha causato danni significativi. Tutti sono stati intercettati in una fase iniziale della loro attività.

Il profilo dei soggetti coinvolti dice molto sulla strategia di Mosca. Non asset sofisticati, non funzionari infiltrati: persone raggiungibili online, su Telegram o sulle piattaforme di gaming, spesso in condizioni di vulnerabilità economica o sociale. In un caso, un individuo ha accettato un incarico per saldare un debito di droga. La somma era irrisoria. Il Kapo ha compreso che il modo più efficace per spezzare questo ciclo è la deterrenza pubblica. «Mostrare questi risultati», osserva Puusepp, «è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo» per impedire che le operazioni si moltiplichino. Ogni indagine resa pubblica, ogni condanna, ogni anno di carcere inflitto per poche centinaia di euro riduce l’attrattiva del reclutamento.

Questa attività, nella strategia russa attuale, avviene quasi esclusivamente fuori dal territorio estone. «Il consiglio che possiamo dare è semplice», prosegue il funzionario: «Non andate in Russia». Il passaggio alla frontiera è già il momento in cui inizia la profilazione da parte dell’intelligence russa. I funzionari di Mosca sanno chi arriva, costruiscono un profilo, ne valutano l’utilizzabilità. «Attraversare il confine può già creare problemi», avverte Puusepp, «che emergono solo in un secondo momento».

Quanto all’Europa, la Russia non pianifica per singoli Paesi: «Guarda all’Europa come a un unico spazio operativo». Gli stessi individui compaiono in operazioni distribuite su più Stati. Nel caso dell’attacco a un ristorante ucraino a Tallinn, i soggetti erano stati fatti arrivare dalla Moldavia attraverso percorsi costruiti per occultarne i movimenti. La lista degli obiettivi includeva anche altri Paesi. Rendere l’Estonia un ambiente difficile sposta il problema, non lo elimina, e richiede una risposta altrettanto coordinata. Anche per questo Tallinn è stata tra le prime capitali europee a sostenere la necessità di limitare gli spostamenti dei diplomatici russi nello spazio Schengen.

Il passaggio più delicato del briefing ha riguardato la Chiesa cristiana ortodossa estone, subordinata al Patriarcato di Mosca. Puusepp separa con nettezza la dimensione religiosa da quella securitaria: «Non è una questione di fede o di comunità». Il problema, precisa, «emerge quando un’istituzione deve seguire ordini da Mosca». L’anno scorso, sei ecclesiastici hanno ricevuto il divieto d’ingresso nell’area Schengen o hanno avuto il permesso di soggiorno revocato; un settimo ha lasciato l’Estonia lo scorso febbraio dopo aver rifiutato di rispondere a domande sui servizi russi e sull’aggressione all’Ucraina. La questione della proporzionalità delle misure è ora all’esame della Corte Suprema.

Infine, c’è il dossier aperto sui combattenti russi. Decine di migliaia di reduci dall’Ucraina – molti con precedenti penali, tutti con esperienza di combattimento – rappresentano un potenziale bacino di reclutamento per operazioni future in Europa. L’Estonia ha avviato la procedura per inserirli nelle liste di restrizione Schengen e cerca il sostegno dei partner. È il tipo di misura che funziona solo se condivisa: un divieto unilaterale sposta il problema, uno europeo lo contiene.

La stabilità del quadro securitario estone – minaccia invariata, lavoro aumentato – è il prodotto di questa architettura. «La situazione complessiva», conclude Puusepp, «è rimasta sostanzialmente la stessa. Ma richiede oggi molto di più per essere mantenuta tale». Nello spazio tra queste due affermazioni si misura il costo di tenere l’Europa al sicuro nell’era delle minacce ibride. E quanto dipenda, oggi, dalla capacità di condividere prima ancora di sapere.

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Redazione Redazione Eventi e News