Non è da Juve il gioco visto con il Milan: con chi ce l'ha Spalletti
Lo 0-0 di San Siro muove la classifica dei bianconeri, ma lascia perplessi: ora tutti sotto esame fino al termine del campionato
"E' in questa fase che si vedrà chi è da Juventus e chi no". Lo ha detto Luciano Spalletti dopo lo 0-0 in casa del Milan, un risultato che a quattro giornate dal termine del campionato posiziona i bianconeri al quarto posto della classifica con un vantaggio di 3 punti sulla coppia formata da Roma e Como. Da qui alla fine del torneo, il calendario della Juve prevede queste quattro partite: Verona (casa), Lecce (trasferta), Fiorentina (casa) e Torino (trasferta). Quattro match tutti da vincere, come ha detto chiaramente Manuel Locatelli, per garantirsi la qualificazione alla prossima Champions League senza guardare i risultati della concorrenza e senza correre rischi. Ricordiamo che negli scontri diretti con le squadre che la seguono in classifica, la Juve è in vantaggio con la Roma e in svantaggio con il Como.
Chi è da Juve e chi no, quindi. Spalletti lo ha detto chiaramente, mentre la società ha già anticipato i tempi, con i rinnovi pesanti di chi già viene considerato "da Juve": Kenan Yildiz, Weston McKennie, Manuel Locatelli e lo stesso Spalletti. E vedremo cosa accadrà a Dusan Vlahovic. Per dirla in un altro modo, e per citare una frase pronunciata da Spalletti al momento del suo rinnovo, la Juventus dovrà andare "oltre la fine", riscrivendo anche uno dei suoi slogan. L'obiettivo della Champions è troppo importante, quasi decisivo per la capacità del club di rinforzarsi e di competere nella prossima stagione. E questo al netto del fatto che l'ad Damien Comolli abbia garantito un mercato "ambizioso" con o senza Champions.
SOTTO ESAME
Tutti sotto osservazione quindi, vietato sbagliare, dai big della squadra fino agli ultimi nelle rotazioni. Tutti saranno valutati in questo rush finale in cui tutto l'ambiente sarà sotto pressione. Ad ascoltare le parole pronunciate da Spalletti dopo il match del Meazza, fra i giocatori sotto esame ci sarà sicuramente Jonathan David, che ieri il tecnico bianconero ha sia elogiato che bacchettato. "David, se non c'è grande contatto fisico, dal punto di vista tecnico gioca pulito. La sua partita la fa sempre, ma non va via in velocità e non salta l'uomo nello stretto. Bisogna però dargli anche più collaborazione", ha detto Spalletti. Non è la prima volta che Spalletti usa il bastone e la carota con l'attaccante canadese, provando a motivarlo, a pungolarlo, ma anche, al contempo, giudicandolo. David, ma non solo: sotto esame saranno in tanti, ma qualcuno più di altri. E oltre a David ci mettiamo anche Zhegrova, Kelly, Di Gregorio e Koopmeiners. Il destino di Openda invece sembra già segnato, a prescindere dal finale di stagione.
IL GIOCO E' DA JUVE?
Chi è da Juve e chi no. Sotto esame ci saranno soprattutto i giocatori, ma anche il gioco. Perché il gioco che la Juventus ha fatto vedere nel soporifero pareggio con i rossoneri non è da Juve. Non da Juve di Spalletti perlomeno. Al netto del fatto che anche un punto ieri poteva essere considerato pesante, che la Juventus giocava in trasferta, e che per avere una partita aperta bisogna essere in due, è però vero che i bianconeri hanno avuto un atteggiamento eccessivamente guardingo e rinunciatario. Rispetto ad altre occasioni, la Juve ha avuto un approccio meno arrembante e propositivo: a Spalletti una Juve così non piace, lo sappiamo, e non piace neanche ai suoi tifosi.
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