Spari 25 aprile, Moni Ovadia: “Frutto della propaganda sionista e di un clima squadrista in certi settori della comunità”

Aprile 30, 2026 - 01:00
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Spari 25 aprile, Moni Ovadia: “Frutto della propaganda sionista e di un clima squadrista in certi settori della comunità”

Moni Ovadia sul 25 aprile: “Clima squadrista in alcuni settori della comunità ebraica, frutto della propaganda sionista”

“Il risultato è della propaganda sionista e del clima squadrista che si respira in alcuni settori della comunità ebraica di Roma, con orientamenti chiaramente fascistoidi”. Così Moni Ovadia commenta ad Affaritaliani l’episodio avvenuto durante le celebrazioni del 25 aprile a Roma, dove un giovane che si dichiara appartenente alla comunità ebraica ha sparato con una pistola a piombini contro due partecipanti a una manifestazione dell’Anpi.

“Ci sono soggetti minacciosi, sia a parole che nei fatti – prosegue Ovadia – io stesso ho ricevuto minacce e non posso attraversare da solo il Ghetto di Roma. A forza di alimentare certi discorsi, poi può succedere che qualche ragazzo con la testa calda arrivi a gesti simili, convincendosi magari di agire in nome della cosiddetta Brigata ebraica, che fu invece un fenomeno storico limitato della Seconda guerra mondiale, usato oggi nella propaganda pro-Israele”.

Alla domanda sul rischio che episodi del genere alimentino tensioni e generalizzazioni tra comunità e memorie storiche, Ovadia risponde in modo netto: “Il mainstream delle comunità ebraiche è diventato in larga parte un ufficio di propaganda del sionismo. Le comunità ebraiche sono pluralità di posizioni, ma chi dissente viene spesso demonizzato. Esiste una rete internazionale di ebrei antisionisti, negli Stati Uniti, in Europa e persino in Israele, di cui faccio parte”.

“Ci sono anche ebrei critici verso il governo Netanyahu ma ancora legati all’idea di salvare il sionismo. Io credo invece che nel sionismo non ci sia nulla da salvare: è una forma di colonialismo di matrice europea che legittima ogni azione dello Stato di Israele. Io giudico Israele per ciò che fa, non in quanto ebrei. Se si opprime un popolo o si commettono crimini, bisogna dirlo senza paura”.

Ovadia distingue inoltre tra antisemitismo e antisionismo: “Sono due cose completamente diverse. L’antisemitismo è l’odio per gli ebrei in quanto tali, l’antisionismo è la critica politica, anche dura, alle scelte dello Stato di Israele. Per i sionisti invece chiunque critichi Israele diventa automaticamente antisemita”.

Infine, sulla risposta che dovrebbero dare istituzioni e società civile per isolare la violenza, Ovadia sottolinea: “Bisogna prendere le distanze da ogni forma di violenza, indipendentemente da chi la compie. Un violento, un fanatico o un estremista può appartenere a qualsiasi gruppo etnico o politico: la condanna deve essere sempre totale”.

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Redazione Redazione Eventi e News