Bankitalia: “Interventi mirati per rispondere allo shock energetico, trovare coperture”
Nei prossimi mesi, la politica di bilancio italiana “sarà chiamata ad adempiere agli impegni internazionali sottoscritti in materia di difesa e a far fronte alla necessità di attenuare l’impatto della crisi energetica su famiglie e imprese. La risposta allo shock energetico andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute, preservando i segnali di prezzo, essenziali per orientare le scelte di consumo e favorire l’uso più efficiente dell’energia e la transizione verso fonti energetiche meno esposte a rischi geopolitici. Come prefigurato dal Dfp, tali interventi potrebbero trovare copertura nella rimodulazione di altre voci di bilancio”. E’ quanto spiegato dai rappresentanti della Banca d’Italia nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica.
“Sarà cruciale monitorare in modo accurato l’andamento delle spese, tenendo conto che una crescita dei prezzi più accentuata di quella prevista renderebbe ancora più difficoltoso rispettare il percorso di consolidamento programmato”. Per quanto fondamentale, “la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività”, hanno aggiunto i rappresentanti della Banca d’Italia.
“Contrazioni dell’offerta e ulteriori rincari del petrolio e del gas, indisponibilità di materie prime e input intermedi, interruzioni nelle filiere produttive” a causa del conflitto in Medio oriente “potrebbero spingere l’inflazione su livelli ben più elevati e pesare in misura marcata sui redditi e sui consumi delle famiglie e sui piani di investimento delle imprese, provocando un indebolimento dell’attività produttiva ben più pronunciato”, hanno spiegato. “Le previsioni centrali del Dfp, così come quelle diffuse dalle principali istituzioni nazionali e internazionali, indicano un impatto del conflitto mediorientale sul quadro macroeconomico italiano ancora complessivamente contenuto sulla crescita nel 2026, più evidente sull’inflazione. L’imprevedibilità dell’evoluzione della crisi rende però particolarmente incerta ogni previsione puntuale”.
“I limitati margini a disposizione derivano, prima ancora che dalle regole della governance europea, dall’esigenza di porre il debito in rapporto al prodotto su un sentiero discendente. Secondo il quadro tendenziale del Dfp, ciò avverrebbe dal 2027. Sarebbe un segnale positivo di grande importanza, anche per la fiducia dei risparmiatori e per la valutazione che si dà del nostro paese sui mercati finanziari”, hanno sottolineato i rappresentanti della Banca.
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