Eolico, l’Italia può correre ma servono reti, regole e visione industriale

L’energia eolica rappresenta una leva strategica per la sicurezza energetica e la competitività dell’Italia, ma il suo sviluppo resta frenato da iter autorizzativi lunghi, infrastrutture insufficienti e un quadro normativo non sempre allineato. Dalle posizioni di Raul Gil e Roberto Pasqua emerge una priorità chiara: rafforzare la filiera industriale e le reti per trasformare il potenziale in capacità reale
L’eolico italiano sembra pronto per entrare in una fase nuova, più matura e al tempo stesso più esigente. Non si tratta più soltanto di installare nuova capacità, ma di costruire un ecosistema capace di sostenere la crescita nel lungo periodo.
In questo scenario, il vento si conferma una delle risorse in grado di garantire contemporaneamente decarbonizzazione, stabilità dei prezzi e autonomia energetica. Ma il salto di scala richiede condizioni abilitanti che oggi non sono ancora pienamente soddisfatte.
Eolico in Italia: servono reti, regole e visione industriale
Il primo nodo riguarda le infrastrutture di rete, spesso sottovalutate nel dibattito pubblico ma decisive per la riuscita della transizione. Raul Gil, Evp Transmission di Prysmian, intervenendo al WindEurope di Madrid, ha messo in evidenza una contraddizione di fondo.
“Qualcuno pensa che la transizione energetica e l’elettrificazione possano avvenire senza reti: ed è un errore fondamentale“. La sua critica si concentra sull’esclusione del comparto dei cavi e delle reti dall’European Industrial Accelerator Act, una scelta che rischia di indebolire proprio l’infrastruttura su cui si regge l’intero sviluppo delle rinnovabili.
Il tema non è solo tecnico, ma soprattutto industriale. L’industria europea dei cavi, sottolinea Gil, è leader globale da decenni e ha investito miliardi non solo nella produzione ma anche in ricerca, logistica e servizi avanzati.
Tuttavia, operare in un contesto caratterizzato da standard ambientali e sociali elevati comporta costi che non tutti i competitor internazionali sostengono. “Competere con aziende che non hanno gli stessi vincoli non è giusto“, osserva, proponendo l’introduzione di criteri preferenziali negli appalti pubblici per valorizzare chi investe e produce in Europa.
Una richiesta che si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di costruire una filiera industriale delle rinnovabili realmente competitiva. Accanto alla questione industriale emerge quella, ben nota anche in Italia, dei tempi autorizzativi.
“In Europa non sappiamo quando potremo iniziare a investire“, afferma Gil, evidenziando come servano anche due anni per ottenere i permessi. Una tempistica incompatibile con la velocità richiesta dalla transizione energetica e con la competizione globale, dove in altri mercati bastano pochi mesi per avviare nuovi progetti.
Questo ritardo incide direttamente sulla capacità dell’Italia di attrarre investimenti e di tradurre il proprio potenziale eolico in produzione effettiva. Nonostante queste criticità, l’interesse degli operatori internazionali resta elevato.
Edp Renewables, parte del gruppo Edp, considera l’Italia un mercato chiave nella propria strategia europea. Con oltre 1,1 GW installati tra eolico e solare e più di 1,6 miliardi di euro investiti, il gruppo si posiziona come uno dei principali investitori stranieri nel settore.
Secondo Roberto Pasqua, executive director South & East Europe Development e Country Lead di Edp in Italia, il mercato ha ormai raggiunto una nuova fase di maturità.
“Se in passato il valore risiedeva soprattutto nell’ottenimento di connessioni e autorizzazioni, oggi l’attenzione si concentra sullo sviluppo, finanziamento e realizzazione dei progetti già approvati“, spiega.
La domanda di energia rinnovabile resta solida, sostenuta da esigenze sempre più pressanti di sicurezza energetica e competitività industriale. Il problema dei costi energetici europei, strutturalmente più elevati rispetto ad altre aree del mondo, rende ancora più urgente accelerare sulle rinnovabili.
In questo contesto, l’eolico assume un ruolo strategico come strumento di stabilizzazione dei prezzi nel medio-lungo periodo.
“Le energie rinnovabili sono l’unica soluzione realistica per garantirla nel breve periodo“, sottolinea Pasqua, indicando nei Power purchase agreement (Ppa) e nei contratti per differenza strumenti fondamentali per ridurre la volatilità e favorire nuovi investimenti.
Un ulteriore elemento chiave è il rapporto con i territori. Lo sviluppo dell’eolico non può prescindere da un dialogo costante con le comunità locali e da una pianificazione coerente a livello regionale. La costruzione del consenso diventa quindi parte integrante del processo industriale, contribuendo a ridurre i tempi e a migliorare la qualità dei progetti.
Le esperienze europee dimostrano che puntare sulle rinnovabili può generare non solo benefici ambientali ma anche opportunità economiche e industriali. Tuttavia, senza adeguate interconnessioni e investimenti nelle reti, anche i sistemi più avanzati rischiano di incontrare limiti strutturali.
È una lezione che l’Italia deve tenere presente per evitare colli di bottiglia e sfruttare appieno il proprio potenziale. In definitiva, il futuro dell’eolico italiano dipende dalla capacità di affrontare simultaneamente tre sfide: semplificare le procedure autorizzative, rafforzare le infrastrutture di rete e sostenere una filiera industriale europea competitiva.
Le condizioni di partenza sono favorevoli, ma senza un intervento coordinato il rischio è che il potenziale resti inespresso. La transizione energetica non è più una questione di ambizione, ma di esecuzione.
Crediti immagine: Depositphotos
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