Diabete, studio italiano: ecco come le alterazioni degli zuccheri nel sangue influenzano le emozioni
Una ricerca italiana pubblicata su Neurobiology of Disease ha messo in luce un legame diretto tra l’aumento della densità delle reti perineuronali e i disturbi comportamentali legati alla salienza. comprese le emozioni. Le reti hanno la funzione di stabilizzare le connessioni tra i neuroni e contribuire al corretto equilibrio dei circuiti cerebrali
Quando si parla di diabete, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla glicemia e sulle sue ripercussioni su organi e vasi sanguigni. Tuttavia, questa malattia non riguarda soltanto il metabolismo: le alterazioni croniche dei livelli di zucchero nel sangue possono estendersi anche al sistema nervoso centrale, influenzando il funzionamento del cervello.
Il cervello è strettamente legato all’equilibrio metabolico dell’organismo e, nel tempo, può risentire delle modifiche dell’ambiente biochimico che lo circonda. Le conseguenze non si limitano a eventuali difficoltà di memoria o concentrazione: possono essere coinvolti anche i meccanismi che regolano l’elaborazione emotiva e l’attribuzione di significato agli stimoli, favorendo la comparsa di disturbi dell’umore, sintomi depressivi e alterazioni cognitive.
Lo studio italiano sulle reti perineuronali
A mettere in luce questi aspetti è una ricerca condotta dall’IRCCS Neuromed in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, pubblicata sulla rivista Neurobiology of Disease. Lo studio ha analizzato, in modelli animali, gli effetti del diabete su specifiche strutture cerebrali chiamate “reti perineuronali”.
Queste reti avvolgono i neuroni come un’impalcatura di sostegno e fanno parte della matrice extracellulare, l’ambiente che circonda le cellule nervose. La loro funzione è stabilizzare le connessioni tra i neuroni e contribuire al corretto equilibrio dei circuiti cerebrali.
Alterazioni nella corteccia insulare e nella rete della salienza
I ricercatori hanno osservato che, in presenza di diabete, le reti perineuronali diventano più dense nella corteccia insulare, una regione appartenente alla cosiddetta “rete della salienza”. Questo circuito cerebrale ci consente di stabilire quanto uno stimolo sia rilevante e quale valore emotivo – positivo o negativo – attribuirgli. In pratica, ci aiuta a decidere cosa merita attenzione, cosa suscita interesse e cosa, invece, rappresenta una minaccia.
In altre aree del cervello, al contrario, il diabete è risultato associato a una riduzione di queste strutture. Ciò indica che la malattia non agisce in modo uniforme sul sistema nervoso, ma rimodella selettivamente differenti circuiti.
Il legame tra architettura cerebrale, comportamento ed emozioni
«La nostra ricerca – spiega la dottoressa Giada Mascio, prima autrice dello studio e principal investigator del progetto di Ricerca Finalizzata Giovani Ricercatori del Ministero della Salute – mostra che il diabete non altera soltanto il metabolismo, ma modifica in modo selettivo l’architettura della matrice extracellulare in regioni del sistema nervoso centrale coinvolte nell’elaborazione emotiva, rendendola più densa e quasi rigida. La vera svolta è aver dimostrato un legame diretto tra l’aumento della densità di queste reti e i disturbi comportamentali legati alla salienza».
Nei modelli animali analizzati, infatti, il diabete era associato a una minore attrazione verso nuovi stimoli sociali e a una maggiore sensibilità agli stimoli negativi, come il dolore. Intervenendo in modo mirato sulla corteccia insulare e utilizzando un enzima capace di “smontare” selettivamente le reti perineuronali, i ricercatori sono riusciti a correggere tali alterazioni comportamentali.
Anche il professor Ferdinando Nicoletti, del Dipartimento di Farmacologia e Tossicologia della Sapienza e responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed, sottolinea come questi risultati suggeriscano uno spostamento dell’attribuzione di salienza verso valori più negativi nel diabete, un elemento che potrebbe contribuire a spiegare la frequente associazione tra la malattia, disturbi dell’umore e difficoltà cognitive.
Nuove prospettive terapeutiche
Lo studio apre ora scenari importanti sul piano clinico. Non tutti i trattamenti per il diabete, infatti, potrebbero avere gli stessi effetti sul cervello, anche quando garantiscono un analogo controllo della glicemia. Comprendere in che modo le diverse terapie influenzino le reti perineuronali potrebbe rappresentare un passo decisivo per affrontare in maniera più completa le complicanze neurologiche della malattia.
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