Cinturrino interrogato, il legale del poliziotto: “Ha ammesso tutte le sue responsabilità. E’ pentito”
Oggi l’interrogatorio di convalida del fermo, nel carcere di San Vittore, per Carmelo Cinturrino, il poliziotto fermato per l’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri a Rogoredo. Le indagini ipotizzano l’omicidio volontario e sembrano smentire la versione dell’agente, che avrebbe ammesso di aver collocato la replica della Beretta 92 accanto al corpo.
Le parole dell’avvocato: “Non ha mai preso un centesimo”
“Una cosa ci tiene a dire: non ha mai preso un centesimo da nessuno, questo me l’ha garantito. Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Dice di essere pentito nei confronti di tutta l’Italia perché dice ‘Io sono quello che dovevo far osservare la legge e ho sbagliato’. Questa mi sembra una cosa di una persona molto pentita. È triste per la sua famiglia, per i suoi colleghi e per l’Amministrazione che ha servito per tanti anni”. Così il legale di Carmelo Cinturrino, Piero Porciani, al suo arrivo al carcere di San Vittore per l’interrogatorio di convalida del fermo. “Il collega che ha preso la valigetta in commissariato non poteva non sapeva cosa c’era dentro” ha sottolineato Porciani che ha poi aggiunto che il suo assistito “ha ammesso le sue responsabilità: è tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva. E che ha sparato perché ha avuto paura”. Poi al termine dell’interrogatorio Porciani ha ribadito: “Ha ammesso tutte le proprie responsabilità, si è pentito di ciò che ha fatto e richiede scusa a tutti, soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”.
I colleghi: “Chiedeva droga e soldi per evitare arresti”
Carmelo Cinturrino utilizzava il “martello” su tossicodipendenti e pusher quando “non gli dicevano dove erano i soldi e dove era la sostanza”. E’ quanto emerge dai verbali degli agenti di polizia di stato del Commissariato Mecenate interrogati sui comportamenti del poliziotto in carcere a San Vittore per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. “Mi hanno riferito che ‘se danno tutto’ non li arrestano – ha detto uno di loro il 19 febbraio, indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso – Io sono rimasto stupito, mi hanno detto che con ‘Luca’, soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava”. I racconti delle divise parlano di un clima “aggressivo” verso i “colleghi, i “tossici” e gli “spacciatori”. “C’era sempre qualcosa di non lineare, qualcosa non andava”. Il 41enne assistente capo parlava con i consumatori di droga “da solo, cercava la sostanza, andava da solo” e se non la trovava partivano “urla, schiaffi” anche “qualche colpo con un pezzo di legno”. “Io lo avrò visto cinque o sei volte colpire qualcuno. Lo faceva per farsi dire dove era la sostanza”. Il pubblico ministero Giovanni Tarzia e il dirigente della squadra mobile, Francesco Giustolisi, domandano a un agente se ha mai visto Cinturrino “chiedere soldi e droga?”. “Sì”, la risposta. “Era conosciuto dai tossici quindi?”. “Sì da tutti. Lo chiamavano Luca Corvetto”. Quando i tossicodipendenti del sud-est di Milano vedevano arrivare le Volanti “andavano come ‘in protezione’ pensando che anche noi agissimo come lui”. Un poliziotto ha raccontato un episodio di alcuni “mesi fa” che ha coinvolto un pusher in un’area boschiva. “Quando lo abbiamo fermato lui ci ha detto ‘io vi do tutto e poi non ci siamo visti'”. “Gli ho chiesto se stesse scherzando e lui ha confermato: ‘io vi do tutto come facevo con Luca’”. “Ci ha detto che Luca si mette d’accordo”, ha concluso, non ricordando con precisione se lo spacciatore abbia anche aggiunto una frase: “Come faceva con Zack”. Cioè il soprannome del 28enne marocchino ucciso con un colpo di pistola il 26 gennaio a Rogoredo.
Colleghi Cinturrino: “Da lui accanimento contro un pusher disabile”
Carmelo Cinturrino avrebbe inoltre preso a “schiaffi” e “martellate” anche uno “spacciatore sulla sedia a rotelle”. Lo hanno dichiarato due colleghi dell’agente in carcere per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. Agli inquirenti i due poliziotti del Commissariato Mecenate hanno fatto il nome del presunto pusher che stava in “carrozzina” e “ogni tanto su un materasso” a Rogoredo. “Con lui era diventato un accanimento – ha messo a verbale un poliziotto – Diverse volte Cinturrino lo ha indagato, ma spesso si sfogava con lui. Gli alzava le mani, è capitato anche che ha usato il martello”, ha detto sostenendo però di non ricordare “l’occasione specifica”. “Gli chiedeva soldi e droga” e “dato che mentiva se la prendeva con lui, martellate, schiaffi”. “Sì era uno spacciatore sulla sedia a rotelle”, ha risposto un altro agente alla domanda se nel bosco della droga di Rogoredo ci fosse mai “stato qualcuno con disabilità”. “Cinturrino gli urlava contro, lo minacciava di fargli del male”.
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