Tutte abbiamo bisogno di un ombretto: la sua storia attraversa secoli e culture
Chi ha inventato l’ombretto? Quando si è diffuso? Ma soprattutto, quando è diventato un must-have necessario nel nostro beauty case? La storia dell’ombretto è incredibile. Un cosmetico che ha attraversato i secoli tra credenze, usi contro le infezioni, cinema e geniali intuizioni di cosmetica. Arrivando fino a noi, in diverse formule. D’altronde, che lo si creda o meno, creare un’ombra sugli occhi è uno dei rituali più antichi della storia umana.
Per proteggere, per sedurre, per raccontare qualcosa di noi. Ogni epoca ha scelto il suo modo di farlo, ma il principio è rimasto lo stesso: rendere il nostro sguardo – tramite il trucco occhi – in grado di comunicare.
Addentriamoci quindi nell’affascinante storia dell’ombretto: dall’antico Egitto alle formule contemporanee di oggi (ombretto liquido, in stick o in crema).
Le origini dell’ombretto: nell’Antico Egitto come protezione divina
La storia dell’ombretto affonda le radici nell’Antico Egitto. Siamo nel 4000 a.C., dove uomini e donne applicavano sulle palpebre e intorno alla zona degli occhi il kohl, una miscela scura a base di galena e altri minerali. Il motivo? Non solo per ragioni estetiche ma anche spirituali e mediche. Questa sostanza era una protezione contro il sole, contro le infezioni e, per i più superstiziosi, anche contro il malocchio.

Getty Images
Figure come Cleopatra hanno reso l’ombretto parte dell’immaginario collettivo. Palpebre colorate con pigmenti verdi, blu e nere ricavati da malachite e lapislazzuli. Ma ovviamente siamo ancora all’inizio, lontani dalle formule moderne di oggi.
L’ombretto conquista il mondo: dalla Mesopotamia all’Antica Grecia e Roma, fino al Rinascimento in Europa
Già durante il periodo sumero, in Mesopotamia le donne di alto rango iniziarono a polverizzare le pietre preziose – come i lapislazzuli, appunto – per decorare labbra e occhi. Non si trattava ancora di un ombretto sfumato nel senso in cui lo intendiamo oggi, ma di una polvere brillante applicata per mostrare ricchezza e status.
Nell’Antica Grecia, invece, il trucco occhi era visto con sospetto e veniva associato a figure non rispettabili. Questo perché durante l’Età Classica la bellezza era associata al concetto di kalokagathìa – buono di animo e di conseguenza bello esteticamente, ma in modo naturale – e il trucco era visto come un inganno. Tuttavia, lontano dagli sguardi giudicanti della vita pubblica, le donne usavano segretamente lo stimmis (antimonio) per scurire gli occhi.

Getty Images
Nell’Antica Roma fu il contrario. Il trucco divenne un’esibizione pubblica di potere: le matrone romane più ricche avevano serve, chiamate cosmetae, che si dedicavano esclusivamente al loro trucco. Qui, il verde ottenuto dalla malachite era il colore più amato, ma erano utilizzati anche lo zafferano per ottenere le sfumature dorante e i lapislazzuli per i toni del blu.
GUARDA LE FOTO
Gli ombretti primavera 2026 hanno qualità insospettabili: eccoli liquidi, in crema e glitter
Con il Rinascimento, però, si avvicina il declino dell’ombretto. Questo perché l’idea di bellezza del periodo si spostò verso una pelle pallida, diafana, e uno sguardo poco enfatizzato. Il trucco occhi era quasi del tutto assente o comunque discreto.
La rivoluzione del XX secolo
È proprio con l’arrivo del 1900 che inizia a diffondersi il termine “ombretto” e nel mondo anglosassone “eye shadow”. Fino al primo Novecento si parlava genericamente di belletto o fard per gli occhi, ma intorno agli Anni 20 e 30 la parola entrò nel linguaggio comune anche grazie alla nascita dell’industria cosmetica.

Getty Images
In questo periodo, dove inizia ad affermarsi il cinema muto, l’ombretto tornò protagonista per enfatizzare lo sguardo e il volto delle attrici. Gli occhi erano spesso sfumati per l’esigenza sempre più urgente di una profondità teatrale. Max Factor inventò ombretti specifici per il cinema, che non si sciogliessero sotto le luci del set. Si trattava di versioni in crema molto più sottili composte da minerali e cere vegetali, per renderle appunto resistenti al sudore e al calore. Erano confezionati in tubetti di metallo, e davano profondità allo sguardo nelle pellicole in bianco e nero.
Con il tempo si diffusero anche tra le donne della società: Elizabeth Arden inventò le prime palette, che si coordinavano agli abiti indossati, e negli Anni 60 esplosero i colori pastello.
La nuova sperimentazione dei Nineties e le formule odierne
Gli Anni 90 sono una tappa importante per la storia dell’ombretto. È proprio in questo periodo che si diffonde l’ombretto in crema, più facile da applicare con le dita, più immediato, diverso comunque dalle polveri. Le formule diventano morbide, luminose, anche leggermente glossy. Non esiste un solo modo di portarlo: sono tantissime le interpretazioni. Minimal o grunge, la texture e l’applicazione si adattano alla personalità di chi lo sfoggia.

Getty Images
Arrivando a oggi, le formule si moltiplicano e si ibridano: è facile imbattersi in un ombretto liquido a lunga tenuta, nell’ombretto stick pratico e modulabile così come in versioni in crema ad alta pigmentazione.
Cambia anche l’applicazione. Non è più confinato alla palpebra: alcuni colori si allungano verso le tempie, si usa come eyeliner e addirittura, a volte, anche sulle guance. Tra le ricerche sul web compare anche “ombretto per capelli”, un prodotto cosmetico nato per risolvere i difetti estetici presenti nella nostra chioma, con la stessa facilità con cui applichiamo l’ombretto sugli occhi.
Se all’inizio era protagonista nei rituali di bellezza, oggi l’ombretto è un linguaggio fluido. Non serve più a nascondere o proteggere: serve a raccontare chi siamo.
GUARDA LE FOTO
Haute Couture primavera estate 2026, tendenze beauty: ombretti colorati e pelle perlescente
The post Tutte abbiamo bisogno di un ombretto: la sua storia attraversa secoli e culture appeared first on Amica.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




