Referendum Giustizia, l’opposizione protesta: “In tv c’è solo il governo, è inaccettabile”
“Sono arcisicuro che vinceremo il referendum”: così ieri il ministro Carlo Nordio durante il forum organizzato dall’Ansa. Rispondendo alle domande del direttore Luigi Contu e del giornalista Lorenzo Attianese il ministro ha poi aggiunto sollecitato sull’appello di Mattarella qualche giorno fa al Csm: “Spero che questa polemica sia chiusa e sono in perfetta e rispettosissima sintonia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Abbiamo tutti esagerato nei toni. Devo dire che alcuni toni sono stati particolarmente antipatici, soprattutto quando arrivano da magistrati. Parliamo ora in avanti solo di contenuti”, ha detto poi.
Ha invece glissato quando gli sono state ricordate le parole della deputata leghista Simonetta Matone: “Se prima grazie all’involontario endorsement di Nicola Gratteri noi eravamo 10 a zero oggi grazie all’improvvida iniziativa, con dichiarazioni folli di Nordio (“Csm come sistema paramafioso”, ndr), siamo purtroppo dieci a dieci”. Il Guardasigilli ha solo ammesso in riferimento a tutto quanto detto fino ad ora: “Sicuramente, se dovessi rileggerle, è molto probabile che in un certo senso abbia esagerato. Il giusto pecca 7 volte al giorno, la persona perbene fa errori sette volte al giorno. Guai se pensassi che non sbaglio mai”.
Ma le polemiche in generale non si placano. In tema di comunicazione e voto, Pd, M5s e Avs hanno presentato un esposto all’Agcom sulla presenza eccessiva del Governo in tv. “I dati dell’Osservatorio di Pavia certificano nella settimana di indizione dei comizi elettorali un tempo complessivo della presenza del governo nell’informazione Rai che va dal 35 al 50%. Un dato abnorme e inaccettabile. A ciò si aggiunge una programmazione, in tutti i tipi di trasmissione, che, tra processi ai processi, valutazioni generalizzate di sentenze, analisi superficiali di fatti di cronaca, anche risalenti, contribuisce a creare quella narrazione contro la magistratura, capitanata dalla Presidente del Consiglio, che appare sempre più funzionale a sostituire i deboli argomenti dei sostenitori del Si”, hanno specificato in una nota, i parlamentari di Pd, M5s e Avs in commissione di Vigilanza Rai. E hanno aggiunto: “Tutta questa sovraesposizione del governo sul referendum è apertamente contraria alla disciplina della par condicio, sia per la Rai che nelle emittenti private”.
“Abbiamo quindi presentato un esposto ad Agcom e in Commissione di vigilanza RAI affinché: (1) si richiamino tutte le emittenti radiotelevisive, a partire dalla Rai, al rispetto di tali disposizioni; (2) si computi il tempo di notizia e quello di parola che governo e maggioranza dedicano al tema giustizia nel computo dello spazio riservato al SI; (3) si faccia rispettare nelle trasmissioni diverse da quelle dedicate alla comunicazione politica, il divieto di trattare temi che riguardino vicende o fatti legati alle tematiche del referendum e, dunque, dell’amministrazione della giustizia e della valutazione di sentenze e della magistratura”, concludono i parlamentari di Pd, M5s e Avs. Ma a tenere banco ieri anche la posizione contraria alla riforma espressa dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo dal sito GiustiziaInsieme. Nel metodo “un’iniziativa governativa chiusa a ogni confronto parlamentare” e nel merito, “soluzioni, largamente inadeguate” e “soluzioni forzate che prefigurano contraddizioni e criticità assai gravi”.
Enrico Costa, deputato di Forza Italia, ha così commentato: “Gli ultimi 3 capi della Procura Antimafia si sono candidati alle elezioni, 1 con il Pd, 2 con i 5Stelle. Pertanto non stupisce che l’attuale Procuratore, rilanciato dal Fatto Quotidiano, spari a zero sulla riforma, arrivando a paventare ‘pressioni politico mediatiche sistematicamente esercitate per condizionare le indagini più difficili e delicate’ proprio dall’ufficio che si è distinto come colabrodo per l’estrazione abusiva di documenti riservati a beneficio di giornalisti per costruire articoli contro esponenti del Governo. Inventare di sana pianta che la riforma condizionerà le indagini è uno sfregio al Parlamento e misura il rispetto che certa magistratura manifesta”.
È andato invece in soccorso del PNA, Walter Verini, senatore dem: “Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Melillo ha espresso le sue forti preoccupazioni sulla riforma Nordio. Che rischia di indebolire il ruolo della magistratura, pesando negativamente anche sul lavoro di indagine e contrasto alla criminalità. Lo ha fatto con un ragionamento serio e articolato, rinnovando preoccupazioni che aveva peraltro espresso anche nelle audizioni e che avrebbero dovuto essere ascoltate. Così non è stato e consiglierei a Enrico Costa di riflettere sulle cose dette da Melillo, prima di parlare di scenari inesistenti”.
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